Futuro nazionale: il generale Roberto Vannacci ha presentato il programma (Base ideologica e programmatica) della sua formazione. Si tratta di un’orgogliosa declamazione di principi e un lungo elenco di propositi con un insistito richiamo alla romanità, che sembra l’auto-caricatura del cripto-fascismo di cui l’ex ufficiale è volentieri tacciato trasversalmente. Se si dovessero trarre delle conseguenze in termini di gradimento da questa presa di posizione politica, sarebbero lusinghiere. Secondo l’ultima rilevazione demoscopica, quella di Termometro Politico di ieri (media dei sondaggi effettuati da Tp, Winpoll, Lab21, BiDiMedia e Piepoli), FN sarebbe la seconda forza del centro-destra col 7,4%. Scavalcherebbe Forza Italia di un decimale (7,3), mentre infliggerebbe quasi 2 punti di distacco alla Lega (5,5%, nuovo minimo storico).
A parte il fatto che basterà aspettare meno di un mese (27-28 settembre, suppletive per la Camera di Reggio Calabria) per contare finalmente dei veri voti politici del generale, qualcosa si può già dire sulle idee esposte da Vannacci e dai suoi.
L’esperimento politico FN
I primi quattro capitoli del Programma sono dedicati all’economia (fisco, lavoro, Pmi, accesso al credito). Seguono gli attesissimi 5° capitolo sull’assimilazione e la famigerata remigrazione e il 6° sulla politica estera. Quindi: sicurezza, giustizia (e carceri), energia, difesa, cybersicurezza, riforme istituzionali e principio di sussidiarietà tra gli enti territoriali. Prima della conclusione sul sociale e l’agricoltura, c’è spazio per un altro interessante capitolo, il 13°, sui valori non negoziabili (vita, famiglia, identità cristiana e demografia) e comprensivo della proposta del mutuo tricolore per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie con figli.
Chi vuole può informarsi direttamente sul web nel dettaglio di questi contenuti. Noi ci guardiamo sia dal farvi propaganda non richiesta (né opportuna, ove limitata a FN), sia dall’esprimere giudizi di valore che sarebbero ipso facto di merito politico. Qui possiamo occuparci solo di struttura politica, cioè della credibilità dell’esperimento costituito da Futuro Nazionale. Anche perché la Base ideologica e programmatica, in sé, è un mero esercizio di stile: nessuna forza politica dispone da sola del consenso necessario a tradurre puramente le proprie proposte in prassi di governo. Sicché, a noi interessa domandarci quale sia la prospettiva di FN, anche alla luce dei contenuti esposti nel suo Programma.
FN indebolisce il centrodestra e…
La formazione di Vannacci, nelle persone di quanti attualmente se ne dichiarano esponenti in Parlamento, era giocoforza dentro il centrodestra di governo. Giocoforza perché i suoi deputati e senatori erano stati eletti nelle file dell’attuale maggioranza e l’ex ufficiale non si era candidato a Roma. Scindendosi da questa maggioranza, FN pone in essere una condotta che oggettivamente indebolisce il centrodestra di governo. Lo indebolisce perché ne mina l’affidabilità interna ai partiti e perché rende pubbliche delle critiche che perdono in costruttività, nel momento in cui non sono più oggetto di confronto interno alla coalizione.
Il punto, anche volendo accreditare la convinzione di buona fede della fattibilità delle proposte (di cui diremo qualcosa appresso), è la logica di coalizione. La partenza, per chi volesse portare la linea di governo più a destra di quanto non sia oggi, dovrebbe consistere nel prendere il controllo delle formazioni di destra esistenti, che sono già due (FdI e Lega). E questo non basterebbe ancora, perché poi occorrerebbe comunque comporre queste istanze più avanzate di destra con quelle moderate, a loro volta (secondo una tendenza frazionistica tipicamente nazionale) portate avanti da due distinte formazioni, la citata Forza Italia e Noi Moderati.
