Fondazione al centro dei giochi. Sia a Piacenza che a Vigevano. Sulla tavola pasquale ci sono le variazioni allo statuto previste dall’Addendum al Protocollo 2015 sottoscritto da ministero dell’Economia e Acri nell’ottobre 2025. L’argomento è stato discusso lunedì scorso a Palazzo Rota Pisaroni in un apposito consiglio generale. La seduta, coordinata dal presidente Roberto Reggi, ha affrontato soprattutto lo spinoso tema dell’allungamento dei mandati per presidente e consiglieri generali. Un’estensione facoltativa, quindi non obbligatoria, che l’Addendum lascia nelle mani delle singole fondazioni.
Cosa prevede l’Addendum
Attualmente gli organi della Fondazione di Piacenza e Vigevano – presidente, consiglio generale, consiglio di amministrazione e collegio sindacale – sono in carica per 4 anni, tutti con scadenza nel 2029. L’Addendum dà la facoltà di allungare i mandati in corso e quelli successivi ma solo del presidente e del consiglio generale, portandoli a una durata di 6 anni (mandati rinnovabili una sola volta). Lascia infatti invariata la durata di 4 anni per il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale (mandati sempre rinnovabili una sola volta), con un conseguente disallineamento delle scadenze.
Il piano Reggi
Come avevamo previsto, il presidente Reggi ha sposato in pieno l’estensione facoltativa, anche se per la carica che ricopre non può votare variazioni allo statuto. Variazioni che competono solo ai 15 componenti del consiglio generale e devono essere approvate con voto palese almeno da una maggioranza dei due terzi (10 voti su 15).
Il presidente propone due soluzioni: l’allungamento del mandato in corso per se stesso e per gli attuali consiglieri generali, che resterebbero con lui 2 anni in più a Palazzo Rota Pisaroni fino al 2031. Il problema del disallineamento di consiglio di amministrazione e collegio sindacale? È presto detto: scaduti nel 2029, verrebbero ricostituiti con un mini-incarico sempre fino al 2031.
Dall’anno successivo, l’altra proposta di Reggi è di ridurre la durata dei mandati di consiglio di amministrazione e collegio sindacale da 4 a 3 anni. Così che, ad ogni mandato di 6 anni per presidente e consiglio generale, ne corrispondano due di 3 anni per consiglio di amministrazione e collegio sindacale.
Tutto bene?
Le proposte del presidente Reggi destano alcune perplessità. Innanzitutto verrebbe alterato l’attuale equilibrio tra gli organi della Fondazione, garantito anche dalla stessa durata in carica. Passare da 4 a 6 anni per il mandato del presidente ne aumenta in modo evidente il potere, anche se accompagnato dal consiglio generale.
In più, con i mandati di 3 anni si riduce il contrappeso della governance collegiale garantita dal consiglio di amministrazione, così come il controllo del collegio sindacale. Ancor peggio fa la norma transitoria 2029-2031, che vedrebbe la nomina “riempitiva” dei due organi per soli 24 mesi.
Sulle spalle dei consiglieri
Terzo e non ultimo elemento di riflessione: la responsabilità di queste variazioni allo statuto proposte dal presidente Reggi ricade del tutto sui 15 consiglieri generali della fondazione (sotto i loro nomi e quelli di enti e istituzioni che li hanno indicati). Come dicevamo, basta che con voto palese si esprimano a favore delle variazioni statutarie 10 di loro.
Se può essere accettabile allungare il mandato di chi verrà dopo, diventa molto più complicato votare per se stessi due anni di proroga dal 2029 al 2031. Con tutte le valutazioni etiche del caso (vedi alla voce conflitto d’interesse) e con la conseguente esposizione rispetto alla comunità che rappresentano, anche se per i consiglieri generali non sono previsti vincoli di mandato e quindi agiscono in modo indipendente da chi li ha indicati.
Il presidente “irresponsabile”
Poi resta da considerare la posizione del presidente Reggi. Con l’approvazione della norma transitoria avrebbe l’indubbio vantaggio di restare in carica due anni in più. Ricordiamo ancora che nel caso andassero in porto, su queste variazioni decise dai consiglieri generali il presidente non avrà alcuna responsabilità, poiché non ne vota i contenuti, ma vedrà aumentare notevolmente il suo potere personale anche sul piano politico fino al 2031.
L’oggi e il domani
La discussione è aperta. E la scelta sulle eventuali variazioni facoltative allo statuto non dovrebbe guardare solo a figure e fattori contingenti. Per esempio focalizzandosi sul buon andamento del bilancio di Palazzo Rota Pisaroni nel 2025. Sono risultati agevolati anche da un trend mai visto dei mercati finanziari. In particolare per chi, come la Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha un patrimonio di circa 380 milioni di euro costituito quasi interamente da titoli mobiliari (fondi, azioni, obbligazioni e così via).
L’invito è ad alzare lo sguardo, qualsiasi scelta faranno i consiglieri generali entro la scadenza del prossimo ottobre. L’equilibrio, la collegialità e la continuità della governance sono valori importanti, ma a prescindere dalla durata dei mandati. E quindi non vanno visti in positivo solo se danno più tempo, in questo caso oltretutto solo a vantaggio di alcuni organi di un ente sottraendolo ad altri. Perché gli uomini le donne al comando passano, ma le Istituzioni restano. Anche nel caso della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Consiglieri generali di Piacenza
- Valter Bulla (Associazioni di volontariato);
- Leonardo Bragalini (cooptato dal Consiglio generale);
- Luigi Cavanna (Provincia);
- Vincenzo Cerciello (Politecnico);
- Francesca Colla (Università Cattolica);
- Cristina Dodici (Comuni della provincia);
- Ivano Fortunati (Diocesi);
- Fabio Leggi (Associazione La Ricerca);
- Carlo Marini (cooptato dal Consiglio generale);
- Mauro Monti (Conservatorio Nicolini);
- Anna Muselli (Camera di Commercio dell’Emilia);
- Maria Grazia Sabato (Comune di Piacenza).
Consiglieri generali di Vigevano
- Daniela Boffino (Comune);
- Rossella Buratti (Associazioni di volontariato);
- Elena Sisaro (Diocesi).
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
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