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Giorgia Meloni: la sua Leopolda milanese e il sogno di diventare premier

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Giorgia Meloni apre (con un anno di anticipo) la sua campagna elettorale a Milano con una conferenza programmatica dalle altissime pretese e altrettanto altissime aspettative. La presenza di Giulio Tremonti (74 anni), dell’ex giudice veneziano Carlo Nordio (75 anni) e del filosofo Marcello Pera (79 anni) vuole segnalare che Fratelli d’Italia può andare al governo con un parterre di candidati eccellenti. Perché la vera sfida di Giorgia è la guida del governo, che lei ritiene ad un passo.

Quante leghe a palazzo Chigi?

Con tutti i nostri auguri, cara Giorgia, palazzo Chigi è ancora lontano parecchie leghe, e non abbiamo usato a caso questa antica unità di misura. Perché brilla il mancato invito alla kermesse milanese degli alleati di sempre, Berlusconi e Salvini. Giorgia: hai da tempo superato il 20% dei consensi nei sondaggi, ma da sola non vai da nessuna parte. E anche con la Lega (17%, in discesa) e Forza Italia (8%, in leggera salita) fai circa il 46%, e solo con l’inclusione dei cespugli centristi, di Toti e di qualche altro volonteroso potresti ambire alla maggioranza.

Il volto migliore

Con la sua Leopolda meneghina che chiude oggi la Meloni vuole presentare il volto migliore ai suoi elettori. Lontana dalla supponenza della Le Pen, alla cui amicizia – dopo la débâcle della francese – la leader della destra è molto meno interessata. Invece di mostrare i muscoli, inanellando personalità di un’altra epoca e che qualcuno ha già definito come “primo governo Berlusconi” più che “nuovo governo Meloni”, Giorgia dovrebbe cercare di rinsaldare i suoi rapporti con gli altri movimenti del centrodestra, senza i quali, come abbiamo detto, farà poca strada.

Una leader inclusiva?

Invece la Meloni sta facendo l’esatto contrario: in Sicilia il suo braccio di ferro sulle candidature sta spaccando ulteriormente il centrodestra. Giorgia vuole ad ogni costo dimostrare di essere la leader indiscussa della coalizione, anche a rischio di frantumarla. Il sentore c’è già stato durante la trattativa per l’elezione del presidente della Repubblica, nella quale la Meloni ha marciato da sola, cercando sempre di differenziarsi dagli alleati.

Il primo governo Meloni

Tuttavia ammettiamo anche che, con un colpo ad oggi inaspettato, la Meloni arrivi a palazzo Chigi, costringendo Salvini e Berlusconi ad un’alleanza elettorale senza i necessari chiarimenti. Ad oggi, secondo le regole del centrodestra, chi ha più voti governa. E dunque ecco Giorgia presidente del Consiglio. Ora si tratta di distribuire gli incarichi ministeriali, tenendo presente che gli alleati vogliono la loro parte. Non difficile designare ministri leghisti (ce ne sono anche oggi e non lavorano neppure male) o forzisti. Anche a Toti spetterebbe un dicastero, come ad altri alleati minori. Ma la parte del leone, com’è ovvio e come vorrebbe, spetterebbe a Fratelli d’Italia. Che schiererebbe appunto Nordio (alla giustizia), Tremonti (all’economia), Pera (rapporti col parlamento? Cultura?) oltre al solito La Russa (ancora alla Difesa) e Crosetto (all’Europa?).

Giorgia in Europa

È proprio scendendo nel dettaglio dell’organigramma che si notano i primi problemi. Che rapporti avrebbe la Meloni con l’Europa? La vedete in un summit con la Von der Leyen? Sicuramente atlantista a tutta prova, non potrebbe che andare d’accordo con Biden o forse no (“Usa paghino costo delle sanzioni, non faremo i muli da soma dell’Occidente” ha dichiarato). Direte che altri sono i toni del capopopolo su un palco e altri i toni della diplomazia, ma certe cose restano e tornano a galla quando sono meno opportune. E l’amicizia con Orban? E la Meloni che celebra il 25 aprile?

Verso il 2023

Qualche analista ha azzardato che forse anche in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni legislative del 2023, con Fratelli d’Italia al primo posto, a palazzo Chigi ci starebbe meglio qualcun altro al posto della Meloni. Ovviamente uno d’area. Un Crosetto, per esempio, o un Tremonti o un Pera, con la leader romana in una posizione più defilata. Ma, per quel poco che conosciamo la Meloni, non accetterà mai di farsi da parte, convinta com’è di essere la mejo in tutti i campi oltreché nella politica.

Auguri, Giorgia: vogliamo proprio vedere cosa saprai fare. E se, per caso, trovassi anche uno strapuntino per far accomodare Draghi, secondo noi non faresti male.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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