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Fabrizio Corona è davvero una vittima del sistema giudiziario?

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Fabrizio Corona durante un collegamento con Massimo Giletti a "non è l'Arena" su La7

Fabrizio Corona: le cronache sono piene delle immagini del suo arresto. E dei video girati con la dicitura “questo video contiene immagini che possono urtare la tua sensibilità” che, diciamolo, sono come mettere miele per le api.

La stampa ci ha intinto il pane da giorni. Le immagini falsamente “censurate” di Corona arrestato sono sotto gli occhi di tutti. E il dibattito, invece che rallentare, aumenta, perché ne ha parlato addirittura il direttore del Giornale Alessandro Sallusti in collegamento con Massimo Giletti a Non è l’arena di domenica scorsa.

Se apriamo le pagine web le troviamo piene di foto e commenti, di qualunque genere. Ci sono gli indignati per il clamore mediatico e gli eterni innocentisti per i quali “Furbizio” è solo una vittima del sistema. Chi gli augura di restare in carcere per sempre e chi dice che neppure gli omicidi più efferati hanno scontato così tanti anni di carcere.

Da giuristi vogliamo dare qualche minimo punto fermo, approfittando della ormai quarantennale esperienza di carceri e Tribunali di Sorveglianza.

Primo: i Tribunali di Sorveglianza, belli o brutti che si ritengano, sono formati da magistrati che si dedicano solo a questo. Verificare se il reo – perché loro giudicano solo persone con condanne definitive – si sta rieducando, che è lo scopo della pena detentiva sancito dalla nostra Costituzione. 

Secondo: i Tribunali danno al carcerato delle disposizioni, le più varie possibili, le più “su misura” per ognuno, perché di ognuno conoscono la storia. E le prescrizioni per Corona, per poter uscire dal carcere – badate bene – prima dello sconto definitivo della pena che altri giudici gli hanno irrogato, erano chiarissime e molto semplici da seguire: niente social e niente tv.

Dunque se Fabrizio Corona compare sui social assieme al figlio, all’ex moglie Nina Moric o alla nuova fiamma Asia Argento o in tv da Giletti, contravviene alle disposizioni del Tribunale. Che può – e a nostro parere deve – ritenere che il periodo trascorso in libertà dal Corona non sia idoneo a scontare la pena. Cioè, se sei condannato a tre anni e esci dopo uno, se ti comporti bene sconti la restante pena in libertà, se ti comporti male hai ancora i due anni da scontare. Semplice e lineare, no?

Terzo: prima di decidere, i giudici di Sorveglianza hanno chiesto il parere di uno psichiatra che lo visitasse per stabilire se aveva problemi mentali. Senz’altro Corona – è umano – avrà fatto il matto durante la visita, perché era certo preferibile essere matto fuori che sano dietro le sbarre. Ma lo psichiatra lo ha ritenuto senza problemi mentali.

Quarto: se ti trasferisci in Inghilterra per lavoro puoi lamentarti che tutti guidano a destra? Non lo sapevi anche prima? E puoi affrontare un’autostrada inglese viaggiando contromano? E magari bestemmiando orrendamente perché tutti ti vengono contro? Ecco, Corona è la stessa cosa: sa benissimo cosa bisogna fare e fa esattamente il contrario. Salvo poi lamentarsi quando a qualcuno la cosa non va bene.

Era anche presente all’udienza nella quale gli hanno revocato i domiciliari e il suo legale si sarà premurato di avvertirlo della decisione del Tribunale. Chiunque di noi, entro poche ore, si sarebbe presentato a San Vittore con la sua valigina in mano. Fabrizio Corona no. Ha atteso le forze dell’ordine e ha inscenato quello che è sotto gli occhi di tutti. Il suo ricovero in ospedale psichiatrico è un classico Tso, trattamento sanitario obbligatorio, che aspetta chiunque di noi, anche meno famoso e mediatico di lui, che si mette a fare il matto in mezzo alla strada. Il resto, secondo noi, è fuffa. 

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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