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I giudici di Piacenza e il caso Palamara: ecco chi c’è nello scandalo del Csm

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Il portone di Palazzo Landi, la sede del Tribunale di Piacenza

I giudici di Piacenza e il caso Palamara. Uno scandalo che si allarga ogni giorno con nuove intercettazioni sempre più inquietanti. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’identikit del giudice al centro dello scandalo del Consiglio superiore della magistratura.

L’enfant prodige

Luca Palamara, classe 1969, romano, si fa notare come Pm d’assalto, prima a Reggio Calabria e poi a Roma; tanto da essere eletto nel 2014 al Consiglio Superiore della Magistratura. Nel 2018, a soli 49 anni e alla scadenza del suo mandato al Csm, viene eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Oggi è sottoposto a procedimento penale a Perugia (foro competente per i reati commessi da magistrati di Roma) per corruzione, divulgazione di informazioni riservate e scambio di favori.

Il padrone del Csm

I favori sono presto detti: da Palamara passavano la gran parte delle nomine agli uffici giudiziari. Il Csm, previsto dalla Costituzione per garantire l’indipendenza dei giudici, è l’organo di autogoverno della magistratura. Decide le nomine, gli avanzamenti di carriera e le sanzioni disciplinari dei magistrati. È composto dal presidente della Repubblica, che di diritto lo presiede, dal primo presidente e dal procuratore generale della Cassazione e da altri 24 membri: 8 “laici” e cioè politici eletti dal Parlamento e da 16 membri “togati” eletti dai magistrati. Ma da quanto si apprende dalle intercettazioni, le nomine erano appannaggio delle correnti politiche in cui si dividono i giudici. E Palamara la faceva da padrone.

Il presidente del Tribunale 

In questa enorme bolla mediatica trovano posto anche alcuni giudici di Piacenza. Partiamo dall’attuale presidente del Tribunale, Stefano Brusati. Il 2 giugno La Voce di Parma titola a tutta pagina: «Scandalo nomine Csm: anche il giudice parmigiano Brusati “lottizzato” da Palamara».

Se poi si cercano le conferme, la rivista diventa molto più avara e la correlazione tra Palamara e Brusati resta nella penna del redattore. Meglio fa Reggio Report del 28 maggio, che riporta una intercettazione del 31 gennaio 2018 tra il dottor Morlini (di cui parleremo) e Palamara: «Mescolini e Brusati a quando?». Palamara, che è ancora membro del Csm, risponde: «Il 14 febbraio».

Posto e momento sbagliato

E veniamo appunto a Gianluigi Morlini. Il giudice reggiano, del 1969 come Palamara, è stato per diversi anni magistrato civile al Tribunale di Piacenza. Già membro del Comitato scientifico del Csm, ne entra a far parte nel luglio del 2018, diventando subito presidente della V Commissione. È quella deputata al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi. A seguito dello scandalo Palamara, Morlini prima si autosospende; e nel giugno del 2019 si dimette dal Csm, dopo l’apertura di una procedura disciplinare nei suoi confronti.

«Voglio con forza ribadire – si è difeso l’ex consigliere – che il mio unico errore è stato quello, una volta trovatomi al posto sbagliato nel momento sbagliato, di non avere immediatamente preso le dovute contromisure, andandomene ed astenendomi dal parlare di vicende consiliari. Tale errore in buona fede non può però far revocare in dubbio l’assoluta correttezza della mia storia personale e professionale, che ritengo tutti mi riconoscano, avendo sempre agito, nell’attività giurisdizionale ed in quella consiliare, in piena coscienza e autonomia, senza condizionamento alcuno. – Per tale motivo, essendo stato proposto nei miei confronti un procedimento disciplinare, per senso di responsabilità istituzionale e per potere difendermi al meglio nelle sedi opportune, ritengo necessario presentare le mie dimissioni da Consigliere».

Cos’era successo? Che Morlini aveva partecipato ad una cena l’8 maggio 2019 assieme a Palamara, altri membri del Csm e ai deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti, ex ministro dello Sport, durante la quale si era discussa la nomina del nuovo procuratore di Roma («al posto sbagliato nel momento sbagliato»).

Il terzo nome

Quello di Giuseppe Bersani è il terzo nome che esce dalle intercettazioni di Palamara sui giudici di Piacenza. Bersani, nativo di Cortemaggiore, per molti anni è stato in servizio presso il Tribunale della città emiliana come giudice delegato ai fallimenti e giudice per le indagini preliminari. Poi si è stato a Cremona come presidente della sezione penale. E oggi, trasferito dal Csm, è giudice civile al Tribunale di Alessandria.

Bersani è menzionato in un articolo de Il Giornale il 3 giugno scorso. Anche in questo caso galeotta è una cena romana. Alla quale partecipano lo stesso Bersani, il dottor Tito Preioni, all’epoca presidente di sezione del Tribunale di Lodi e, a quanto pare, desideroso di diventare presidente del Tribunale di Cremona. A loro si aggiunge l’avvocato piacentino–mantovano Virgilio Sallorenzo, un altro avvocato romano amico del Sallorenzo, Antonio Villani, ex socio di studio di Paola Balducci, esponente politica dei Verdi, in quel momento membro laico del Csm. È anche lei un commensale della cena, durante la quale pare si sia cercato di spingerla a votare a favore di Preioni. Si saprà più tardi che la Balducci non si era lasciata convincere e non aveva votato Preioni; ma della cena si scopre tutto. Tanto che Palamara, il 17 maggio 2018, ne parla al telefono con una tale Silvana. E spiega di aver votato «Preioni amico del nostro Bersani, a sua volta amico di Morlini».

Palamara va su tutte le furie e ne parla con Massimo Forciniti, membro togato del Csm: «Il tuo amico Morlini cosa consiglia di rispondere ad Area (una corrente di sinistra dei magistrati, ndr) su Tito Preioni?». «Parlane con la Balducci», è la risposta…
E chissà cosa c’è ancora nascosto tra quelle migliaia di intercettazioni.

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