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Giovanni Paolo II: il santo combattente in un ricordo unico a cent’anni dalla nascita

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(Foto di Arturo Mari, ufficiale dell'Osservatore Romano)

San Giovanni Paolo II: 100 anni fa, il 18 maggio 1920, nasceva a Wadowice presso Cracovia, in Polonia, Karol Józef Wojtyla. 264° Papa della Chiesa cattolica, secondo successore di Pietro per durata del pontificato dopo Pio IX. 26 anni, 5 mesi e 17 giorni sulla Sede Apostolica, dal 16 ottobre 1978 alla morte, il 2 aprile 2005. Primo Papa non italiano dopo quattro secoli e mezzo. Canonizzato a 9 anni dalla scomparsa, il 27 aprile 2014, insieme a Giovanni XXIII, il Papa del Concilio Vaticano II al quale partecipò attivamente. La Chiesa ne fa memoria liturgica il 22 ottobre, nella ricorrenza dell’inaugurazione del suo ministero pontificale.

È il Papa di tutti, si potrebbe dire. Nel senso che gran parte dei fedeli cattolici viventi ne ha impresso nella memoria il ricordo più nitido nel suo ufficio di capo visibile della Chiesa. Ma ci sono anche altre ragioni a renderlo vicino a tanti di noi, credenti e non. Circostanze storiche, momenti di vita ecclesiale, esperienze personali. È stato il Pontefice che ha regnato per intero più a lungo nel “secolo breve”, il ‘900. Ripercorriamo per sommi capi quest’epopea, che coincide largamente con la storia europea e mondiale tuttora in divenire.

Dai totalitarismi alla cattedra di Pietro

La vicenda di Giovanni Paolo II ha avuto, si può dire sin dall’infanzia, due direttrici: la sofferenza e il coraggio. La sofferenza veniva dall’essere rimasto orfano di madre a 9 anni e dall’aver perduto l’unico fratello 3 anni dopo, restando ancora per pochi anni solo col padre. La sua sofferenza era anche il riflesso di quella della sua nazione, la Polonia, sempre preda degli imperi ad est e ad ovest ma sempre indomita. Il passaggio dalla costrizione sterminatrice nazista alla dittatura dominatrice comunista ha segnato gli esordi e la maturazione della vocazione sacerdotale del giovane Karol. Ma prima di prendere, col sereno e consapevole coraggio di cui si diceva, la via dei chierici, egli ebbe modo di mantenersi materialmente facendo l’operaio. E di coltivare lo spirito anche laicamente, dedicandosi alla passione per il teatro e la recitazione.

Entrato in seminario (clandestinamente) nel 1942, venne ordinato presbitero a guerra appena conclusa, nel 1946. Al sacerdozio lo avevano preparato non solo gli studi teologici, ma anche i prediletti studi filosofici d’impronta personalista. Nel 1958, a soli 38 anni, venne consacrato vescovo ausiliare di Cracovia, diocesi che governò di fatto dal 1962 e come arcivescovo dal 1964. Nel 1967, san Paolo VI lo volle cardinale e lo associò strettamente alla Santa Sede, attraverso il neo-costituito Sinodo dei Vescovi. E nel secondo conclave del 1978, necessario per dare un successore a Giovanni Paolo I scomparso dopo appena 33 giorni di pontificato, venne eletto Papa. La spuntò, per così dire, dopo il testa a testa SiriBenelli, icone tradizionali del papato italiano e del bipolarismo conservazione-innovazione.

Tra comunismo e liberismo

L’elezione al soglio di Pietro di un non italiano dopo 455 anni fu doppiamente sorprendente, giacché il prescelto proveniva da oltre la “cortina di ferro”. C’erano dunque tutte le premesse perché egli, forte dell’età (58 anni), dell’indomito temperamento e dell’imponente carisma potesse contribuire ad abbatterla. Cosa che puntualmente e progressivamente fece, sopravvivendo alla mano omicida di Alì Agca che si levò contro di lui il 13 maggio 1981. Dalla natia Polonia, dove sostenne la causa di Lech Wałęsa e di Solidarność, alla Germania divisa dal Muro eretto nel 1961, il passo fu breve. Nell’arco di un decennio, grazie anche alla speranza suscitata dall’esuberanza di fede e  coraggio de “l’atleta di Dio”, il comunismo si congedò dalla storia dell’Occidente. Questo fatto portò indubbiamente ad un ulteriore avvicinamento della Santa Sede a Washington. Ne furono prova gli stessi rapporti personali strettissimi di Papa Wojtyla con Ronald Reagan.

Ma, nell’arco di un pontificato tanto lungo, non mancarono occasioni in cui Giovanni Paolo II ebbe modo di additare i rischi insiti anche nel mondo democratico-liberale. Consumismo, edonismo, pragmatismo, ateismo pratico furono tutti aspetti deleteri sui quali il magistero di Giovanni Paolo II sferzò come quello di un novello Giovanni Battista. Senza dimenticare la condanna della guerra in tutte le sue forme e da chiunque promossa, salve le limitatissime eccezioni connesse al principio d’ingerenza umanitaria.

Dolore e coraggio

L’ultima cattedra sulla quale si sedette Giovanni Paolo II fu quella che più somigliava alla croce di colui del quale era detto vicario: la sofferenza. La crudele malattia di Parkinson privò inesorabilmente di capacità comunicativa un uomo che con la vitalità del corpo aveva reso tangibile la vivacità dello spirito. Ma quella sofferenza, sopportata fino alla completa consumazione, lo rese fratello a tutti in ciò che, volenti o nolenti, tutti umanizza.

Inaugurando il suo pontificato, il 22 ottobre 1978, Karol Wojtyla nell’omelia domandò di permettere a Cristo di parlare all’uomo. Permettano, i nostri “venticinque lettori”, che chi scrive concluda quest’evocazione di un gigante della Chiesa e della storia con il suo personale ricordo di bambino. Con un pellegrinaggio di Castel San Giovanni, cittadina piacentina che aveva dato i natali al cardinale Casaroli Segretario di Stato, si recò a Roma nel giugno 1989. Ed ebbe udienza da Giovanni Paolo II nel Palazzo apostolico. Il ricordo di quell’incontro, di quella carezza, di quel bacio li serba tra i più cari della sua vita. E spera di saper rinnovare l’emozione e le impressioni che gli suscitò il contatto con l’aura di quel sant’uomo.

Specie in frangenti drammatici come questi, sono sicuramente tante le preghiere che si levano a domandare l’intercessione del santo Papa contro la pandemia. Speriamo siano esaudite. Ma speriamo soprattutto di avere quel coraggio e quella fiducia, che a Giovanni Paolo II non mancarono mai e che a noi non permettono di dimenticarlo.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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