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La Fondazione di Piacenza e Vigevano? Non è lo Zecchino d’Oro…

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Fondazione di Piacenza e Vigevano: vi potrà sembrare irriverente, ma guardando quello che sta succedendo in questi giorni a noi viene in mente lo Zecchino d’Oro. Vi ricordate la mitica canzone 44 Gatti… in fila per sei col resto di due? Ecco, i numeri sono pressapoco gli stessi. I sindaci della provincia di Piacenza coinvolti in questa vicenda sono 45 e quindi i conti tornano. Non sappiamo se sono in fila per sei, in questo caso col resto di tre… ma di certo non marciano compatti e si stanno accapigliando.

Qual è il motivo del contendere? Indicare, come prevede lo Statuto della Fondazione, una coppia di candidati (un uomo e una donna) da sottoporre al Consiglio generale uscente; Consiglio che poi sceglierà tra i due chi dovrà rappresentare i sindaci per i prossimi quattro anni nel nuovo parlamentino di Palazzo Rota Pisaroni (ma senza vincolo di mandato).

Barbieri in salvo

Il 46° sindaco, o se preferite il primo, e cioè quello di Piacenza, Patrizia Barbieri, almeno in questo frangente dorme sonni tranquilli. Lo Statuto della Fondazione prevede che l’inquilina di Palazzo Mercanti nel Consiglio generale abbia a disposizione una designazione ad hoc. E pare che punti sulla nomina del commercialista Filippo Giuffrida, fratello di Giovanni, presidente dell’Ordine degli avvocati e confermato dal Comune nel Cda della Galleria Ricci Oddi. Mentre in qualità di presidente della Provincia, sembra che Barbieri si voglia giocare la carta del dottor Luigi Cavanna.

Imprenditori e…

Ma torniamo ai 45 primi cittadini della provincia. Da giorni, se non da settimane stanno discutendo sui due nomi da inviare in via Sant’Eufemia e non trovano un accordo. I papabili tra quelli in lizza per entrare nella rosa a due candidati sono l’imprenditore del caffè Guido Sicuro Musetti, pare sponsorizzato nel centrodestra soprattutto da Fratelli d’Italia e poi dalla Lega; con lui, Cristina Dodici, altra imprenditrice piacentina di vaglia, tra l’altro presidente di Assoservizi (Confindustria).

Poi si parla di Bruno Capocaccia, top manager di Gas Sales Energia, e dell’avvocato Luigi Salice (ex consigliere comunale di Forza Italia e Pdl) che piacciono invece ai sindaci moderati (FI e Liberali); mentre i colleghi del centrosinistra vorrebbero la conferma del medico e consigliere uscente Fabio Fornari.

Quale voto?

Intanto il tempo stringe, con le candidature che dovranno arrivare in via Sant’Eufemia pare al massimo entro venerdì. E come se non bastasse, al disaccordo sui nominativi si è aggiunto quello sul come vanno indicati. Per i vertici della Fondazione i sindaci devono esprimersi con voto palese. Ma i 45 primi cittadini non ci stanno e chiedono a gran voce il voto segreto. Una posizione ufficializzata, per esempio, dal sindaco di Cortemaggiore, Gabriele Girometta, tra l’altro commissario provinciale di FI, che ha inviato una lettera aperta al presidente uscente della Fondazione, il notaio Massimo Toscani.

“Questa forma di espressione di voto avrebbe senso solo in caso di accordo tra tutti gli aventi diritto su una sola coppia di nomi che a quel punto sarebbe acclamata”. In caso “di molteplici candidature, chiedo che si proceda con la votazione a scrutinio segreto, metodologia peraltro già utilizzata in precedenti occasioni elettive della Fondazione stessa”.

Per Girometta, “tutelare la segretezza del voto oltre ad essere una norma generale di diritto comune, è una garanzia di libertà, di indipendenza e di tutela sia di chi esprime il voto, sia dei candidati alla designazione. Se tutto ciò non avvenisse, riterrei di non partecipare al voto per evitare di andare contro gli ideali che da sempre mi caratterizzano sia come uomo che come sindaco; riservandomi di segnalare questa, che per me sarebbe un’anomalia, agli opportuni organi di controllo”.

Qualche domanda

Comunque vada a finire, sta emergendo un disagio non trascurabile, che si fonda in primis sulla paradossale situazione creata dallo Statuto della Fondazione, approvato dal ministero dell’Economia e delle Finanze il 14 maggio 2019; Statuto che pare a dir poco asimmetrico.

In sostanza, e non solo sul piano politico (visto che in Fondazione tra l’altro sono confluite le risorse pubbliche delle ex casse di risparmio), è corretto che ai 45 sindaci eletti dai piacentini spetti l’indicazione di un solo componente su 13 nel Consiglio generale della Fondazione, come alla Provincia (non più direttamente elettiva), al solo Comune di Piacenza e al solo Comune di Vigevano?

Ancora: è corretto che i 45 sindaci nel loro complesso siano parificati al peso di enti o istituzioni come per esempio il Conservatorio Nicolini; l’Associazione La Ricerca; l’Università Cattolica e il Politecnico; la Diocesi di Piacenza-Bobbio e quella di Vigevano, che indicano ciascuno un loro candidato?

Quanto queste designazioni e il sistema di cooptazione che prevede l’imprimatur – e di fatto l’ultima parola – dei consiglieri uscenti sui nuovi membri del parlamentino della Fondazione (anche in caso di riconferma per un secondo mandato) rispecchiano la realtà sul piano della rappresentanza del territorio, delle sue attività sociali, culturali ed economiche, per spingere le scelte dell’Ente di Palazzo Rota Pisaroni nella giusta direzione?

Insomma, c’è da chiedersi se i prossimi vertici della Fondazione non dovranno occuparsi anche di queste anomalie statutarie, che oggi rischiano di lasciare più di una perplessità su coloro che saranno chiamati ad amministrare la cassaforte dei piacentini.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Credo da consigliere uscente cooptato dal presidente Toscani, di segnalare che di fatto sarà opportuno riprendere in mano lo Statuto dell’Ente affinchè si possa riflettere ulteriormente sul valore delle varie rappresentanze: è troppo importante per la vita delle nostre comunità e di quelle di Vigevano che ci sia un equilibrio corretto e giusto, guai a non tenerne sempre conto anche con il variare dei tempi e del mutare dei vari pesi associativi da rappresentare. Il coraggio di cambiare delle regole di vita della Fondazione, si deve avere e trovare sempre!

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