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Fauna selvatica in caduta libera, l’allarme del Wwf è da prendere sul serio

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Fauna selvatica: in cinquant’anni ne abbiamo perso i due terzi. Secondo il Wwf, il mondo ha visto infatti una riduzione del 68% di questi animali in mezzo secolo, principalmente a causa delle attività umane. Il direttore generale del Wwf, Marco Lambertini, denuncia l’ecocidio: “Per oltre 30 anni abbiamo visto la caduta accelerata e continua nella direzione sbagliata. Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità”.

Agricoltura sotto accusa

Secondo il Living Planet Index 2020, uno strumento di riferimento pubblicato ogni due anni dal Wwf, la causa principale di questo ecocidio è la distruzione degli habitat naturali, con lo scopo di sfruttare il terreno principalmente per l’agricoltura. Nel rapporto del 2018, basato sui dati dal 1970 al 2014, il Living Planet Index aveva registrato un’accelerazione nella caduta della biodiversità che si era attestata già al 60%. La perdita dei loro habitat naturali spinge così gli animali selvatici a spostarsi sempre di più verso le zone antropizzate. Questo provoca gravi danni all’agricoltura, alla sicurezza dell’uomo e degli animali domestici.

Virus in agguato

D’altro canto, la perdita degli habitat per gli animali selvatici, rischia di favorire nuove pandemie di tipo Covid-19. Mettendo in contatto uomo e animali selvatici, si agevola la trasmissione di virus da specie a specie. La vulnerabilità del pianeta alle pandemie è strettamente collegata alla caduta della biodiversità. Infatti, sempre secondo il rapporto del Wwf, i fattori che hanno determinato il crollo delle popolazioni di molti animali selvatici sono anche tra le cause di diffusione di malattie estranee all’uomo.

La perdita di habitat naturali in Italia

Anche in Italia sono spesso segnalati casi in cui gli animali selvatici si avvicinano ai centri abitati. Dagli episodi di attacchi da parte di orsi in Trentino, agli ungulati in Veneto e in Emilia-Romagna. Nella nostra regione ormai anche i lupi si avvicinano sempre più. Sono i cosiddetti lupi confidenti, di cui sono state segnalate recenti presenze nel reggiano, che insieme alle specie fossorie (cinghiali, istrici, nutrie) stanno provocando danni alle colture agricole con conseguenze gravi per l’incolumità degli animali domestici e degli argini di contenimento. Anche per questo l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi ha chiesto al ministro per l’Ambiente, Sergio Costa un “Piano d’azione nazionale” con strategie comuni e non più rinviabili per affrontare questi problemi.

L’abbattimento selettivo

Nei mesi scorsi si è discusso anche dell’abbattimento selettivo per cercare di porre un freno al proliferare dei selvatici che stanno invadendo le zone antropizzate. La stagione della caccia al cinghiale in alcune zone del Piacentino per esempio sarà prolungata per far fronte al numero sempre maggiore di questi selvatici. E anche qui sono numerosi i casi di avvistamenti di lupi in zone collinari o di pianura così come gli incidenti stradali causati da caprioli.

Dal locale al globale

Se sul piano contingente può essere necessario pensare all’abbattimento selettivo per ridurre la presenza della fauna selvatica nelle zone antropizzate, i dati registrati dal Living Planet Index mettono in evidenza che per riequilibrare gli ecosistemi vanno presi provvedimenti sulla caduta della biodiversità. E adoperarsi sull’impoverimento degli habitat vuol dire soprattutto recuperare gli ambienti naturali degli animali selvatici che hanno spostato il loro areale sempre più vicino a quello dell’uomo.

L’allarme del Wwf con il Living Planet Report 2020 è stato lanciato in tal senso prima della 75ª Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga 2020) che si svolgerà a New York dal 21 al 25 settembre. E che vedrà riuniti (virtualmente) i leader mondiali, le imprese e la società civile per esaminare i progressi compiuti sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, sull’Accordo di Parigi e sulla Convenzione sulla diversità biologica (Cbd) per la quale è in programma un vertice ad hoc il 30 settembre 2020.

Fare presto

Questo report del Wwf “sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici. Non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita”, ha affermato Lambertini. “Non possiamo ignorare le prove: questo grave calo delle popolazioni di specie selvatiche è un indicatore che la natura si sta sgretolando; e che il nostro pianeta sta lampeggiando segnali di allarme rossi di guasto dei sistemi. Dal pesce nei nostri oceani e fiumi alle api che svolgono un ruolo cruciale nella nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.

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Caterina Pagani è laureata in Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Pur avendo un percorso di studi scientifico, ha sempre amato la letteratura.
Studia il pianoforte ed è appassionata anche di cinema e viaggi. Ha gestito un caffè letterario collaborando con artisti emiliani, lombardi e provenienti da altre regioni d’Italia. Da quasi un anno ha aperto un blog personale, il Barile dello Zucchero, dove scrive articoli sugli argomenti che le piacciono e diari di bordo dei suoi viaggi.

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