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Giustizia, Meloni promette: “Se hai una pena devi scontarla”, ma in Italia è possibile?

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Giorgia Meloni: «Se hai una pena devi scontarla». E ancora: «Faremo una riforma della Giustizia che garantisca certezza del diritto e della pena». Dal palco dell’Auditorium della Conciliazione, in occasione della chiusura della campagna elettorale per la Regione Lazio, la premier ha superato il ministro Nordio e si sbraccia in promesse di riforme sistemiche. Peccato che, nel fare queste dichiarazioni, Meloni dimentichi la realtà.

I conti con la Gozzini

La legge 10 ottobre 1986, n. 663 (più conosciuta come legge Gozzini dal nome del suo promotore) prevede una serie di sconti di pena. I più noti sono l’affidamento in prova ai servizi sociali, la liberazione anticipata, la semilibertà e i permessi premio. L’affidamento in prova viene concesso dal Tribunale di Sorveglianza quando si è scontata metà pena e si presenta un’offerta di lavoro, anche presso una comunità che combatte le tossicodipendenze. Stessa cosa per la semilibertà: scontata metà pena, il detenuto può uscire dal carcere al mattino, fare le sue otto ore di lavoro e tornare in carcere la sera a dormire. La liberazione anticipata? Ogni sei mesi trascorsi in detenzione senza aver subito procedimenti disciplinari si ha diritto ad uno sconto di 45 giorni. Sono tre mesi in meno ogni anno.

Alle radici dell’indignazione

Ecco perché capita spesso di indignarsi nel vedere efferati omicidi uscire dal carcere ben prima rispetto alle pene che sono state loro inflitte. Facciamo una ipotesi? Condanna a 10 anni. Ad ogni anno scontato togliamo tre mesi di liberazione anticipata per buona condotta. Dopo 4 anni e qualche mese siamo già a metà pena e possiamo uscire. E in caso di ergastolo (non ostativo)? Decorsi i primi 20 anni anche questi detenuti hanno diritto agli stessi benefici degli altri.

Un tratto di penna

Forza, presidente Meloni: se con un tratto di penna la legge Gozzini viene espunta dal nostro ordinamento, come per miracolo, la certezza della pena diventa realtà. Ma la legge Gozzini non è nata per caso: innanzitutto serve ad attuare l’articolo 27, terzo comma, della Costituzione: le pene «…devono tendere alla rieducazione del condannato». E la rieducazione si ottiene anche promettendo sconti di pena: se sono condannato a 10 anni e so che li dovrò scontare fino all’ultimo giorno perché devo fare il bravo, cercare di studiare o di lavorare?

L’affollamento nelle carceri

La legge Gozzini serve anche a ridurre l’affollamento nelle carceri. Secondo i dati dell’amministrazione carceraria, al 30 giugno 2022 c’erano 54.841 detenuti, in un sistema penitenziario che ne potrebbe ospitare solo 50.900. Ma se raddoppiamo i termini della carcerazione, dobbiamo immediatamente raddoppiare le carceri e, conseguentemente, le guardie carcerarie. Chi paga? E quanti milioni costerebbe?
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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