Cultura

I Fasti di Elisabetta Farnese: la mostra che fa di Piacenza una capitale (sperando che qualcuno se ne accorga)

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L'assessore alla Cultura di Piacenza Christian Fiazza (foto Del Papa)

I Fasti di Elisabetta Farnese: oggi a Piacenza apre al pubblico la mostra dedicata alle sontuose feste tenute per celebrare le sue nozze nel 1714; un matrimonio avvenuto per procura con Filippo V di Spagna. Diciamolo subito: per non sbagliare citiamo Libertà, il blasonato quotidiano cittadino, tra l’altro media partner dell’iniziativa del Comune, che conta tra gli sponsor principali dell’evento Banca di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Camera di Commercio dell’Emilia e Confindustria, per un budget complessivo che pare abbia superato ampiamente i 350mila euro.

Piccolo è bello

La mostra, aperta fino al 7 aprile, è “piccola”, scrive Libertà, con l’ambizione di essere un gioiello storico-artistico. E il motore dell’evento, l’assessore alla Cultura Christian Fiazza, l’ha definito “per tutti i palati e per tutte le passioni”. L’esposizione delle opere si sviluppa infatti solo nella Cappella ducale di palazzo Farnese; e “ruota intorno a dodici dipinti-cardine che appartengono allo Stato (quadrati, ovali o più grandi nel caso dei cortei, 6 di Piacenza, 2 da Parma, 4 da Caserta)” con “alcuni ritratti dei protagonisti”, dello sposalizio settecentesco.

Aggiungiamo noi, che però tra le sale non c’è un capolavoro che lasci a bocca aperta, un quadro portante, un fulcro dipinto da un fuoriclasse dell’epoca. Tutto si sviluppa seguendo il filo degli eventi matrimoniali di Elisabetta, futura regina di Spagna. L’unico pezzo forte, pare sia quello del banchetto nuziale di Spolverini, ma non c’è. O meglio, è esposta una copia: l’originale, “arriverà solo a febbraio, assai atteso, ora è esposto in Venaria Reale. Accontentiamoci”, scrive ancora Libertà.

Poco battage

Altro punto per ora dolente dell’iniziativa è la mancanza pressoché totale di un’articolata campagna di comunicazione sulla mostra. Fino a ieri, per esempio, nel centro di Piacenza non c’era un manifesto, un cartellone audiovisivo, che richiamasse I Fasti; e nemmeno sul web qualcuno ha impostato alcunché di recente per richiamare l’attenzione dei media nazionali e dei potenziali visitatori.

Il compito è uno di quelli affidati dal Comune ad Electa, ben nota società del settore culturale. Electa pare si sia presa una bella fetta del budget dei Fasti, per occuparsi anche della segreteria organizzativa e della pubblicazione del catalogo della mostra. Finora però nessuna comunicazione a tappeto: come spiega sempre Libertà, solo “da qualche giorno circolano i manifesti della mostra anche a Parma e Cremona”, e arriveranno “a breve i richiami sugli autobus”; mentre nessuno ha risposto alla domanda sulle iniziative per promuovere la mostra piacentina nella vicina Milano.

Pietre di paragone

Tuttavia, a Piacenza le pietre di paragone ci sono eccome. Non solo la mostra sul Klimt dello scorso anno che all’apertura aveva fatto già segnare 25mila prenotazioni (mentre alla domanda diretta nessuno ha risposto su quelle dei Fasti). E andando a ritroso, come dimenticare i battage su eventi come “La rivoluzione siamo noi” o la mostra dedicata al “Guercino”?

Poco male, visto che per attirare migliaia di visitatori a Piacenza si punta anche su 35 eventi collaterali sotto la direzione di Andrea Bricchi, che ha affiancato su questo fronte i curatori della mostra Antonella Gigli e Antonio Iommelli, direttore dei Musei civici. Il tutto mentre il pezzo forte dell’arte cittadina, la Signora del Klimt, che avrebbe potuto “dialogare” a distanza con Elisabetta, ha lasciato la Galleria Ricci Oddi per un paio di mesi, grazie a una mostra in suo onore che si tiene in Val d’Aosta, al Castello di Bard.

Protagonisti e figuranti

Ieri intanto si è celebrata l’apertura istituzionale ad inviti, dove tutta la città che conta era presente, accolta dal personale in costumi farnesiani. A Piacenza per l’occasione è calato anche Vittorio Sgarbi, che ha benedetto la mostra, anche se ormai, visto l’alto tasso delle sue apparizioni ad inaugurazioni varie, il critico d’arte e sottosegretario alla Cultura del Governo Meloni si potrebbe considerare quasi un prezzemolino, forse più un feticcio per gli organizzatori degli eventi che per il pubblico a venire.

In un post di ringraziamento agli organizzatori e agli sponsor dei Fasti di Elisabetta il sindaco Katia Tarasconi, citando proprio Sgarbi, ha dichiarato che grazie a quest’evento “Piacenza diventa una capitale d’Italia, una capitale della grande storia italiana”. Speriamo che da qui ad aprile qualcuno se ne accorga.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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