Giorgetti sul governo ha parlato chiaro. Ma non è altrettanto chiaro chi ha messo nel mirino: solo Di Maio e Conte, oppure anche Salvini? A pochi giorni dal voto europeo il potente numero due della Lega e sottosegretario alla presidenza del consiglio ha manifestato tutta la sua insofferenza verso i 5 Stelle, ma anche verso il premier. Va ritrovato l’affiatamento, ha detto Giorgetti, se no così non si va avanti. E chi se non il presidente del consiglio è il primo responsabile dell’armonia nella compagine di governo?
Il voto europeo
Detto questo, veniamo al resto del ragionamenti del sottosegretario fatti con diversi media (Corriere della Sera, Messaggero, Stampa estera). “È naturale che queste elezioni serviranno anche a pesarci, a capire il gradimento degli italiani nei confronti dei due partiti di governo. Ed è naturale – ha proseguito Giorgetti – che se la Lega uscirà dalle urne come primo partito, tanti dossier verranno sbloccati partendo da questo presupposto, di sicuro tenendone conto”.
A caccia di chiarezza
Quindi dal 27 maggio a dare le carte su tutto quanto è bloccato, dal decreto sicurezza bis ai provvedimenti economici, sarà chi tra Lega e 5 Stelle è uscito vincente dalle urne. Con l’altro che dovrà piegare la testa. “Certo, sarebbe strano il contrario o no? Chi perde dovrebbe guidare?”, si è chiesto Giorgetti. “A questo punto mi auguro che da lunedì si andrà spediti su tanti argomenti che finora sono stati rimandati. Da lunedì ci sarà chiarezza”.
Le cose che contano
Una chiarezza con i 5 Stelle chiesta anche a Salvini, che in questa esperienza di governo si è legato mani e piedi a Di Maio. Con lo stallo sulle cose che “contano” sempre più insopportabile alla base leghista che Giorgetti conosce benissimo.
Insomma, non si può parlare solo di immigrati e ong; va dato molto più spazio ai temi più cari al nord, e contrastati dai 5 Stelle, che di certo renderanno molto difficile il futuro del governo giallo-verde. L’autonomia regionale di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, i grandi lavori a partire dalla Tav, il rilancio della flat tax e chi più ne ha più ne metta.
Le vie d’uscita
Sono tutti temi su cui Salvini s’è impantanato e che nei sondaggi sono alla base dell’ultima perdita di consensi del Carroccio. Ma se il trend delle intenzioni di voto dovesse essere smentito, e il 26 maggio per la Lega arrivasse un plebiscito, cosa dovrebbe fare Salvini?
“Credo che dovrà farsi carico dell’onere e dell’onore di rivestire un ruolo superiore rispetto a quello ricoperto oggi”, ha detto Giorgetti. Quindi, nel caso, deve puntare alla poltrona di palazzo Chigi al posto di Conte.
Tuttavia, anche se la Lega ottenesse meno consensi del previsto alle Europee, il futuro dell’attuale governo sarebbe fosco. A questo punto, come non chiedere a Salvini una severa autocritica, che potrebbe portare solo a una via d’uscita alla voce crisi di governo?
Il passo indietro
E qui veniamo ai retroscena su un vero braccio di ferro con Salvini. Ai ragionamenti attribuiti a Giancarlo Giorgetti, ma non confermati, come quello che riporta Il Fatto. “Sono pronto a fare un passo indietro e a dimettermi se le cose non cambieranno, se il governo non comincerà a fare le cose che la gente si aspetta”, avrebbe detto il numero due di via Bellerio. Lasciando intravedere una crisi pesante non solo nel governo, ma soprattutto in questa Lega a trazione social, che a lui e a tanti esponenti storici del Carroccio forse non è mai piaciuta.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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