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Francia, Israele, Germania: Paesi diversi ma proteste identiche, perché?

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Francia: Parigi brucia è un film del 1966 di René Clément e allo stesso tempo l’immagine iconica di quello che sta accadendo oggi. Chiusi il Louvre e la Tour Eiffel, la “Ville lumière” è invasa da rifiuti non raccolti e da manifestanti che danno loro fuoco, tanto da costringere l’Eliseo a rinviare la visita di re Carlo III. Ma non si tratta solo di Parigi: da Bordeaux a Rennes fino a piccole città di provincia, la protesta, spesso violenta, si fa strada. Ieri l’altro c’è stato lo sciopero generale e i trasporti in Francia sono stati terremotati. Centinaia di voli cancellati, centinaia di fermi e di poliziotti feriti. Tutto ciò orchestrato dalla Cgt, la Cgil francese, che raccoglie il 32% dei lavoratori d’oltralpe.

Arroganza e siccità

Il tutto a causa non tanto della riforma delle pensioni che, vista dall’Italia (da 62 a 64 anni a far tempo dal 2030, con ampie eccezioni per i lavori usuranti) sembra davvero poca cosa, ma per l’arroganza di Emmanuel Macron: temendo un voto contrario dell’Assemblée Nationale, ha preferito usare i poteri costituzionali per approvare la riforma senza il voto del Parlamento. Non basta: per far fronte alla perdurante siccità il governo del presidente Macron ha ideato la costruzione di mega bacini idrici che servano a contenere l’acqua piovana e quella dei fiumi. Apriti cielo: a Sainte Soline (Nuova Aquitania, sud est del Paese, comune di 379 abitanti) scontri tra ambientalisti e polizia con duecento feriti. Molte auto della polizia a fuoco, gli ambientalisti erano aiutati da black bloc armati di machete, asce e bombe a benzina.

Da Berlino a Gerusalemme

Meno eclatante ma altrettanto sorprendente lo sciopero indetto in Germania sempre ieri l’altro: «La Germania paralizzata dal più grande sciopero dei trasporti degli ultimi 30 anni» titola un giornale. Perché? Si chiede un aumento degli stipendi per contrastare l’inflazione. In Germania dal 1990 al 2020 gli stipendi sono aumentati del 33,7% (contro la diminuzione del 2,9% dell’Italia nello stesso periodo). Un dipendente italiano guadagna mediamente 22.339 euro, a parità di potere d’acquisto, cioè tenendo conto dei prezzi nei diversi Paesi, contro i 29.776 della Germania e i 24.908 della Francia. Nella media europea un dipendente guadagna 3.560 euro lordi annui più di un italiano. Eppure la Germania è in rivolta.

E Israele? Senza tema di smentite, avrebbe problemi enormi da risolvere ma è in rivolta contro il governo di Benjamin Netanyahu per la riforma della Corte Suprema, della quale si vogliono limitare i poteri, subordinandoli a quello dell’esecutivo. Notizia recente è che dopo l’assedio al parlamento di Gerusalemme, il primo ministro ha dichiarato di sospendere la procedura della riforma.

Disuguaglianze e…

Se la Francia ci ha un po’ abituato alla rivoluzione, da quella famosa del 1789 alle “trois glorieuses” del luglio 1830, al maggio francese del 1968 e ai più recenti “gilets jaunes”, i gilet gialli, che tanto avevano entusiasmato Di Maio e Di Battista, le rivolte tedesca e israeliana ci sembrano davvero eccessive. La Germania, in particolare, non ha mai vissuto in tutta la sua pur travagliata storia nessun momento rivoluzionario.

E allora? Mentre attendiamo analisi storico-sociologiche su questi fenomeni, rileviamo che in Francia le proteste non erano guidate da sessantenni che agognavano l’ormai vicina pensione, ma da giovani che di un riassestamento del sistema pensionistico dovrebbero solo essere felici; perché, così come sono messi a Parigi e dintorni (e come eravamo messi noi prima del ben più drastico trattamento “Fornero”), il sistema pensionistico non stava in piedi. E Macron oltre ad aver promesso la riforma nel suo programma elettorale, ha dichiarato che la situazione attuale non era sostenibile se non alzando ancora le tasse in un Paese come la Francia dove sono leggermente più alte delle nostre, in pratica il top europeo.

Probabilmente il mix pandemia, rialzo delle bollette e guerra in Ucraina ha portato alla luce le grandi diseguaglianze sociali e molto risentimento, che oggi si sfoga nelle piazze.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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