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Gorra (medici Cobas): basta con i silenzi dell’Ausl di Piacenza

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L'ospedale di Piacenza; nel riquadro la dottoressa Maria Elena Gorra, anestesista e vice-coordinatrice aziendale per la dirigenza medica dei Cobas Sanità

Maria Elena Gorra si aspettava il silenzio dell’Ausl di Piacenza. La dottoressa è un’anestesista, dirigente medico dell’ospedale della città emiliana. In più, è la vice coordinatrice aziendale per la dirigenza medica dei Cobas Sanità e ci parla in questa veste sindacale.

Riassumiamo i fatti: il 4 agosto scorso, dal gruppo degli anestesisti piacentini, è partita una lettera che chiede ai vertici dell’Azienda sanitaria la nomina del coordinatore delle sale operatorie. È una figura chiave per organizzare il loro lavoro che manca da oltre un anno. “Su 36 medici anestesisti la lettera l’abbiamo firmata in 32”, racconta. “E tenga conto che due colleghe erano in maternità. Più di così…”.

Dottoressa Gorra, sono già passati 15 giorni dalla vostra missiva e tutto tace; perché questo silenzio?

“Guardi, bisognerebbe fare la domanda al direttore generale Luca Baldino e ai suoi manager. Dal nostro punto di vista la cosa è preoccupante. L’organizzazione delle nostre attività non può continuare così, a maggior ragione dopo l’esperienza del Covid; abbiamo bisogno di riferimenti chiari, di una leadership riconosciuta dai tutti i colleghi, per dare il meglio nel servizio ai nostri pazienti. E questa carenza, l’assenza di questa figura di coordinamento, rischia davvero di creare sempre più problemi”.

Ci fa un esempio concreto?

“Molti conoscono poco del nostro lavoro. Ma quello dell’anestesista rianimatore è un ruolo di primo piano e non solo nella terapia intensiva: scendiamo in campo quando un chirurgo decide di fare un intervento, o se per un’emergenza un paziente deve entrare in sala operatoria. Lì arriviamo noi, che dobbiamo gestire tempi e metodi non solo della sedazione del paziente o del suo risveglio. L’anestesista valuta le sue condizioni e prende parte all’intervento, controllando l’andamento della situazione. Poi, sul piano organizzativo, l’anestesista ha voce in capitolo per esempio sulle priorità degli interventi da fare, partecipando alla stesura della scaletta giornaliera per le sale operatorie. Ecco perché serve un collega esperto per dialogare con tutti i reparti ed organizzare al meglio il nostro lavoro a 360 gradi”.

Come si spiega questo ritardo in una nomina così importante, al fianco del dottor Nolli, l’attuale primario di Anestesia di Piacenza?

“In effetti è una situazione inconsueta; quando questa carica si rendeva vacante, fino a un anno fa veniva rapidamente ricoperta valutando le figure disponibili all’interno della nostra équipe, visto che si tratta soprattutto di un ruolo operativo”.

Il tempo passa e c’è il dubbio che si stia aspettando l’arrivo di un nome già deciso ai piani alti, ma non ancora disponibile…

Se fosse così, niente di male, basta che le qualità del collega prescelto siano indiscutibili. E che conosca bene la nostra realtà ospedaliera. Ripeto, è molto strano, perché le assicuro che tra i miei colleghi ci sono professionisti capaci di rivestire questo ruolo fin da subito“.

L’impressione è che tra voi, intendo i medici dell’ospedale di Piacenza, e il top management dell’Ausl non ci sia molto dialogo. 

“Non è solo un’impressione; purtroppo il dialogo spesso non esiste e ci sembra di sbattere contro un muro di gomma. Veniamo ricevuti e ascoltati con attenzione; ma poi, come in questo caso, passano i mesi e non succede nulla. E tenga conto che dietro le nostre richieste non ci sono rivalse di natura meramente sindacale. Se i medici lavorano bene, in modo efficiente e coordinato, ci guadagna la qualità della medicina ospedaliera, e in tanti casi si evitano gli sprechi, liberando risorse per aumentare il livello delle prestazioni e scongiurando anche qualche brutta figura…”.

Del tipo, dottoressa Gorra?

“Pensi al bando sulla sorveglianza sanitaria per il Covid, ritirato in fretta e furia dall’Ausl. Se avessero chiesto a noi, gli avremmo fatto presente che degli studenti universitari del secondo anno, anche solo di Medicina, non sarebbero stati in grado di svolgere il triage telefonico con la necessaria professionalità. Un’altra dimostrazione di un dialogo che manca e che invece potrebbe essere molto utile per tutti”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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