Economia

Gasparini (Confagricoltura): altro che Cai, Terrepadane resti di Piacenza e su Coldiretti…

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Filippo Gasparini e due battaglie: quella per la conquista di Terrepadane e quella conseguente che infuria dentro Coldiretti. Il presidente di Confagricoltura Piacenza è ben presente su entrambi i fronti ma con ruoli diversi.

Schierato contro l’entrata di Terrepadane in Consorzi Agrari d’Italia (Cai), naturalmente Gasparini è in prima linea per evitarla. Anzi, come vedremo alza il tiro “su chi non ha ancora capito o fa finta di non capire che cosa c’è in ballo anche fuori dal mondo agricolo”. Mentre sulla resa dei conti all’interno della Coldiretti piacentina, sta alla finestra, per il momento vestendo i panni dell’attento osservatore di quanto sta succedendo in via Colombo.

Presidente, partiamo dal progetto Cai: perché non le piace?
“Ci sono diversi livelli di valutazione. Il primo guarda alla storia: c’è già stata la Federconsorzi e non è finita bene. Cos’è cambiato oggi nel panorama per cui dovrebbe andare meglio questa volta? Nulla. Semmai, se possibile, il panorama è cambiato in peggio e non solo per l’agricoltura. Il progetto Cai non funzionerà perché l’agricoltura italiana è fatta di peculiarità locali e questa è la nostra forza. Da noi, quando fai qualcosa di troppo generale non va mai bene; e appunto la storia di Federconsorzi è li a dimostrarlo. Poi, nello specifico di Cai, ci sono coni d’ombra che non sono mai stati chiariti…”.

A cosa si riferisce?
“Perché realtà consortili-cooperative, caratterizzate da vincoli mutualistici come Terrepadane, si devono legare a una Spa come Bonifiche Ferraresi? Perché in questa operazione entrano le banche e le risorse pubbliche di Cassa Depositi e Presiti? Senza pensare che ci sia qualcosa di illegale, non mi sta bene comunque. E lo dico anche da contribuente”.

Come mai?
“Se un’agricoltura è sana, i soldi deve produrli e non assorbirli. A noi servono le infrastrutture non gli apparati. E più lo si guarda e più Cai ha solo le caratteristiche di un nuovo apparato. Un’operazione che sta facendo emergere anche le responsabilità della politica che su Cai continua a tacere”.

Ci spieghi, presidente Gasparini…
“Alla politica piacciono progetti del genere ‘chiavi in mano’, perché la politica non è più capace di fare un piano agricolo nazionale e cerca qualcuno che lo faccia per lei. Così nascono i progetti pasticciati come Cai, con dentro cooperazione, società per azioni, banche e partecipazioni pubbliche. Mi chiedo: perché invece non prendiamo esempio dalla Spagna? A Madrid hanno fatto un piano agricolo nazionale partendo dal basso, ascoltando i territori, partendo dalle loro diverse esigenze. E Piacenza è un esempio concreto anche da questo punto di vista”.

Perché?
“A Piacenza non servono modelli calati dall’alto e da lontano: ha ben chiare le sue necessità e ha tutte le capacità per affrontarle. Qui servono le dighe; condotte per la miglior gestione possibile dell’acqua; servono organizzazioni di prodotto, con reti e impianti per la trasformazione dal campo alla tavola, a partire dal pomodoro di cui Piacenza è una delle capitali, o dalla filiera del latte Dop… E torno a bomba: non ci servono gli apparati burocratici che invece di far dialogare i diversi territori italiani, valorizzandoli con le giuste strutture, ne affossano le esigenze appiattendo tutto e generando altri dubbi concreti”.

Di cosa sta parlando?
“Terrepadane funziona, ha numeri importanti: non è che il suo attivo e il suo patrimonio servono per chiudere i buchi generati da qualche altra parte? E non mi si venga a dire che tanto adesso arriveranno i soldi dall’Europa e che bisogna intercettarli al meglio giocando sul piano nazionale; l’operazione Cai era già partita ben prima del Recovery Plan, del Pnrr, ed è la stessa di allora”.