L’alternativa, vale a dire distinguersi dal centrodestra, si ridurrebbe a fare i conti con una maggioranza e un governo di centrosinistra, ovvero con una situazione di blocco, di pareggio o paludosa e il tentativo d’insediare un Governo tecnico. Governo tecnico che sarebbe ancora più allineato alle posizioni europeiste e internazionaliste, le quali a rigore dovrebbero apparire a Vannacci e al suo movimento come fumo negli occhi.
L’unica concreta prospettiva di FN è riportare un numero sufficiente di suffragi, ovvero esserne presuntivamente accreditato tramite i sondaggi, tale da lucrare una rendita di posizione nei confronti di Giorgia Meloni e della sua coalizione. Volete vincere, ovvero volete poi comunque governare? E allora dovete o dovrete scendere a patti con noi. Patti vogliono dire sicuramente posti di responsabilità, dai quali poi si dirà d’intendere provare a cambiare le cose. “Provare a cambiare”, in diritto, è un’obbligazione di mezzi e non di risultato: se ne libererebbero provandoci, o meglio dicendo di averci provato.
Velleità e temi sospesi
Due parole sul merito del programma di FN. In economia, di fatto ripete le promesse che già Meloni aveva fatto nel 2022 prima di vincere le elezioni e che poi ha solo in parte realizzato, una volta alle prese con la concretezza (cioè, i limiti) delle responsabilità di governo.
Sulla questione dell’assimilazione e della remigrazione, a parte la fattibilità delle singole proposte, ci sentiamo di fare due considerazioni. La prima è che appare velleitario pensare di cambiare paradigmi culturali puntando tutto o quasi sulle norme e le procedure. Ci vogliono tempo e diffuso consenso per mutare certi orientamenti di fondo. La seconda considerazione è strettamente connessa alla prima e l’avevamo già svolta parlando del Vannacci candidato della Lega di Salvini alle Europee di due anni fa.
Da alcuni orientamenti non si può prescindere neanche volendo, vale a dire anche senza saperlo, perché sono un tutt’uno con il mondo e la storia per come sono venuti evolvendosi. Parlando di cittadinanza, ad esempio o di società cristiana, non possiamo prescindere dalla Rivoluzione francese e dalla laicità repubblicana e democratica. Tornare alle Monarchie assolute e al “Cuius regio eius religio” della Pace di Vestfalia del 1648 non è possibile, per ragioni giuridiche e prima ancora culturali e di costume, cioè epocali.
Per quanto riguarda la politica estera, l’indeterminatezza delle proposte è pari o addirittura superiore a quella della politica economica e finanziaria. La soggezione americana dovrebbe convertirsi in una condizione di partenariato relativamente paritario, ma non abbiamo scorto alcun riferimento ai sacrifici che occorrerebbe sopportare per praticare questa maggiore assertività. Sulla guerra tra Russia e Ucraina, per quanto il Programma si risparmi la trita formula della “pace giusta e duratura”, non si va oltre il generico riferimento a una “soluzione diplomatica”, che sa molto di Movimento 5 Stelle. Strano: dopotutto, quale terreno migliore per non restare supinamente soggetti agli Usa della denuncia del carattere di guerra per procura del conflitto combattuto tra il Donbass e Kiev?
Partiti e governabilità
Mentre a sinistra ci si affanna dietro la definizione del perimetro del Campo largo e le modalità di designazione della sua leadership, con il presidente del Pd Stefano Bonaccini che dà in sostanza degli ignoranti a quanti votano a destra (salvo poi provare a scusarsi dicendo di avere inteso fare in realtà il contrario, cioè autocritica), a destra si resta appesi al dilemma se allearsi o meno con FN del generale Vannacci. Le convulsioni sulla nuova legge elettorale in navetta tra le Camere e la possibile ripresa del ballottaggio di queste ultime ore lo dimostrano.
Ripetiamo, a proposito dell’ex militare, quanto scrivevamo due anni e anche solo due mesi fa. La sua ci sembra una ben orchestrata operazione di marketing personale. Gli elettori che dovessero sostenerla sappiano di farlo a ragione solo ove pensino sia auspicabile un’Italia ancora meno governabile: perché, programma o non programma, con un partito in più l’unico risultato possibile sarebbe questo.
Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.







