Cultura

Filippo di Edimburgo senza retorica: con lui se ne va un’epoca, tra dovere e anticonformismo

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Filippo di Edimburgo: l’addio al marito della regina Elisabetta II del Regno Unito, scomparso alle soglie del secolo di vita, coincide con la fine di un’epoca. Non è retorica, né impiego a sproposito dei termini.

Naturalmente, bisogna intendersi. Ci riferiamo ad un determinato contesto politico e socio-culturale, come quello britannico. E ci occupiamo di un istituto, quello monarchico, rispetto alla cui perdurante validità abbiamo già espresso dei dubbi. Non possiamo, però, ignorare che la Gran Bretagna fa parte della storia europea ed occidentale e che essa influenza in una certa misura il costume collettivo ben oltre i suoi confini. Non parliamo, poi, della lingua, vera arma di penetrazione e supremazia culturale britannica su scala globale. Vediamo, allora, quale aspetto della monarchia scompare secondo noi insieme a questa figura-simbolo, dopo averne ripercorso brevemente la biografia essenziale.    

Dalla Grecia alla corte di san Giacomo

Nato a Corfù nel 1921, Filippo è l’unico figlio maschio del principe Andrea di Grecia e della principessa Alice di Battenberg. La leggendaria regina Vittoria del Regno Unito, trisavola della sua futura moglie Elisabetta, era la bisnonna di sua madre. Le origini tedesche di quest’ultima costituiscono una remora in occasione del fidanzamento del figlio, a causa delle due Guerre mondiali, combattute dal Regno Unito e dalla Germania come nemiche. Il nonno materno di Filippo, Luigi di Battenberg, era stato naturalizzato inglese e aveva rinunciato ai titoli tedeschi, assumendo il cognome Mountbatten, che poi anche il nipote ha preso per sé. Il giovane Filippo viene educato militarmente dallo zio materno, Louis Mountbatten, che fu l’ultimo viceré dell’India e venne ucciso in un attentato dai terroristi dell’Ira, nel 1979.

Colpo di fulmine

L’incontro con Elisabetta, cugina di terzo grado del principe greco-tedesco, avviene nel 1939. È subito colpo di fulmine per la futura regina, allora solo 13enne e da appena tre anni destinata al trono britannico, dopo che il padre Giorgio VI era succeduto al fratello Edoardo VIII, che aveva abdicato per sposare la divorziata americana Wally Simpson. Dopo aver servito nella Marina britannica durante tutto il conflitto mondiale in vari teatri (dal Mediterraneo al Pacifico), il 20 novembre 1947 Filippo convola a nozze con la principessa Elisabetta. Col matrimonio, ottiene il titolo che lo identificherà per il resto della sua vita, quello di duca di Edimburgo. La coppia avrà 4 figli: Carlo (1948), Anna (1950), Andrea (1960) ed Edoardo (1964). 

Il 6 febbraio 1952 muore Giorgio VI ed Elisabetta sale al trono: sarà incoronata il 2 giugno 1953. Filippo non si converte formalmente in Principe consorte, titolo che è stato solo di Alberto, coniuge di Vittoria. In compenso, come marito della Sovrana, ottiene i massimi gradi di tutte le Armi britanniche e nel 2011, in occasione dei suoi 90 anni, la moglie gli cede anche il titolo di Lord Ammiraglio del Regno Unito, titolo esclusivamente sovrano. Spunta anche un’altra formalità, cui si dice tenesse molto: i suoi figli hanno la possibilità di aggiungere il cognome Mountbatten a quello materno e reale Windsor. Anche quest’ultimo è un ripiego, adottato da Giorgio V nel 1917 per liberarsi del cognome tedesco Sassonia-Coburgo, essendo l’Inghilterra allora in guerra contro il suo primo cugino tedesco, il Kaiser Guglielmo II.

Il senso del dovere

Con Filippo di Edimburgo scompare, in seno alla famiglia di cui è entrato a far parte, una virtù oggi diffusamente sconosciuta a molti livelli: la disciplina. D’accordo, si dirà: facile accomodarsi in un posto privilegiato come il suo. Oppure: i doveri maggiori incombevano alla moglie. Ovvero: era mezzo tedesco, la disciplina l’aveva nel Dna. Infine: ha goduto di una deferenza della stampa, di cui oggi non c’è più traccia. Tutto vero.

Nondimeno, la sua parte Filippo di Edimburgo l’ha sempre fatta. Non si è defilato, ha adempiuto ai doveri di rappresentanza fino a quasi 96 anni. Il che ha voluto dire, nell’arco di 70 anni, presenziare a 22mila impegni ufficiali in patria, nel Commonwealth e all’estero. Non ha detto: siccome, a differenza della moglie di un re, non ascenderò al trono, condurrò una vita del tutto parallela a quella della Regina, dedicandomi solo a quello che mi piace. Ha preso non solo il verso buono della medaglia, ma anche il suo rovescio: la noia dei cerimoniali, i disagi dei viaggi frequenti, l’irritazione per la curiosità dei media. E, soprattutto, lo spirito del gregario: uomo-ombra, sempre un passo dietro la moglie capo della Casa reale, dello Stato e della Chiesa nazionale.

Gaffe e scappatelle…

Non sono mancate, in sette decenni, le gaffe e, pare, anche alcune scappatelle extraconiugali del principe Filippo. A proposito delle prime, talvolta sono sembrate delle occasioni appositamente costruite per far passare messaggi anticonformisti (non politicamente corretti, per capirci), che altrimenti il duca di Edimburgo non si sarebbe potuto permettere per ragioni di etichetta. Del resto, nel corso degli ultimi 30 anni, la Corona britannica è dovuta scendere a ben altri compromessi per essere tollerata dai media, veri signori dei nostri tempi.

Per quanto riguarda i tradimenti coniugali, non si possono escludere, ma nessuno di loro ha comunque assunto rilevanza pubblica. E questo non può essere dipeso soltanto dalla compiacenza dei mezzi di comunicazione, che pure ha coperto il periodo utile per le scappatelle di Filippo. Evidentemente, nessuno di questi eventuali legami ha mai esulato dall’occasionalità e, circostanza ancora più probabile, è mai stato stretto con donne inaffidabili o instabili. La frase attribuita al defunto principe all’indirizzo del nipote Harry, a proposito del matrimonio con Meghan Markle (“Le attrici si frequentano, non si sposano”), al netto della scarsa sensibilità, lascia intendere che il senso del dovere, per chi ha incarichi di altissima rappresentanza, esige sacrifici pesanti dalla libertà personale. Da questo punto di vista, l’incomprensione paterna nei confronti del principe di Galles per il divorzio da Diana in favore di Camilla, si spiega così, non solo per ragioni banalmente estetiche.

Il congedo di un soldato

Il principe Filippo non avrà funerali di Stato, perché così desiderava. Vi assisteranno, sabato prossimo, solo 30 persone: la moglie, i figli e i familiari stretti. Non mancheranno gli onori militari, perché egli si considerava soprattutto questo: un soldato. Ecco svelato, forse, il segreto della sua solida disciplina.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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