Cultura

Hiroshige: il grande fascino del Giappone alle Scuderie del Quirinale

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Hiroshige. Visioni dal Giappone: la mostra è in corso alle Scuderie del Quirinale fino al prossimo 29 luglio. Curata da Rossella Menegazzo, in collaborazione con il Museo Fines Arts di Boston e con il Patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia, è un viaggio inedito e delicatamente onirico tra le meravigliose opere di Utagawa Hiroshige.

Il mondo fluttuante

Nato nel 1797 e Edo (ora Tokyo), Hiroshige era figlio di un samurai di modeste origini. Rimasto orfano di entrambi i genitori, portò avanti il mestiere del padre, capo dei pompieri. Ma subito si interessò al mondo dell’artigianato artistico. In particolare alla poetica del “mondo fluttuante”. Era una corrente di pensiero che dal medioevo deprecava la futilità e la caducità delle realtà terrene dalle quali il saggio rifugge. A che scopo? Per approdare alle sante rive del pensiero filosofico e addentrarsi così nella meditazione salvifica con il raggiungimento della pace eterna.

Ma il “mondo fluttuante” aveva avuto nel corso dei secoli anche diverse interpretazioni. Nel ‘600, per esempio, la realtà terrena era invece stata esaltata e considerata come unica fonte di vita e di verità. Teatri, divertimenti, piaceri erano additati dalla Corte dell’Imperatore come un viatico verso l’assoluto.

La scoperta del japponisme

Tornando alla mostra, gli ambienti solenni delle Scuderie del Quirinale rappresentano lo scrigno ideale per l’esposizione di circa 230 opere. A prima vista è giocata sulle emozioni da parte di un visitatore che forse ancora non conosce lo spirito giapponese di un ‘800 lontano ma già molto noto agli artisti parigini e americani. Quando Hiroshige morì nel 1858, infatti, molte delle sue opere naturalistiche, grazie al “japponisme”, erano già state studiate da Manet e da Monet.

I temi ricorrenti di Hiroshige

Natura, costume, storia locale. E poi studio di animali e paesaggi innevati. Sono questi i temi ricorrenti delle xilografie e anche dei dipinti di Hiroshige. Ciò che colpisce l’occhio dell’osservatore moderno è la padronanza perfetta della tecnica della xilografia. Si tratta di stampe sciolte, raramente raccolte in collezioni, ideate per la vendita o la distribuzione, abitualmente impiegate come biglietti augurali. Questi pochi oggetti erano molto ricercati in Giappone e costituivano un ottimo mercato d’arte. Con la poetica del “mondo fluttuante” che avrebbe affascinato anche il grande Hokusai 40 anni dopo.

La processione del Tōkaidō

Fulcro semantico della mostra sono le 53 stampe che ritraggono la processione imperiale del Tōkaidō. Le 53 stampe furono realizzate tra il 1833 e il 1834. E raffigurano l’intero viaggio di andata e ritorno (la via del Mare all’andata e la via dei Monti, al ritorno) con le stazioni di posta ove cavalieri e popolo si fermavano ogni volta.

Tra la partenza e l’arrivo ci sono immagini bellissime, unite al ritmo del corteo. Il lago Ashi coronato da una cima di monti sullo sfondo del Fujiyama. I prati, le rocce, i bruni, i gialli, l’azzurro dei monti, il biancore delle nuvole, le case con i tetti ricoperti da una candida coltre, le notti al chiaro di luna. Ci sono figure di uomini e donne, viandanti immobili nel silenzio. E tutto è proteso verso un immaginario mondo spirituale evocato dall’immobilità dell’immagine. Anche nella pioggia, nel bosco di bambù e nell’acqua di un fiume in tempesta, Hiroshige racconta il fluire del tempo mentre la lunga processione giunge al Palazzo Imperiale di Kyoto.

Il Fujiyama e il mare

Poi, ecco le raffigurazioni di antiche favole di grande delicatezza. Stampe dedicate alla bianca caduta dei petali di ciliegio, il simbolo della primavera giapponese. Senza dimenticare le serie dedicate ai fiori e agli uccelli, pensiamo alla peonia, la rosa dell’Asia, la beltà della beltà. Hiroshige nel 1840 realizza anche le 36 visioni del Fujiyama con ampi squarci sulle onde e sulle rocce. E queste visioni riflettono la concezione personale dell’artista che, mediante il mare, si sente in armonia con la vita cosmica.

Hiroshige e la xilografia

Infine, mentre saliamo al secondo piano e contempliamo dal terrazzo la visione di tutta Roma, scopriamo la tradizione del sakè, i segreti delle cortigiane, donne bellissime, circondate da un’aura di mistero, inavvicinabili poiché raffinate e aristocratiche, inserite in un contesto sociale di tradizioni storicamente elevate. Interessante il video dedicato alla tecnica della xilografia e assai suggestiva l’atmosfera dell’intera mostra, concepita come un viaggio scandito in varie tappe, verso la rinascita dell’anima. Alla sua morte nel 1858, Hiroshige lasciò scritto: “Parto per il viaggio del saggio, la terra pura, il paradiso degli eletti”.  Insomma, se capitate a Roma, tra le tante mostre offerte dalla capitale, “Hiroshige. Visioni dal Giappone di sicuro è da non perdere.

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Maria Giovanna Forlani, piacentina, ha compiuto gli studi classici; si è laureata in Storia e Filosofia ed in Lingue e Letterature Straniere; è diplomata in pianoforte e clavicembalo. Dopo aver insegnato nei Licei è diventata Dirigente Scolastico. Cultrice delle arti, grande viaggiatrice, amante del nuoto e grande camminatrice. Ama la natura e il teatro. È giornalista pubblicista, conferenziera e saggista ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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