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Il caso Ratzinger e Papa Francesco: quello che gli altri non dicono

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Papa Francesco, ormai il “caso Ratzinger” è aperto. E cercare di ignorarlo o addirittura (come si è fatto sin qui) presentarlo come un’opportunità non è più possibile. L’ennesima smentita, questa volta del vescovo emerito rispetto alla firma a quattro mani del libro del cardinale Sarah, rende solo in parte la gravità della situazione. Peraltro, la smentita è già stata in parte smentita a sua volta nello spazio di 48 ore: incredibile, ma vero.

Sorprende l’intemperanza con cui Joseph Ratzinger sta affrontando l’ultima fase della sua lunga vita, interamente dedicata al servizio della Chiesa e della Santa Sede. Non meno stupore, però, suscita l’apparente indifferenza verso questa sua condotta da parte di Papa Francesco. Al punto che anche i commentatori meno ostili si domandano ormai apertamente se la coabitazione del Pontefice col vescovo vestito di bianco non congiuri direttamente contro l’istituzione papale. Riavvolgiamo brevemente gli ultimi fotogrammi di questa pellicola, che onestamente non avremmo voluto vedere.

No alle deroghe al celibato

 Alla vigilia della pubblicazione dell’esortazione pontificia che dovrà stabilire come recepire le conclusioni del Sinodo sull’Amazzonia, il cardinale Robert Sarah si fa sentire. Il prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti dà alle stampe un libro sul sacerdozio cattolico. E al suo interno prende una posizione radicalmente contraria a qualsiasi deroga al celibato clericale, compresa quella ipotizzata dai vescovi sudamericani per i “viri probati”. Il porporato ha condiviso la sua fatica saggistica con un altro vescovo della Chiesa: Joseph Ratzinger. Alias il fu Benedetto XVI (2005-2013), che è stato il 265° Papa della Chiesa cattolica.

La notizia era di per sé clamorosa, ma ben presto si è ulteriormente ingigantita. Monsignor Ratzinger ha scritto un solo capitolo dell’opera, ma l’introduzione e la conclusione del testo sono declinate al plurale. Sicché l’edizione francese, la prima che è già in libreria, reca la doppia firma. Vale a dire: Benedetto XVI e Robert Sarah (Des profondeurs de nos coeurs, edizioni Fayard). Abbiamo capito bene: Benedetto XVI. Strano: non doveva essere scomparso il 28 febbraio 2013?

Smentite, rettifiche, malintesi

Le polemiche sono esplose subito con virulenza. E puntuale è arrivata la parziale smentita, al solito peggiore della notizia. Monsignor Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e tuttora stretto collaboratore del vescovo emerito Ratzinger, ha dichiarato che quest’ultimo domanda che il suo nome sia tolto dalla copertina del saggio. E che la sua firma non venga associata all’introduzione e alle conclusioni del medesimo. Si sarebbe trattato, secondo monsignor Gänswein, di un malinteso.

Il cardinale Sarah non è affatto d’accordo. E ha reso pubblico lo scambio di mail con monsignor Ratzinger, da cui risulta che in realtà il malinteso non c’è stato. Nel senso che il coautore aveva preso visione sia delle bozze sia della veste editoriale dell’opera, approvandole espressamente prima della pubblicazione. Comprese, dunque, introduzione e conclusione: il che autorizza appunto a parlare di due autori. Il porporato si dice diffamato in modo abietto dalle voci che lo dipingerebbero come manipolatore di Joseph Ratzinger. E (nonostante estesi e conclamati dissensi, ndr) conferma obbedienza filiale a Papa Francesco.

Benedetto XVI non c’è più e a Ratzinger…

Abbiamo accennato inizialmente a un “caso Ratzinger” la cui trattazione non è più rinviabile. Facciamocene un’idea guardando le cose dal punto di vista sia del vescovo emerito, sia del Pontefice regnante.

Joseph Ratzinger, rinunciando a essere Papa Benedetto XVI, ha originato una situazione priva di riscontri anche in epoca moderna. Fin dall’inizio, a ben vedere, ha impostato il problema in termini che destavano perplessità. Pensiamo al differimento dell’operatività della rinuncia rispetto al suo annuncio. Questa scelta istigava a confondere la rinuncia stessa con delle dimissioni, ma il Papa non si dimette, perché non deve chiedere permesso a nessuno.

Un punto capitale è l’equivoco intorno al titolo di “emerito”. Già il titolo di “vescovo emerito di Roma” sarebbe di dubbia opportunità per il rinunciante, ma quello di “papa emerito” è semplicemente assurdo. Così come il mantenimento del nome pontificale e del titolo di “Santità”. Non parliamo poi della scelta di restare in Vaticano e prendere pubblicamente posizione in ordine a questioni ecclesiali rilevanti.

Invisibilità e riserbo

Qualsiasi equiparazione, anche soltanto formale, tra il Papa e chi lo è stato è assolutamente da evitare. Infatti, è fonte concreta (e non meramente potenziale) di disorientamento e scandalo dei fedeli. Il Papa Benedetto XVI è morto, anche se il vescovo Joseph Ratzinger è vivo: quest’ultimo deve farsene una ragione. Invisibilità e riserbo sono le uniche opzioni legittime e comprensibili a sua disposizione.

Altrimenti, oltre allo smarrimento attuale, nel seno della Chiesa si riaprirebbe anche la ferita (mai del tutto sanata) della rinuncia fatta in passato. E tutte le illazioni rivendicherebbero cittadinanza. L’abbandono fu deciso liberamente o ci furono pressioni? Era addirittura una promessa da onorare? Ovvero, monsignor Ratzinger voleva banalmente liberarsi di quanto gli pesava del pontificato, provando a mantenere la parte del compito che invece gradiva? Allora, però, si passerebbe dal papato al consolato.

Papa Francesco e il prezzo da pagare 

 Concludiamo provando ad assumere anche il punto di vista di Papa Francesco. Sembra sia tardi per intervenire. Che la presenza e la riconoscibilità delle posizioni di Joseph Ratzinger non potessero essere accettate andava detto subito. Modificando espressamente, nel caso, le disposizioni date anzitempo da Benedetto XVI circa il proprio trattamento successivo alla rinuncia.

Si sa, però, che anche questo passo avrebbe attirato critiche: anzi, accuse e contumelie. E che pure queste ultime, come lo scandalo e il disorientamento derivanti dai cosiddetti “due papi”, si sarebbero ritorte contro la Chiesa nel suo insieme. È bene, allora, portare pazienza e continuare a fare affidamento sul “sensus Ecclesiae” di tutti i soggetti coinvolti. Ammesso, comunque, che Papa Francesco coltivasse un disegno di rimodulazione del peso del Papato nella Chiesa, verosimilmente non pensava di attuarlo in questo modo. Cioè, attraverso una perdita di autorevolezza. Perché, almeno nella Chiesa odierna, il fine non dovrebbe giustificare i mezzi.

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