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Tommaso Foti: l’Italia corre con il Governo Meloni, vi racconto il mio lavoro di ministro

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Tommaso Foti in grande spolvero. Come sempre, commentavano i presenti con sguardo ammirato, quando torna nella sua Piacenza. L’occasione per incontrare il ministro di Pnrr, Affari europei e Politiche di coesione è stato l’appuntamento con la stampa organizzato stamattina nella sede di Fratelli d’Italia, per tracciare un bilancio dei primi mille giorni del Governo presieduto da Giorgia Meloni.

Un bilancio che per Foti parla chiaro (clicca qui per vedere la sintesi di palazzo Chigi). “Dati positivi”, analizzati dal ministro affiancato dal coordinatore provinciale di FdI, Filippo Bertolini, e davanti ai vertici locali del partito: il vicepresidente dell’Assemblea regionale Giancarlo Tagliaferri; le consigliere comunali di Piacenza, Sara Soresi e Gloria Zanardi; la vicecoordinatrice provinciale, Erika Opizzi; il consigliere provinciale e assessore a Fiorenzuola d’Arda, Massimiliano Morganti; il responsabile degli enti locali, Fabio Callori, e il sindaco di Podenzano, Riccardo Sparzagni.

“Penso che dicano i numeri più delle parole”, ha affermato il ministro. “In mille giorni di Governo Meloni sono aumentati di un milione i posti di lavoro, più di mille al giorno. È diminuito in modo drastico lo spread e la Borsa è cresciuta dell’80%”. Non basta: “Abbiamo dei dati economici anche per il cosiddetto disavanzo (rapporto Deficit/Pil, ndr) che sono esattamente la metà della percentuale raccolta in eredità dal precedente governo”. Quindi, ha aggiunto, “mi pare che ci siano elementi di positività, pur in un quadro internazionale che evidentemente desta preoccupazione e produce effetti a volte del tutto inconcepibili e sicuramente imprevedibili”. Con l’Italia che comunque “è tornata al centro della politica europea e internazionale, una smentita nei fatti ai profeti di sventura che avevano disegnato uno scenario apocalittico dopo la vittoria di Giorgia Meloni”.

Professione ministro…

Passando al suo impegno nell’Esecutivo, Foti è salito sul treno in corsa del Governo all’inizio dello scorso dicembre, “e se possibile, da allora questo treno ha aumentato la sua velocità. In particolare la situazione del Pnrr e la fase iniziale degli accordi di coesione impegnano notevolmente”. Ormai il Piano nazionale di ripresa e resilienza è per così dire “all’ultimo miglio, visto che si deve chiudere entro il 30 giugno del prossimo anno e quindi non c’è più tempo per sperare in proroghe che in realtà la Commissione europea ha già negato in più occasioni. Serve uno sforzo, da parte di tutti, per quello che può diventare un fiore all’occhiello per l’Italia in Europa”.

I numeri del Pnrr

Anche in questo caso per il ministro sono i numeri a parlare: “A oggi è stata ottenuta la liquidazione di sette rate del Pnrr, pari a oltre 140 miliardi di euro, grazie al raggiungimento degli obiettivi previsti di performance e riforme. Un’erogazione di fondi che non è automatica, ma legata al conseguimento di questi obiettivi”. La richiesta per l’ottava rata è già stata presentata, ha spiegato, sottolineando quanto il lavoro sia complesso “con circa 290.000 progetti da monitorare che spaziano nei campi più vari”. Adesso “l’attenzione si concentrerà in particolare sull’utilizzo dei 72 miliardi di euro a fondo perduto, sui 194 a disposizione. I restanti 122 miliardi sono, invece, prestiti da restituire. Senza dimenticare però che l’Italia è comunque un contribuente netto nell’Unione europea”. In questo quadro, ha evidenziato Foti, “il nostro Paese, in valore assoluto, si colloca tra quelli più avanzati nell’attuazione del Pnrr”.

La riforma della Pac

Per quanto riguarda le Politiche di coesione, Foti si è soffermato sulla Pac, confermando che “la Politica agricola comune rimarrà invariata fino al 2027. Per la nuova Pac 2028-2034, la proposta vede due momenti: il primo pilastro prevede circa 300 miliardi di rimborsi agli agricoltori; il secondo che gli altri 87 miliardi facciano parte delle risorse Paese che i singoli Stati devono orientare. Riteniamo che la Pac vada esclusa dalla politica dei progetti Paese proprio perché ci sono caratteristiche troppo differenti. E mi auguro che nella proposta di mediazione, che si discuterà nel prossimo anno e mezzo, l’Italia trovi soddisfazione alle proprie richieste”.

Il caso Paesi sicuri

In merito alla sua delega agli Affari europei, il ministro ha riposto a una domanda sulla recente sentenza della Corte di Giustizia Ue relativa al rimpatrio degli immigrati irregolari: “La sentenza sarà superata dalla decisione dell’Unione europea, perché la volontà di Bruxelles è quella di determinare per i 27 la definizione di Paese sicuro ma anche l’indicazione di Paese sicuro”. La Corte, tra l’altro, “ha riservato un inciso non irrilevante: se l’ordinamento giudiziario vuole dissentire dal provvedimento di legge deve motivarne la ragione. Penso che sia difficile, perché lo Stato ha formato questa sua volontà basandosi su rapporti del ministero dell’Interno, di quello degli Esteri, cioè di organi che hanno un monitoraggio e uno scambio di informazioni con i Paesi Ue, che non sono secondari a quelli di altri”.

La sfida dei dazi 

Non poteva mancare un passaggio su dazi Usa, che preoccupano anche le aziende piacentine, in particolare quelle colpite dalle tariffe del 50% su acciaio e alluminio: “Sono dazi pesanti, che rendono difficile far risultare competitivo il prodotto sul mercato. L’auspicio è che la fase di esame delle esenzioni sui singoli prodotti possa portare a percentuali più favorevoli, in linea con le impostazioni di inizio anno che, seppur gravose, non raggiungevano l’attuale dimensione”.

Innamorato di Piacenza

Infine, riflettori sulla sua Piacenza, visti gli interventi del ministro Foti per favorire le recenti visite in città dei colleghi Alessandro Giuli, titolare della Cultura, e Matteo Piantedosi, responsabile de Viminale. “Cerco di non sovrapporre troppo le due cose, perché un conto è essere ministro della Repubblica, un altro è essere innamorato di Piacenza. Sono due cose diverse. Certo è che se il territorio, come altri territori, sottolineano delle questioni rispetto alle quali è possibile segnalare e intervenire…” si fa. “C’era il tema della sicurezza, è venuto Piantedosi, sollecitato anche dal sindaco di Piacenza (Katia Tarasconi, ndr). C’era la questione dell’ex albergo San Marco, più che altro per pensare a un itinerario Verdiano che colleghi i luoghi in cui è vissuto il Maestro: con Giuli siamo partiti da Piacenza, ma siamo andati anche a Villanova, Busseto e Roncole”. Insomma, “non è che io fossi l’unico a chiedere questi interventi”. E allora è proprio così: al cuor non si comanda, anche quando è quello di un ministro…

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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