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Europa: dalla Francia alla Svezia, il coronavirus degli altri

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Coronavirus in Europa: mal comune mezzo gaudio? Assolutamente no; se proprio abbiamo ancora voglia di fare un po’ di spirito su questa vera e propria tragedia nazionale, meglio stare sulle leggi di Murphy, mai tanto attuali come oggi: “Quando si cerca di isolare qualcosa, si scopre che aveva addentellati in tutto il Mondo”. E allora vediamo come va in alcuni dei principali Paesi dell’Unione europea.

Francia in ansia

La nazione più prossima a noi non sta per niente bene: ad oggi (9 marzo) 19 morti e 1.100 contagi. Pochi, ma sono quasi raddoppiati dal 6 marzo, quando erano 613, in soli tre giorni. I giornali sembrano molto preoccupati, se uno dei principali organi di stampa, Le Figaro, dedica tutti i primi titoli al coronavirus: “Il ministro dell’economia dettaglia le misure a sostegno delle imprese”; “Perché gli aerei volano senza passeggeri?”; “Gli ‘acquisti da panico’ conquistano la Francia; “Coronavirus, tutto quello che c’è da sapere sulla malattia; “Coronavirus, la gara di Champions Psg-Dormund si giocherà a porte chiuse”.

Stadio di allerta 2, scuole chiuse per 300mila studenti. Si danno ancora gli annunci sulla situazione italiana: “Il governo blinda Venezia e Milano assieme a 16milioni di italiani” come se si trattasse di un paese del Corno d’Africa. Ma ad oggi, dopo l’Italia, la Francia è il secondo Paese europeo per numero di positivi e le aree di contagio riguardano un po’ tutto il territorio nazionale, anche se altre statistiche parlano di “soli” 1.029 contagiati e in questo caso sarebbero superati dalla Germania.

Tedeschi e privacy

Anche il Paese di Goethe ed Angela Merkel ha superato i mille casi positivi (1.028 secondo l’istituto Robert Koch, 1.040 secondo un giornale francese) e si registra il primo decesso. Berlino ha solo 40 casi. Si prevede un forte aumento dell’infezione e il ministro della salute Jens Spahn ha ricordato che per bloccare il virus “sarebbe indicato annullare eventi e manifestazioni”. Per ora non risultano misure interdittive di alcun genere. Molti tamponi eseguiti anche se l’amministrazione non ne diffonde il numero “per privacy”.

Portogallo e Spagna

A Lisbona è in auto-isolamento precauzionale addirittura Marcelo Rebelo de Sousa; il 71enne presidente della repubblica portoghese l’ha deciso dopo aver incontrato la settimana scorsa alcuni alunni della scuola di Felgueiras, nella quale sono risultati casi positivi. Non si hanno notizie di tamponi e risultati degli stessi.

La Spagna sembrava ancora un isola felice: “solo” 600 casi positivi attestati, “solo” 17 decessi. Ma 7 solo nella giornata di domenica, cosa che, dal punto di vista statistico, segnala che i morti per il virus sono aumentati del 70% in un solo giorno. E già oggi c’è stata un’altra accelerazione: i casi positivi sono diventati 999 di cui 200 a Madrid. Il ministro della sanità spagnolo, Salvator Illa, per ora ha parlato di “sorveglianza attiva” per prevenire la diffusione del coronavirus, anche se è stata annunciata una riunione per valutare misure più drastiche. Intanto il governo spagnolo ha deciso di mantenere riservate le informazioni sul numero di tamponi praticati.

Regno Unito in attesa

Altra isola “felice”: 273 casi registrati domenica 8 marzo. Ma saliti di 70 rispetto ai 209 di sabato. Per loro fortuna i tamponi sono in numero molto elevato: 23.513 persone testate in tutto il Paese. Le autorità londinesi parlano di “fase di contenimento” del virus, ma non escludono di arrivare alla chiusura delle scuole e al divieto di manifestazioni e assembramenti se aumenteranno i casi. Già da qualche giorno, prima ancora del decreto che allargava la zona rossa o arancione alla Lombardia e a 14 province del Nord Italia, chiunque provenisse dal nostro Paese doveva scontare 14 giorni di quarantena.

Belgio e Olanda

Al 6 marzo i casi accertati in Belgio erano a quota 109. Ma nel Paese si testano solo i casi gravi: della serie, tuteliamo prima l’economia e poi la salute. Provenienti dal Nord Italia con febbre hanno chiesto di fare il tampone e medici ed ospedali li hanno rimbalzati. In Olanda i positivi sono 128 con un primo morto (86enne). I tamponi si fanno solo a chi “presenta febbre e sintomi respiratori insieme”.

Tamponi a domicilio

In Svezia 101 casi a sabato. Stante l’alto senso civico è forse l’unica nazione europea che possa ritenersi relativamente sicura. E comunque da fine febbraio il governo ha disposto che si possano fare i tamponi anche a casa, per evitare contagi in ospedale o affollamenti in pronto soccorso e ambulatori.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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