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Fedez, la Rai e il Ddl Zan: quando il diavolo si nasconde nei dettagli

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Fedez e il concerto del primo maggio. La polemica è esplosa, come ad ogni festa dei lavoratori. Di cosa si parla questa volta? Del fatto che Fedez, prima della sua canzone, voleva fare un discorso a favore del Disegno di legge Zan, elencando nomi e cognomi di chi sta ostacolando il suo iter parlamentare. Ilaria Capitani, vicedirettore di Rai3 gli avrebbe detto in sostanza che non le sembrava il caso. Con il video della telefonata registrato e pubblicato dal rapper che ha lanciato accuse di censura alla tv pubblica.

E poi? Fedez ha declamato il suo discorso in favore del Ddl Zan, suscitando le ire di Salvini e il tutto è finito, come sempre, in altre polemiche, nelle quali tutti i media intingono il pane. Questi, più o meno, i fatti. Più o meno perché la Rai sostiene che la telefonata pubblicata dal rapper sia stata tagliata e smentisce la tentata censura, ma poi si scusa se qualcuno ha usato termini inappropriati; perché Salvini, sbollita l’arrabbiatura, ha invitato Fedez a un caffè riconciliatore; perché Laura Boldrini, perdendo l’ennesima occasione di tacere, ha difeso Fedez a spada tratta (e il Ddl Zan).

Che cos’è il Ddl Zan?

A qualcuno (pochi) sarà sfuggito il senso del Ddl Zan. Si chiama così perché il suo relatore è il deputato Alessandro Zan, Pd ed esponente della comunità LGBT italiana. Il disegno di legge che porta il suo nome si chiama esattamente “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Se ne sentiva la necessità? Da giurista oserei dire di no. Perché ogni violenza è già punita dalla legge e così ogni discriminazione basata sul sesso, genere  e così via. Ma è un po’ come l’omicidio stradale. Era già previsto e punito come omicidio colposo, ma la pressione dei media su ogni caso di sinistro stradale mortale ha innescato la reazione dell’opinione pubblica e la politica si è accodata. Oggi lo stesso: basta suonare la grancassa per ogni discriminazione e la politica si attacca al carro del (presunto) vincitore.

Il principio, se vogliamo, è quello che ha ispirato anche Di Maio: basta una legge per eliminare la povertà. Come se bastasse una legge per impedire gli omicidi stradali o le discriminazioni di genere. I nostri legislatori sono estremamente sensibili agli umori popolari. Da una parte e dall’altra. Se non c’è nessuna necessità di approvare una legge che prevede un reato già codificato, non c’è neppure la necessità di contrastarla, perché – dato che è già prevista – non aggiunge e non toglie niente all’esistente.

Il diavolo si nasconde nei dettagli

Tranne un piccolo particolare, un dettaglio che non interessa minimamente il nostro legislatore, di destra o di sinistra che sia: il giudice che sarà chiamato a decidere il prossimo caso dovrà perdere una mezz’ora in camera di consiglio per stabilire se dovrà dare due mesi con la sospensione condizionale al discriminatore o al violento in forza delle leggi precedenti o in base alla nuova.

In un caso o nell’altro l’avvocato difensore avrà una nuova freccia al suo arco per presentare appello dicendo che il giudice ha sbagliato: se ha applicato la vecchia lesione personale del 582 Codice penale doveva applicare la nuova Legge Zan. Se ha applicato la nuova Legge Zan doveva applicare il Codice penale. E così, in un soffio, si arriva in Cassazione e il reato si prescrive…

La coté sociale di Fedez

Ma torniamo a Fedez, la cui buona fede è fuori discussione. Non è l’unico a difendere il Ddl Zan, che è sostenuto da moltissime personalità dello spettacolo e della società civile. Il decreto, in sé, non ci sembra né buono né cattivo, solo inutile. Ma volere che sia approvato non è reato, è un’opinione, anche legittima.

Se non fosse già famosissimo di suo, verrebbe da pensare che l’ha fatto per suscitare clamore attorno alla sua persona. Ma chi lo segue sa che Fedez – e qualcuno l’ha già osservato su Twitter – invece che godersi i suoi soldi indisturbato, ha una vena sociale che prorompe e che lo caratterizza. Non estrema, si badi, alla Jovanotti o tipo i vecchi cantautori alla Guccini e De Gregori, organici alla sinistra come altrettanti Paietta e Ingrao. Lui identifica una campagna, se ne appropria e spende tutto il suo peso a suo favore. Dimostra anche, parlandone, di aver capito di cosa si tratta, evento non del tutto scontato tra i rapper dell’ultima generazione.

Dunque, chapeau a Fedez. E nello stesso tempo osserviamo che tutti coloro che gli si sono messi contro hanno fatto solo l’ennesima brutta figura.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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