Fondazione: diplomazie piacentine al lavoro per rendere l’investitura di Roberto Reggi la più condivisa possibile. Un modo per lasciarsi alle spalle le tensioni generate dalle posizioni diverse sull’identikit del nuovo presidente che dapprima aveva escluso la figura di un politico e di un imprenditore come futuro inquilino di via Sant’Eufemia.
“Reggi sarà un ottimo presidente della Fondazione. È un uomo intelligente che ama Piacenza; ha esperienza amministrativa e ha ammorbidito i tratti caratteriali da decisionista senza se e senza ma. Poi ha rapporti importanti anche fuori dal nostro territorio. Quindi con la sua agenda sarà in grado di attirare anche nuovi interessi dall’esterno che ricadranno positivamente su Piacenza a favore di tutti”, ci racconta un attento osservatore delle dinamiche piacentine.
“Certo, dopo la presa di posizione unanime del mondo politico e dell’università emersa attraverso la lettera dei sette consiglieri per la cooptazione di altri due nomi a suo favore (Nicoletta Corvi e Luigi Salice, ndr), in marzo c’è stata una bella bagarre”. Ma questo ci poteva anche stare, evidenzia la nostra fonte. “Per carità, non voglio sminuire i nomi di Schiavi e di Pagani, sostenuti in tempi diversi dalle due Diocesi di Piacenza e Vigevano, dal volontariato e anche dalle categorie produttive. Ma dopo le voci di firme dapprima ritirare e poi nottetempo confermate, un via vai sull’asse Piacenza-Vigevano che si sarebbe ripetuto almeno un paio di volte, di fatto sotto quella lettera le firme piacentine pro Reggi sono rimaste. E si sono consolidate. Con il mondo della politica e dell’università fermi nel loro intento”.
A conferma di questa strategia, “dopo un mese di braccio di ferro, è arrivato anche il via libera della consigliera indicata dalla Camera di Commercio (Anna Muselli, ndr). Una sottoscrizione che non si conta ma si pesa. Perché rappresenta appunto quella delle categorie produttive. Quindi, i suoi avversari se ne facciano una ragione, meglio di così…”.
I nodi da sciogliere
Tuttavia in città e provincia interlocutori altrettanto attenti alle dinamiche del territorio, sottolineano come la vena contraria all’ex sindaco non si sia del tutto inaridita. Il malcontento serpeggia ancora a pochi giorni dal primo Consiglio del 26 aprile che coopterà i due nuovi membri. Un iter per completare il plenum a 15 che poi eleggerà Reggi, al momento di fatto già sostenuto da una maggioranza di 10 consiglieri su 15.
“Guardi, in sostanza al centro della discussione ci sono due questioni. La prima è capire che cosa c’è dietro a questo patto della politica, che da destra a sinistra ha fatto di Reggi il suo alfiere trasversale. Perché diciamocelo chiaro, il resto conta poco. E il favore delle due università, Cattolica e Politecnico, viene di conseguenza, per relazioni e rapporti economici che gli atenei hanno con il mondo delle pubbliche amministrazioni, a partire dal Comune di Piacenza. Quindi era una pia illusione pensare che si sarebbero staccate dal carro della politica”.
E qui il ragionamento si fa più interessante. “Perché in autunno si voterà in diversi Comuni della provincia, e tra circa un anno per rinnovare l’amministrazione di palazzo Mercanti. Quindi in molti si chiedono in cosa consista il resto dell’accordo che va da Fratelli d’Italia al Pd, nessuno escluso, di cui la figura dell’ex sindaco di Piacenza pare la punta dell’iceberg”.
Insomma, si tratta di un embrassons nous, un volemose bene che non convince. “Non dimentichiamo quello che è in gioco: la Fondazione è la cassaforte dei piacentini con in pancia un patrimonio di oltre 360 milioni di euro. E quindi solo le ricadute sul territorio delle sue prossime strategie nell’utilizzo della redditività del patrimonio potrebbero spostare molte cose sullo scacchiere politico, sociale, economico e culturale. A maggior ragione per uscire dalla crisi generata dalla pandemia. Per capirci, le faccio un esempio concreto: Reggi confermerà, e in che misura, la partecipazione della Fondazione all’aumento di capitale di Piacenza Expo? Con tutto quello che questo comporta, ad esempio, per azionisti come il Comune di Piacenza, che ha una quota del 54% dell’Ente fieristico, o della Camera di Commercio, che è al 20%?”.
La seconda questione è relativa alla figura di Reggi. “Diciamolo: l’ex sindaco di Piacenza non è amato da tutti, anche nel centrosinistra da cui proviene”, riflette un’altra voce. “E se questo ci può stare, c’è chi teme soprattutto il suo decisionismo. Un tratto che potrebbe non attagliarsi al ruolo di mediazione e di governo di un ente come la Fondazione, che non ha niente a che fare con le metriche della politica amministrativa da cui Reggi proviene. Senza contare che il suo arrivo a palazzo Rota Pisaroni domani potrebbe sdoganare l’approdo di altri politici, magari in ruoli chiave, a partire da quelli nel Consiglio di amministrazione. Un Cda che Reggi, una volta eletto, dovrà formare e proporre al Consiglio generale di via Sant’Eufemia”.
Le prossime mosse
Ma lasciando perdere quelle che oggi possono sembrare delle fughe in avanti, innanzitutto vedremo se Reggi sarà in grado di convogliare su di sé anche i voti che fanno capo alle due Diocesi e al volontariato che paiono fermi sulle loro posizioni. Le cose per lui però sembrano migliorare. Sabato scorso il presidente in pectore è andato a Vigevano per incontrare le consigliere lombarde indicate da Comune (a lui favorevole), Diocesi e volontariato, accompagnato da Fabio Fornari e Luigi Cavanna. Una presenza emblematica, perché i due medici piacentini sono tra i firmatari della lettera a sostegno della cooptazione di Salice e Corvi, e quindi di fatto ha palesato il vero senso di quel rassemblement.
Tuttavia, si tratta di una posizione di forza che pare l’ex sindaco per ora non intenda sfruttare. Reggi starebbe lavorando più sui contenuti e sui contributi che potrebbero arricchirli anche dalla sponda lombarda, per spingerla ad attraversare il guado, mettendo nel carniere altri voti importanti per la sua elezione. Resta invece da capire cosa faranno Diocesi e volontariato piacentino. Il riserbo è massimo. E probabilmente lo scopriremo solo il 26 aprile con il voto sui due consiglieri da cooptare nel plenum della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi







