Economia

Flat tax: serve davvero la “fatina blu” o potrebbe funzionare?

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Flat tax: la proposta di Berlusconi e Salvini è attuabile o ha ragione Padoan a parlare di “bacchetta magica” o di “fatina blu”? Senza entrare nel merito della sua equità sociale, la principale obiezione che viene mossa alla proposta del centrodestra è che, applicando una aliquota Irpef del 23% (o del 15%, per Salvini), ci troveremmo con un buco nel bilancio che l’Europa non ci consentirebbe.

Lo scenario paventato dagli avversari della flat tax è duplice. Da un lato, l’apertura di una procedura di infrazione da parte della commissione Ue, che potrebbe arrivare fino all’invio della temuta troika in terra italiana. E dall’altro la fuga di capitali e investitori esteri dall’Italia. Un terzo circa del nostro enorme debito pubblico è in mano straniera. Ed è condizionato dalla fiducia in cui è tenuta l’Italia. Se la fiducia svanisce, lo spread torna ad alzare la testa. Insomma, uno scenario già noto.

Flat tax e buco nel bilancio

Infatti, se il centrodestra vincesse le elezioni, i commentatori immaginano già una veloce marcia indietro sulla flat tax al primo colpo di tosse di Bruxelles. E cosa risponde a quest’ipotesi impietosa il leader di Forza Italia? Che la sua semplice introduzione comporterebbe un aumento immediato degli introiti fiscali tale da tranquillizzare gli euroburocrati.

La maggior parte degli economisti, dati alla mano, esclude che all’abbassamento delle tasse corrisponda un aumento del gettito. Potrebbe anche esserci, ma sarebbe graduale. E comunque insufficiente a bilanciare la perdita secca delle entrate fiscali.

Lo spauracchio della spending review

Eppure una soluzione, difficile e complessa, forse ci sembra possibile. Vediamo: appena insediato a Palazzo Chigi, Berlusconi o chi per lui convoca Cottarelli e magari anche Alesina e Giavazzi. Poi ordina un’immediata riedizione della spending review. Nel frattempo si tiene la riforma fiscale in caldo. Tempo un anno le proposte degli esperti potrebbero far ridurre drasticamente la spesa pubblica senza toccare né lo stato sociale né le pensioni.

Flat tax: manette agli evasori

Nel frattempo il governo di centrodestra fa approvare dal Parlamento due mini riforme a costi ridotti. Una dell’Agenzia delle Entrate, con un aumento dei dipendenti, pescando dalle graduatorie dei concorsi già eseguiti (dunque senza ulteriori spese). Dipendenti impiegati tutti in accertamenti a tappeto.

Seconda riforma: inasprimento delle pene per le evasioni fiscali, che dovrebbero entrare in vigore in contemporanea con la flat tax. L’inasprimento dovrebbe comportare anche una modifica della famosa legge “manette agli evasori”, la 516/1982. Ad oggi quasi nessun condannato ha visto aprirsi la porta della cella, dunque basta modificare la legge.

A questo punto, e siamo sempre nel primo anno di governo, potrebbe partire una campagna di comunicazione per spiegare che alla diminuzione dell’aliquota si affiancherà una “tolleranza zero” delle evasioni. Lo slogan potrebbe essere: “Pagherete meno, pagherete tutti”.

Non esodati ma “disarcionati”

È ovvio che tale scenario non sarebbe indolore. Perché una dura spending review farebbe molte vittime. Dai membri dei consigli di amministrazione delle partecipate pubbliche agli enti inutili da chiudere e ai vari beneficiari di contributi pubblici a pioggia. Ma al contrario degli esodati di montiana memoria, questi “disarcionati” sarebbero molto meno compianti dai cittadini-elettori. E desterebbero molto meno clamore mediatico.

Restano solo un paio di dubbi, che oggi però nemmeno la “fatina blu” potrebbe sciogliere. Berlusconi e Salvini, se vinceranno le elezioni, avranno la voglia e il coraggio di farlo? E la famosa “quarta gamba“, così radicata nel Mezzogiorno, glielo consentirebbe?

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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