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Elisabetta Trenta, il marchese del Grillo e la moglie di Cesare

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Elisabetta Trenta nella bufera. Giusto che sia così? Partiamo dai fatti: quando diventa ministro della Difesa del primo governo presieduto da Giuseppe Conte, la Trenta chiede all’apposita commissione l’assegnazione di un appartamento di servizio a Roma per esigenze di “riservatezza e sicurezza”. La commissione (ministeriale) può dire di no al nuovo ministro? E così assegna alla Trenta un appartamento di 180 metri quadrati dalle parti di San Giovanni. È vicino a palazzo Baracchini, sede del ministero della Difesa; ma, per inciso, anche in ottima zona residenziale.

Cade il governo Conte 1 e la Trenta perde la carica. Secondo le regole, entro tre mesi dal giuramento del nuovo ministro, il prossimo 5 dicembre, la Trenta dovrebbe restituire l’appartamento, che è sì di prima fascia, ma non “di rappresentanza”. Lei però non ci pensa neppure. Perché nel frattempo l’appartamento è stato assegnato al marito dell’ex ministro, maggiore dell’esercito. Sempre dall’apposita commissione.

Trenta: replica e imbarazzo

Una volta scoperta la vicenda, le opposizioni e la stampa, per non parlare dei social, com’era ovvio, si scatenano. La Trenta però non ci sta a farsi impallinare, e risponde per le rime: “La casa mi è necessaria perché adesso faccio una vita di relazioni e incontri”. Non solo: “La casa è stata legittimamente assegnata a mio marito nell’aprile del 2019 (quando la Trenta era ancora ministro) perché è attendente di un generale e gli compete”. Poi, la Trenta aggiunge e sottolinea che facendo assegnare la casa al marito ufficiale, ha fatto risparmiare allo Stato le eventuali spese di trasloco.

Di Maio, in evidente imbarazzo, invita la Trenta a farsi da parte; ma per ora sembra che l’ex ministro faccia orecchie da mercante. Oltretutto in un momento più che critico per i 5 Stelle, dopo la batosta delle elezioni regionali umbre e con la prospettiva che il Movimento non si presenti neppure alle prossime regionali dell’Emilia-Romagna, già definite come epocali e non solo per il futuro del governo. Intanto, come se non bastasse, viene annunciata l’apertura di un’indagine della Procura militare.

Due considerazioni

Primo: Elisabetta Trenta non era un maggiorente del Movimento 5 Stelle alla quale “toccava” un ministero; era un’esperta di lungo corso, consigliere politico del ministero degli Esteri per l’Iraq e per il Libano; in pratica, una “tecnica”. E sapendo che aveva un marito ufficiale, non potendo pretendere le dimissioni dello stesso, si poteva benissimo non nominarla a capo della Difesa.

Secondo: una volta nominata, essendo stata designata dal movimento più “anticasta” che sia mai esistito dopo i Giacobini, lei avrebbe potuto non richiedere l’alloggio di servizio, dato che oltretutto pare sia proprietaria di un immobile sempre a Roma.
E una volta avuta l’assegnazione dell’alloggio, mentre era ancora ministro, avrebbe potuto evitare di far chiedere il medesimo al marito, dato che – almeno secondo il Corriere – il grado dello stesso non è idoneo ad ottenere un alloggio di prima fascia.

La moglie di Cesare

Le motivazioni addotte dall’ex ministro aggravano e non migliorano la situazione; somigliano molto alla staffilata dell’indimenticabile Alberto Sordi nei panni del marchese del Grillo: “Io so io e voialtri non siete un c…”. Cosa può costare un trasloco, per lussuoso che sia? Cinquemila euro? E che danno ha fatto la Trenta al Movimento, oltreché all’immagine delle istituzioni? Ricordi, la Trenta, che la moglie di Cesare non deve essere neppure sfiorata dal sospetto. E se Cesare è donna, questo vale anche per il marito.

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