Opinioni

I numeri chiave (e i nomi caldi) per conquistare la Fondazione di Piacenza e Vigevano

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Il presidente uscente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani

Fondazione di Piacenza e Vigevano: prima il valzer delle coppie per arrivare alla formazione del nuovo Consiglio generale. E poi tutti gli altri numeri che servono per conquistare la presidenza della cassaforte dei piacentini.

Il primo di questi numeri è il 13: tante sono le coppie (un uomo e una donna) che secondo lo Statuto di Palazzo Rota Pisaroni devono essere designate da altrettanti enti e istituzioni per formare il nuovo Consiglio generale.
Vediamo allora gli attori in campo, ufficializzati nei giorni scorsi, e chi li ha nominati:

  • Comune di Piacenza: Maria Grazia Sabato (ex presidente Rotary Club Sant’Antonino) e Filippo Giuffrida (commercialista).
  • Provincia di Piacenza: Lucia Grilli (commercialista) e Luigi Cavanna (medico).
  • Comuni della provincia di Piacenza: Cristina Dodici (imprenditrice) e Fabio Fornari (medico e consigliere uscente).
  • Camera di Commercio: Anna Muselli e Luigi Prospiti (entrambi imprenditori).
  • Diocesi di Piacenza e Bobbio: Donata Horak (insegnante) e Ivano Fortunati (ex dirigente scolastico).
  • Università Cattolica: Lavinia Gaia Bulla (giovane laureata) e Giuseppe Ghittoni (promotore finanziario).
  • Politecnico: Micaela Chiesa (avvocato) e Edoardo Favari (libero professionista).
  • Conservatorio Nicolini: Maria Augusta Schippisi (insegnante) e Mario Magnelli (preside).
  • Associazioni di volontariato piacentino: Anna Natali (associazione Carmen Cammi) e Carlo Dallagiovanna (ragioniere e consigliere uscente).
  • Associazione La Ricerca: Tiziana Pisati (giornalista e consigliere uscente) e Matteo Fadini (medico dentista).
  • Comune di Vigevano: Daniela Boffino (consulente del lavoro) Gianni Piccolo (avvocato).
  • Diocesi di Vigevano: Elena Sisaro (avvocato) e Fabio Ditrani (ingegnere).
  • Associazioni di volontariato di Vigevano: Rossella Buratti (avvocato) e Mauro Cusaro (imprenditore).

Dopo queste designazioni, la palla è passata al Consiglio generale uscente orchestrato dal suo presidente Massimo Toscani; per ogni coppia dovrà scegliere chi tra i due entrerà nel nuovo parlamentino di via Sant’Eufemia nel giro di un mese. Poi, i 13 prescelti al primo Consiglio coopteranno a loro volta altri 2 nuovi membri dall’esterno per arrivare a 15 consiglieri.

Solo allora, formato in via definitiva l’organo di indirizzo generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, si procederà alla votazione del presidente, che sceglierà a sua volta i componenti del Consiglio di amministrazione (da 6 a 8) e li sottoporrà al placet del Consiglio generale.

I magnifici 7

Qual è il primo numero chiave per controllare la Fondazione di Piacenza e Vigevano? Facile, bastano 7 consiglieri per decidere tutto. Al primo Consiglio generale, quello a 13, i 7 cooptano altri 2 sodali dall’esterno e salgono a 9. Maggioranza blindata per nominare il presidente, che può essere pescato tra loro o sempre all’esterno. Così come lo stesso presidente della Fondazione può poi cooptare in Cda uno o più consiglieri, che lasciano quell’incarico liberando il posto per un altro notabile selezionato sempre passando attraverso l’ente di designazione iniziale.

Deus ex machina

Il presidente comunque è il vero deus ex machina della Fondazione, che di fatto per quattro anni (rinnovabili una sola volta) regna come un indiscusso monarca più o meno costituzionale sulla cassaforte dei piacentini.

Battute a parte, che piaccia o no, questo è quanto stabilisce lo Statuto di Palazzo Rota Pisaroni. Un procedimento con passaggi bizantini, che fin dall’inizio lascia spazio a trattative e scambi con il Consiglio generale uscente. E che di certo non può farsi vanto del concetto di trasparenza elettiva.

