Opinioni

Fase 2, 3 o 4… ma senza scuola e materne aperte, il Pil resterà al palo

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La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina

Fase 2: ripartiamo. Riapriamo tutto. Si deve tornare a lavorare. Bisogna impedire il disastro dei conti dietro l’angolo. Niente ferie, niente vacanze. La Lombardia è la prima a fremere, nonostante i numeri del contagio di Covid-19 siano ben distanti dalla tranquillità. L’imperativo categorico è un misto di Dogui e di Massimo Boldi: “Laurà, laurà, fatturo, quindi pretendo”.

Il numero magico

Ma pensando alla fase 2 e poi forse alla 3 o alla 4 ci dimentichiamo sempre di un numerino magico: 4.175.347. Che cos’è? La somma dei 1.491.290 bimbi iscritti alla materna e dei 2.754.057 iscritti alla primaria, secondo l’Istat. Quattro milioni e passa di bambini sotto i 10 anni; alcuni dei quali (non sappiamo quanti) hanno la mamma o il papà che non lavora o convivono coi nonni. Ma moltissimi, immaginiamo la maggioranza, hanno entrambi i genitori che lavorano. O almeno vorrebbero lavorare. E allora?

Fase 2 e genitori

Partiamo da un dato di fatto: la vita dei genitori è spesso problematica. Un medico rianimatore, dopo aver lasciato i figli a scuola, il mattino presto, diceva: “Adesso la mia giornata è in discesa, cosa vuoi, salvo qualche vita…”. Perché dal risveglio alla colazione al vestirli al portarli a scuola era un vero calvario. Ci si lamenta perché in Italia si fanno pochi figli. Ma come si fa, quando gli asili nido (sempre inferiori alle necessità) chiudono per tre mesi in estate, come se i genitori che lavorano potessero godere di tre mesi di vacanza; poi chiudono per venti giorni a Natale (ma a Natale i genitori hanno qualche ponte, non di più, oppure si “mangiano” le ferie estive) e ad ogni minima festività, alla quale, ove possibile, si aggiunge il sacrosanto ponte. Non solo: il bambino lo devi andare a prendere al massimo alle 16. E chi finisce di lavorare più tardi? Mica siamo tutti statali che spesso finiscono alle due.

Nonni superstar

Allora soccorrono i nonni, se sono in buona salute. Ma oggi ci si raccomanda di tenere i bimbi lontani dai nonni per evitare il contagio. Poi ci sono le attività extrascolastiche, dal judo alla danza, dal basket al calcio o al nuoto. Poi i compiti a casa. Le gite, le recite e i saggi. Insomma, anche in tempi normali, avere figli piccoli è una vera avventura. Non parliamo dei costi delle rette degli asili nido e delle attività sportive, dei corredi necessari… E oggi a tutto questo si aggiunge il Coronavirus.

Fase 2 e ministro Azzolina

Prima di tutto una certezza: le scuole non riapriranno fino a settembre. E anche allora avremo dei problemi, perché il famoso “distanziamento sociale” a scuola diventa una mera figura retorica. Non solo le aule affollate, nelle quali è impossibile ottenere il famoso metro o metro e mezzo di distanza tra alunni, ma i bagni, le mense, i trasporti pubblici, le gite, le ricreazioni, i cori, i laboratori, tutto diventerà difficile per non dire impossibile. Col problema che, una volta tornati a casa, i bambini potranno tranquillamente contagiare tutto il resto della famiglia. Infatti la chiusura totale delle scuole era stato il primo provvedimento preso non solo in Italia ma praticamente nel resto del mondo.

Ma poniamo anche che da qui a settembre le cose possano migliorare a tal punto da non rendere problematica la riapertura. E fino ad allora? A settembre mancano cinque mesi. Le idee del ministro per ora sarebbero queste: prosecuzione dello smart working per chi potrà farlo, aumento dei congedi parentali straordinari con la corresponsione del 50% dello stipendio, bonus baby sitter.

Qualche piccolo problema

Si poteva fare di più? Forse no. Però: fare smart working, cioè lavorare da casa, pare sia un calvario per chi ha figli piccoli, che non capiscono di dover “lasciar stare” soprattutto la mamma quando è al computer o sta telefonando per lavoro. Congedi parentali al 50% potrebbero causare una non lieve tensione sociale, perché metà stipendio magari non basta per portare avanti la famiglia, soprattutto se la madre è separata e dunque monoreddito.

E la carica delle baby sitter la vogliamo vedere? Prima di tutto occorre che la madre si fidi, poi sapere quante aspiranti baby sitter sono disponibili per 8/10 ore al giorno (otto ore di lavoro più i tempi per lo spostamento casa-lavoro) e, infine, col bonus dovrebbero dichiarare il reddito. E allora hai voglia di chiedere 7 o 8 euro l’ora se poi ci paghi le tasse. In più saranno altrettanto proibiti i centri estivi, spesso parrocchiali, che erano la soluzione per un parcheggio dei bimbi tra giugno e settembre, per le stesse, ovvie, ragioni per le quali le scuole non possono riaprire.

Fase 2, scuola e Pil

Purtroppo (o per fortuna) siamo in Italia, il Paese maestro nell’arte di arrangiarsi. Faremo come si è fatto finora: torneranno in scena i nonni, anche col rischio del contagio, aumenteranno le assenze per malattia (tanto anche se viene la visita fiscale, io sono a casa) e tutti gli altri escamotage nei quali siano maestri. Si sfrutterà fin che sarà possibile la legge 104, anche in modo improprio, ma certamente i bambini non resteranno a casa da soli.

È altrettanto certo che, in queste condizioni, la “ripartenza” sarà quantomeno claudicante. Non abbiamo soluzioni salvifiche. Forse non esistono nemmeno. E difficilmente la super commissione Colao troverà il bandolo della matassa. Ma dobbiamo ricordarci di non pretendere fenomenali balzi in avanti del Pil fin quando le scuole, di ogni ordine e grado, non avranno ritrovato la loro giusta dimensione.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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