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Fine vita: la Regione Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito

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L'Aula al momento del voto

Fine vita: l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato ieri il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. Il provvedimento è stato proposto da Partito democratico, Alleanza verdi-sinistra, Civici e Movimento 5 Stelle, con prima firma di Paolo Trande (Avs). La legge, afferma una nota della Regione, si propone di regolamentare l’accesso alla procedura per i pazienti affetti da patologie irreversibili e sofferenze intollerabili.

L’approvazione  della legge sul fine vita è avvenuta al termine di un lungo confronto e con una netta spaccatura tra le forze politiche. Hanno espresso voto favorevole i gruppi della maggioranza di centrosinistra (Pd, Avs, Civici e M5S); i gruppi di centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Rete civica e Lega) hanno invece votato contro.

Requisiti e garanzie 

La normativa disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito basandosi sulle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale. L’accesso è riservato a persone con patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili. Il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e deve essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli. In più è richiesta un’adeguata informazione sulle alternative disponibili, tra cui le cure palliative.

La verifica dei requisiti e la gestione procedurale sono affidate al Servizio sanitario regionale. Tutta la procedura è completamente gratuita per il paziente.
A valutare le richieste sarà la Commissione di valutazione multidisciplinare (Covam), istituita su base territoriale per Area Vasta. La Covam comprende figure come il medico palliativista, l’anestesista rianimatore, il medico legale, lo psichiatra, lo specialista della patologia, il farmacologo, lo psicologo e l’infermiere. Se richiesto, può partecipare con ruolo consultivo anche il medico di fiducia del paziente. La commissione acquisisce inoltre il parere non vincolante del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec).

Approvazione ed emendamenti

La legge sul fine vita della Regione recepisce le modifiche emerse durante l’esame in commissione Sanità, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli. Durante le audizioni di giuristi, medici, sindacati e associazioni è emerso un sostanziale sostegno al progetto di legge, con l’unica eccezione del movimento “Pro vita e famiglia”.

In commissione sono stati accolti emendamenti proposti dall’opposizione. Tre emendamenti presentati da Valentina Castaldini (Forza Italia) stabiliscono che la Covam compia una prima visita nel luogo in cui si trova il paziente, che siano garantiti colloqui con le persone indicate dal malato e che le attività operative siano svolte solo da personale su base volontaria. Un emendamento di Elena Ugolini (Rete civica) ha introdotto l’obbligo di una valutazione annuale sull’applicazione della legge.

Fine vita: le posizioni politiche

La relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd) e il primo firmatario Paolo Trande (Avs) hanno definito la norma un atto di responsabilità istituzionale e di civiltà. Secondo la maggioranza, il provvedimento garantisce procedure certe e uniformi senza introiettare forme di eutanasia, dando attuazione ai principi costituzionali e tutelando la dignità della persona. Anche il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alla Sanità, Massimo Fabi, hanno richiamato la necessità di garantire l’autodeterminazione e l’uniformità sul territorio regionale.

Al contrario, il relatore di minoranza Nicola Marcello (FdI) e i rappresentanti del centrodestra – tra i piacentini è intervenuto il vicepresidente dell’Assemblea Giancarlo Tagliaferri (FdI) – hanno criticato la norma definendola una fuga in avanti. L’opposizione sostiene che la materia debba essere disciplinata da una legge nazionale condivisa proposta dal Parlamento, anziché da interventi regionali. I consiglieri di minoranza hanno infine ribadito l’importanza di privilegiare il potenziamento delle cure palliative e della terapia del dolore rispetto all’accesso al suicidio assistito.

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