Cultura

I danni alla Gipsoteca di Possagno: il vero sfregio è non visitare i nostri musei

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Gipsoteca di Possagno. La vera vergogna (condivisa anche da chi scrive) è che non la si sia mai visitata. Di cosa stiamo parlando? Della Gipsoteca di Antonio Canova nella località in provincia di Treviso. Per molti già il termine è astruso. Cos’è una gipsoteca? Una raccolta di gessi, di statue di gesso. Posta a fianco della casa natale del più grande scultore neoclassico, la gipsoteca di Possagno raccoglie modelli di gesso, bozzetti di terracotta e marmi del celebre artista veneto.

Arrivano i vandali

Venerdì 31 luglio il fattaccio: un turista austriaco di 50 anni si mette in posa per alcune foto appoggiandosi (quasi sdraiato) alla riproduzione in gesso della Paolina Bonaparte come venere vincitrice e rompe alcune dita del piede della scultura.
Dopo di che si allontana fingendo indifferenza. Per fortuna le telecamere di sorveglianza riprendono tutto, i carabinieri identificano il turista e la vicenda è già approdata alla procura di Treviso per gli adempimenti di legge. Il turista – che non si è neppure scusato – afferma di aver “solo voluto fare una foto ” e che, se richiesto, provvederà a risarcire il danno causato.

Quanti danni

Vittorio Sgarbi, presidente della fondazione Antonio Canova, ha definito il turista “vandalo incosciente” e invitato la magistratura ad usare tutto il rigore necessario. Per fortuna non si tratta dello stesso sfregio che aveva inferto l’ungherese Laszlo Toth alla Pietà di Michelangelo nel 1972, quando aveva assalito la celebre scultura con un martello, in piena San Pietro, rompendole il naso.

Le statue poste a disposizione di tutti sono sempre in pericolo. Famoso l’episodio della Barcaccia, di Pietro Bernini, in piazza di Spagna a Roma, sfregiata nel 2015 dai tifosi olandesi del Feyenoord. Spesso oggetto di vandalismi anche la fontana dei fiumi, a piazza Navona. Nel 1997 un uomo si era tuffato nella fondana usando come trampolino la coda di uno dei mostri marini, che si era spezzata.

Neppure la più celebre di tutti può dirsi tranquilla: il David di Michelangelo, da decenni sottratto alla vista del pubblico in piazza della Signoria a Firenze e sostituito con una copia, è stato oggetto nel 1991 di martellate da parte del palermitano Pietro Cannata, artista mancato diventato sfregiatore di opere d’arte.

I musei ci attendono

Ma secondo noi, se è grave sfregiare una statua come un dipinto, altrettanto grave è ignorarlo. Se la disavventura del maldestro e vanesio turista austriaco alla Gipsoteca di Possagno ci può insegnare qualcosa, è quella di andare nei nostri musei ad ammirare le meraviglie che i nostri artisti ci hanno lasciato. E senza scrivere sui muri “Andrea e Sarah sono stati qui”. Vi assicuro, non interessa proprio a nessuno.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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