Con Cai non ci sarebbe la possibilità di godere di economie di scala, per esempio nel campo degli acquisti?
“Non credo proprio; Terrepadane, come il Consorzio di Cremona, già oggi fa volumi sufficienti e dialoga con i big del settore, ottenendo ottimi prezzi per i suoi soci. Le grandi multinazionali fissano un prezzo ed è quello, e non si rompono così le politiche dei cartelli per le forniture all’agricoltura… Allora, diciamola tutta.”

Prego…
“Di questo e della valorizzazione dei territori si dovrebbe occupare un sindacato degli agricoltori e non di creare nuovi carrozzoni. E qui mi permetta, vorrei far un esempio legato a una persona che comunque stimo, ma non capisco perché si sia schierata a favore di Cai. Un esempio emblematico”.

Di chi sta parlando?
“Di un amico come Gabriele Girometta. Ne parlo perché oltre ad essere un ottimo agricoltore è anche il sindaco di Cortemaggiore; un Comune che rappresenta un fiore all’occhiello dell’agricoltura piacentina. Non capisco, e lo dico col cuore in mano, come un sindaco come lui non si renda conto che aderire a questo progetto significa consegnare la ricchezza creata sul suo territorio a una entità nazionale come Cai”.

Il suo è anche un attacco in piena regola a Coldiretti?
“Guardi, quello che mi preoccupa non è colpire Coldiretti. Mi baso sui dati reali: un sindacato degli agricoltori che non si occupa del fatto che in Italia non ci sono i presidi presenti in Spagna, per esempio sugli anticrittogamici, e invece interviene massicciamente su un’operazione come quella di Cai, per me non fa il bene degli agricoltori. Vedremo se gli agricoltori capiranno la differenza tra chi sta facendo davvero i loro interessi e chi li vuole usare invece per i propri interessi, lasciandogli le briciole. Se sarà così, verrà scardinato il ruolo di queste corporazioni, che usano la loro massa critica sul piano politico solo per sorreggere se stesse”.

A cosa sta pensando?
“Credo che oggi gli agricoltori siano sempre più imprenditori, sia per dimensioni aziendali che per capacità manageriali. E quindi, se capiscono che i loro rappresentanti li usano ad altri fini che non quelli di difendere i loro interessi e la loro crescita, a Piacenza dalla battaglia di Terrepadane potrebbe nascere qualcosa di ben più importante”.

Del tipo?
“Si ricorda la marcia dei 40mila a Torino, quella dei colletti bianchi della Fiat che nel 1980 si ribellarono al pensiero unico che volevano imporre le organizzazioni sindacali? Ecco, da Piacenza, attraverso lo scontro su Terrepadane, se verranno eletti i rappresentati che non vogliono portarlo in Cai, potrebbe arrivare un segnale del genere e cambiare come allora la storia sindacale stavolta nel campo agricolo”.

A Piacenza raccontano che con lo scontro in atto in Coldiretti lei si prepari a fare il pieno di nuovi iscritti per Confagricoltura…
“Le dico questo: parlando con gli agricoltori si avverte molto bene come non si sentano tutelati, a partire dai problemi che devono affrontare tutti i giorni; anche i più banali, che attenzione, non vuol dire siano meno importanti. Vogliamo parlare dell’invasione dei cinghiali e degli altri selvatici che danneggiano le colture? Dell’acqua che dal 20 di luglio non c’è più, anche se oggi con i nuovi impianti irrigui goccia a goccia viene utilizzata al meglio? Vogliamo parlare di politica e burocrazia che ne inventano una al giorno invece di agevolare i territori e le loro peculiarità?”.

Quindi, presidente Gasparini?
“E allora, perché invece smontare un modello che funziona come Terrepadane, che su tanti di questi temi, e molto di più, è quotidianamente al fianco degli agricoltori con competenza e qualità, un sindacato non si occupa di questi problemi? Ecco perché gli agricoltori si sentono abbandonati. E Coldiretti o Confagricoltura che sia, di questo dobbiamo occuparci, non di Consorzi agrari d’Italia”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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