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Il bello e il brutto del nuovo governo di Giorgia Meloni

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Nuovo governo: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha giurato al Quirinale assieme ai suoi 24 ministri davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella. E come su tutti quelli che l’hanno preceduto, anche stavolta già in partenza si stagliano luci ed ombre.

Tempi e “no” da record

Quello di Giorgia Meloni è il primo governo a guida femminile della storia italiana e già non è poco. È nato in tempi velocissimi (26 giorni dal risultato elettorale) come riconosciuto anche da un soddisfatto Mattarella. Si potrebbe ritenere addirittura un record tra la fine delle consultazioni, verso le 12 di ieri, il conferimento dell’incarico, avvenuto alle 16.30 e concluso con l’accettazione senza riserva e la lettura della lista dei ministri verso le 18. La Meloni non ha ceduto alle richieste di Berlusconi e di Salvini: la Ronzulli è fuori, la Casellati non è alla Giustizia ma alle Riforme e lo stesso Salvini non è al Viminale.

Dopo giorni che possiamo definire drammatici, caotici o surreali, nei quali Berlusconi si è esibito in una serie di trovate l’una più discutibile dell’altra, avevamo temuto fino all’ultimo che non si sarebbe giunti ad una soluzione condivisa, anche perché la presidente di Fratelli d’Italia, lungi dal dimostrarsi arrendevole e dialogante, ha dimostrato tutta la sua tempra. Berlusconi ha raccontato: “Le ho chiesto tre ministeri, mi ha riso in faccia. Ne ho chiesti due, mi ha riso in faccia. Ne ho chiesto uno e ha risposto “ok”.

Altre due o tre cose che ci sono piaciute: ieri Giorgia Meloni alla fine delle consultazioni ha pronunciato due volte la parola “Nazione” al posto di “Paese”; si autodefinisce “il presidente” senza concedere nulla alla moda dello schwa e dell’asterisco. Sicuramente questo dettaglio verrà enfatizzato dalla Boldrini e dalla Gruber. Il suo silenzio dal momento della vittoria elettorale durato quasi senza interruzioni fino a stamattina, al Quirinale. In un momento storico nel quale l’ansia di comparire, di esternare, di twittare ad ogni piè sospinto abbiamo apprezzato il suo riserbo e la sua discrezione; doti che non sono proprio tipiche del personaggio: come abbiamo potuto vedere, è anche proclive all’invettiva e alla sovraesposizione mediatica. Brava.

Qualche domanda…

Va premesso che prima di giudicare un esecutivo occorrerà attendere almeno i suoi primi passi, partendo dal discorso programmatico che Meloni dovrà pronunciare in Parlamento per ottenere la fiducia. Ma qualcosa possiamo già dire, scorrendo la lista dei ministri: Giorgetti, neo ministro dell’Economia, sembra che non solo non spiaccichi una parola d’inglese, ma non se ne curi neppure e che parli un inglese maccheronico che fa sembrare Renzi uno studente di Oxford. Se così davvero fosse, triste inizio per un ministro che dovrà lavorare molto con i colleghi europei.

Il nuovo ministro dell’Interno Piantedosi, già capo di gabinetto di Salvini, saprà tener testa al suo ex superiore o ne subirà tutti i diktat? Tajani agli Esteri sarà certamente ben accolto in Europa e nel mondo. Ma riuscirà a distinguersi dal suo capo politico Berlusconi, soprattutto nella fermezza sulle sanzioni anti Putin? Francesco Lollobrigida, all’Agricoltura, non nasconde di essere il cognato della Meloni avendone sposato la sorella. Mai capitato che due ministri in carica siano parenti tra loro. Potrebbero sorgere problemi?

Su 24 ministri, quattro sono della Lega, cinque di Forza Italia, nessuno di Noi con l’Italia di Maurizio Lupi. Il che vuol dire sostanzialmente che in 15, tra politici (9) e tecnici (6), sono targati Fratelli d’Italia. Una vera scorpacciata. O forse semplicemente una squadra coesa e obbediente al capo?

Il nuovo ministro del turismo, la disinvolta Santanché, sappiamo che ha interessi imprenditoriali comuni in questo settore con Briatore. Saprà togliersi da ogni sospetto di conflitto d’interessi? Toccherà a lei la grana della direttiva Bolkestein che fa infuriare tutti i balneari d’Italia? Salvini entro un’ora dal suo incarico alle Infrastrutture ha già dichiarato che tutte le competenze dei porti rimarranno al suo ministero e non passeranno al collega Musumeci, neo ministro del Sud e del mare. E a Musumeci, togliendogli i porti, cosa rimane? Il tristemente famoso “bagnasciuga”?

Tra i tanti commenti di queste ore, che riguardano anche il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano nominato ministro della Cultura, si dice che Lollobrigida sia “l’unico che sa dire di no alla Meloni”. Il che presupporrebbe un partito (e oggi un governo) di yes men. Sarà positivo? Lo sapremo da dopodomani, dato che, salvo imprevisti, il governo passerà senza intoppi i passaggi parlamentari della fiducia.

Ridateci il nemico!

Tornando ai vantaggi del nuovo governo, è quasi totale assenza della minoranza: 85 senatori e 165 deputati divisi su tutto se non sull’opposizione. Si era favoleggiato di un’unione post elettorale tra Pd e 5 Stelle che oggi sembra lontana anni luce. Renzi e Calenda giocano la loro partita, onestamente più contro Conte e Letta che contro la Meloni o Berlusconi. Vedremo come si strutturerà l’opposizione, che sembra sempre più destinata ad una testimonianza vociante invece di diventare un interlocutore di peso. 

Se al nuovo ministero Meloni da un lato mancherà un’opposizione combattiva e organizzata, dall’altro non mancheranno certamente i problemi: dalla corsa all’approvazione della Finanziaria entro il 31 dicembre al caro bollette; dal reddito di cittadinanza allo sforamento del bilancio; dalla guerra in Ucraina alle dispute tra i partner europei… il tutto condito con i mal di pancia di Berlusconi oggi, ma domani di Salvini o di Lupi. Insomma, ha ragione quel giornalista che ha consigliato alla Meloni di scrivere sul muro del suo ufficio di palazzo Chigi: “Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io”.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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