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Fini? Laboccetta al veleno: Gianfranco tutt’altro che uno sprovveduto

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Gianfranco Fini e nel riquadro Amedeo Laboccetta

Fini: davvero uno sprovveduto? Tutt’altro. Almeno così ha riferito ai magistrati Amedeo Laboccetta, suo ex fedelissimo, deputato uscente di Forza Italia. Ma prima di venire alle dichiarazioni di Laboccetta, anche lui coinvolto nelle indagini, riassumiamo brevemente i fatti. Quale presidente della fondazione di Alleanza Nazionale, Fini svende nel 2008 a una società estera un prestigioso immobile di Montecarlo. Da successive indagini si scoprire che il referente della società estera altri non era che il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani.

“Un coglione ma mai un corrotto”

Quando la notizia esce, Fini cade dalle nuvole. “O sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. Sarò stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto”. La vicenda si complica. E diventa un caso di riciclaggio internazionale da 200 di milioni di euro, legato alle concessioni per le slot machine. Vengono coinvolti la seconda moglie di Fini, Elisabetta Tulliani, il di lei padre Sergio, l’uomo d’affari Francesco Corallo, il re delle slot machine, e LaBoccetta. Corallo e Laboccetta vengono arrestati (allora non era deputato, scarcerato, è rientrato alla Camera nel settembre scorso). Giancarlo Tulliani, fratello minore di Elisabetta, colpito da mandato di cattura internazionale, si rifugia a Dubai.

Quel pasticciaccio brutto di Dubai

E siamo ai giorni nostri. Nel novembre scorso i giornalisti di La7 inseguono Tulliani all’aeroporto di Dubai per intervistarlo. Tulliani allora si rivolge alla polizia. Ma gli agenti scoprono che su di lui pende il mandato di cattura e lo arrestano. L’Italia chiede l’estradizione. A dicembre però Tulliani torna libero su cauzione.

Intanto l’inchiesta italiana prosegue. E si avvicina il probabile rinvio a giudizio anche per l’ex presidente della Camera, che chiede di essere interrogato dalla Procura. In questa occasione Fini cambia completamente la sua versione dei fatti. Dopo averlo sempre negato, ammette che la moglie Elisabetta era al corrente della compravendita (e a questo punto, inevitabilmente, lo era anche lo stesso Fini).

Così parlò Laboccetta…

E adesso, come dicevamo, vuota il sacco Amedeo Laboccetta. L’ex fedelissimo di Gianfranco Fini, dipinge un ritratto impietoso del suo ex capo, come sottolinea anche Tiscali.it. Lo definisce “scroccone, spregiudicato e inaffidabile”. Racconta che Fini, all’epoca presidente della Camera, promuoveva l’attività immobiliare del cognato Tulliani, facendo pesare il suo ruolo di capo politico e quello istituzionale.

E rincara la dose, riferendo che Fini (all’epoca Laboccetta era deputato) aveva riunito un gruppo di parlamentari per concordare la fine del governo Berlusconi. Alle rimostranze di Laboccetta avrebbe risposto (il virgolettato è d’obbligo): “ti devi rendere conto che Napolitano è della partita e quindi bisogna procedere all’eliminazione politica di Berlusconi”.

…e così Almirante

Come se non bastasse, Laboccetta racconta anche delle perplessità avanzate molti anni prima ad Almirante, quando lo stesso leader del Msi aveva designato l’allora giovanissimo Fini come suo successore. Ecco la risposta tranchant di Almirante: “Fini prima di andare al partito ogni mattina verrà a casa mia, qui dove siete seduti voi. E sarò sempre io a spiegargli quello che deve fare”. E ancora: “non dovete preoccuparvi, come state facendo, in maniera esagerata. Prima che capiranno chi è veramente Fini passeranno 20, 30 anni”. Anche se virgolettato, lo svarione attribuito ad Almirante, “capiranno” invece che “capiscano”, ci sembra non plausibile. Ma il senso di quanto riferito da Laboccetta rimane quello.

Arresti a Dubai

Nel frattempo, i giornalisti di La7 sono tornati a Dubai per intervistare Tulliani. La scena si ripete il 9 gennaio. Questa volta, come riporta anche il Fatto, è la compagna di Tulliani, Federica Papadia, che chiama la polizia, affermando che il reporter Daniele Bonistalli e il cameraman Daniele Cignini li stanno stolkerando. I due sono arrestati e vengono sequestrate le loro attrezzature. Così adesso si può solo sperare nell’intervento della Farnesina, perché i bene informati ritengono che i reporter inviati da Massimo Giletti per “Non è l’arena” potrebbero restare in carcere anche un mese.

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