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Finlandia verso la Nato… E adesso che cosa succederà?

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la premier finlandese Sanna Marin

Finlandia: Alzi la mano chi sa dov’è. E bravo a chi riesce al volo a distinguerla dall’Islanda o dalla Groenlandia. Allora partiamo con un veloce ripasso: la Finlandia, Paese scandinavo, confina ad ovest con Svezia e Norvegia e ad est con la Russia. Anzi, con la Russia ha un confine di oltre 1.300 chilometri. Paese estremamente civile ed occidentale, quasi ogni anno scala le classifiche sul tenore e sull’aspettativa di vita, sulla quiete delle sue città, sul welfare quasi perfetto, sull’efficienza delle sue istituzioni. Ma prima di parlare della notizia di queste ore, la sua probabile entrata nella Nato, occorre anche ricordare cosa le è successo durante le guerre mondiali.

Un po’ di storia

Dal 1809 al 1917 la Finlandia fa parte dell’impero russo per un accordo tra Napoleone e lo zar Alessandro I. Per oltre un secolo questa unione innaturale provoca malcontento e attentati. Nel 1917, allo scoppio della rivoluzione d’Ottobre, la Finlandia riesce a smarcarsi e a diventare indipendente. I Bolscevichi avevano autorizzato l’indipendenza della Finlandia, certi com’erano che la popolazione si sarebbe schierata con le forze rivoluzionarie. Invece avviene il contrario: aiutata dalla Germania, all’epoca in guerra con la Russia, la Finlandia riesce a respingere i Bolscevichi. Nasce la repubblica di Finlandia.

Arriviamo alla Seconda guerra mondiale. Nel settembre 1939 il patto MolotovRibbentrop (dal nome dei ministri degli esteri rispettivamente di Stalin e di Hitler) prevede che la Finlandia entri nella sfera di interesse sovietico. Il mese dopo, Stalin, con futili pretesti, attacca la Finlandia con un’armata di 500mila uomini (Putin ne ha utilizzati circa 190mila in Ucraina). L’esercito finlandese, forte di 150mila uomini al comando del generale Mannerheim, eroe della resistenza finnica, tiene il campo fino al marzo del 1940, poi è costretto ad arrendersi. Stalin dà vita alla Repubblica socialista sovietica di Finlandia. L’anno dopo, nel 1941, Hitler invade l’Unione Sovietica (operazione Barbarossa). Quale miglior occasione? I finlandesi si alleano ai nazisti contro i sovietici. La guerra continua fino al 1944, quando la Finlandia decide di cacciare i nazisti, già in ritirata sotto i colpi dell’Armata Rossa, schierandosi con l’eterno nemico bolscevico.

La Finlandia, che in pochi anni aveva provato sulla sua pelle entrambe le dittature, nel 1946, al tavolo della pace di Parigi, sceglie l’amicizia con l’Urss e lo stato di neutralità perenne. Tanto deciso e definitivo che il termine “finlandizzazione” è diventato il sinonimo di neutralità.

E adesso?

Fino a ieri, quando la Finlandia ha deciso quasi all’unanimità delle sue forze politiche di chiedere l’adesione alla Nato, sulla cui strada verrà presto seguita dall’altrettanto neutrale Svezia. Sarà forse perché l’ex capitale della Russia zarista e città natale di Vladimir Putin, San Pietroburgo, sorge sulle rive del golfo di Finlandia? Sarà perché tra Helsinki, capitale finlandese, e il confine russo corrono poco più di 80 chilometri? La Finlandia, i cui soldati con uniformi bianche, montati sugli immancabili sci, avevano dato tanto filo da torcere alle truppe sovietiche e naziste, è sempre stata neutrale ma con gli occhi bene aperti: oggi ha uno degli eserciti più avanzati del mondo sul piano tecnologico.

Tuttavia, con 5,5 milioni di abitanti (900mila dei quali riservisti in armi) e 1.300 chilometri di frontiere non si sente più in grado di fronteggiare da sola l’esercito russo. E col suo presidente Sauli Niinistö e la sua premier Sanna Marin ha chiesto di entrare nella Nato.

Più vicina una guerra nucleare?

Le reazioni del Cremlino sono state immediate e rabbiose: da oggi, 13 maggio, è prevista la sospensione della fornitura del gas russo alla Finlandia. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che verranno prese delle misure in caso di adesione della Finlandia alla Nato. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, afferma che “se le nuove infrastrutture Nato saranno vicine al confine russo, la Russia prenderà le misure opportune per garantire la sua sicurezza”; mentre l’ex primo ministro Dmitrij Medvedev osserva che “da oggi un conflitto nucleare è più vicino”.

Però c’è sempre un ma…

Soddisfazione invece negli Stati Uniti e nel resto dell’Europa. Il premier britannico Boris Johnson ha già assicurato Finlandia e Svezia che, nel caso subissero un attacco russo da oggi al momento della loro entrata ufficiale nella Nato, invierebbe le sue forze armate per difenderle. Perché occorre un periodo di tempo per entrare nella Nato? Perché per l’ingresso di nuovi soggetti nell’Alleanza atlantica occorre l’unanimità dei consensi.

Qui potrebbero iniziare i dolori, perché nella Nato ci sono l’Ungheria di Orban, che definire tiepido contro Putin è un eufemismo; c’è la Turchia di Erdogan, che si è finora dimostrata equidistante tra Russia e Ucraina, tanto da essere accreditata come uno dei possibili mediatori in una futura conferenza di pace. Ci sono anche Croazia, Slovenia, Montenegro e Macedonia del Nord, schegge dell’ex Jugoslavia, che non gradiscono certo un’escalation militare. Dunque, quest’unanimità dovrà essere cercata da Biden voto per voto, magari anche col portafoglio in mano, non si sa mai.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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