Delle disparità sul peso di enti e istituzioni chiamati a designare i consiglieri, magari stabilite con la scusa di lasciare la politica fuori dalla porta, abbiamo già scritto. Ma arrivati a questo punto il gioco da poteri forti diventa interessante: chi può legare almeno 7 nuovi consiglieri? Facciamo qualche ipotesi.

La banda dei 4

Il presupposto è che per arrivare a 7 serva un altro numero magico e cioè 4. Perché se tanti consiglieri piacentini si accordano, possono proporre un patto ai 3 colleghi di Vigevano, che logica vuole si muovano all’unisono, e il gioco è fatto (prima ipotesi).

Stavolta poi c’è qualcuno che su questa partita ha più che mai voce in capitolo. Stiamo parlando naturalmente di Patrizia Barbieri. Perché il sindaco di Piacenza e presidente della Provincia, grazie al doppio ruolo ha designato le rose per la nomina di 2 consiglieri. Quindi da sola può dare le carte agli altri 8 referenti piacentini e difficilmente potrebbe essere esclusa dai giochi. Basta per esempio un accordo con Camera di Commercio, Diocesi e una delle due Università e i 4 voti ci sono.

Un accordo, ed ecco la seconda ipotesi, che chiaramente può essere visto come elemento ben persuasivo non solo guardando ai designatori di Vigevano, ma anche a quelli piacentini per arrivare a 7 consiglieri. Difficile quindi che Barbieri, almeno nella prima fase, possa essere esclusa dai giochi.

Va detto però che la partita della sindaca si svolge ormai sulla fine del suo mandato, la Camera di Commercio è in attesa del commissario, c’è un nuovo vescovo in Piazza Duomo e non va sottovalutato il ruolo del presidente uscente Toscani. Tutti elementi che rendono mobili anche scenari che all’apparenza paiono consolidati. Per cui (terza ipotesi) non si può escludere del tutto che in questo quadro qualcuno provi a portare ai vertici della Fondazione una figura alternativa ai desiderata di Palazzo Mercanti e del centrodestra.

Consiglieri uscenti 

Intanto sui nomi per il nuovo Consiglio generale la sfida è aperta. Per esempio con i tre consiglieri uscenti in cerca di riconferma posizionati in modo differente. Tiziana Pisati (La Ricerca) e Carlo Dallagiovanna (Volontariato piacentino) non dovrebbero avere grossi problemi per restare in via Sant’Eufemia.

Invece Fabio Fornari – che ha spaccato il fronte dei sindaci moderati della provincia, prevalendo di misura sull’imprenditore Guido Sicuro Musetti sponsorizzato da Lega e Fratelli d’Italia – deve vedersela con Cristina Dodici. E la presidente di Assoservizi (Confindustria), arriva al ballottaggio con una dote pesante, visto che è stata indicata dai primi cittadini piacentini in modo pressoché plebiscitario (38 voti), come ha ricordato a sostegno della sua candidatura anche il consigliere comunale di Palazzo Mercanti Michele Giardino (Gruppo misto).

Sabato o Giuffrida? 

Poi c’è molta curiosità sulla nomina che uscirà dalle designazioni del Comune di Piacenza. All’ultimo momento, il candidato forte della coppia Giovanni Giuffrida, presidente dell’Ordine degli avvocati piacentini, e già membro del Cda della Galleria Ricci Oddi per questo motivo ha ritirato la sua candidatura. Ed è stato sostituito dal fratello Filippo, entrato sul filo di lana al fianco della rotariana Maria Grazia Sabato, che a questo punto potrebbe diventare la favorita della rosa.

Una donna in via Sant’Eufemia?

Per la presidenza, i nomi che avevamo anticipato nei mesi scorsi, quelli dell’ex presidente di Confindustria Alberto Rota e del famoso giornalista Giangiacomo Schiavi, tra l’altro consigliere uscente, continuano a tenere banco. Schiavi al momento pare in vantaggio. Ma Rota continua ad essere ritenuto un candidato forte, con tutte le carte in regola per prendere le redini della Fondazione.

Anche qui sembra però che qualcosa si muova. E nei prossimi giorni a questi due nomi se ne potrebbe aggiungere almeno un altro capace di rimescolare le carte. Per di più partendo da una domanda: perché non una donna alla guida della Fondazione?

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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