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Il caso Zagaria: perché il ministro Bonafede è ancora al suo posto?

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Il caso Zagaria e il ministro della Giustizia Bonafede. Non è vero che i giornalisti non servono a niente. La famosa inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein, nota sotto il nome di caso Watergate, aveva provocato le dimissioni del presidente Richard Nixon, l’uomo più potente del suo tempo. E qualche giorno fa Massimo Giletti, a Non è l’arena su la7 non è andato lontano da questo traguardo, anche se di dimensioni infinitamente più modeste.

Il caso Zagaria

Di che cosa si discuteva in tv? Di una vicenda incredibile: dal 2011 Pasquale Zagaria, fedelissimo dell’omonimo boss Michele e mente economica del clan dei Casalesi, era detenuto nel carcere di Sassari in regime di 41 bis, il regime duro previsto per i boss mafiosi. Pasquale avanza una richiesta di arresti domiciliari affermando che nel carcere si erano verificati casi di Coronavirus e che lui non si sentiva più tranquillo stanti le sue precarie condizioni di salute.

A chi fa la richiesta? Al tribunale di sorveglianza di Sassari, il quale prima di decidere fissa quattro successive udienze il 26 marzo, il 9, 16 e 23 aprile. Acquisisce dal medico del carcere tutta la documentazione necessaria, alla quale si aggiunge la cospicua documentazione prodotta dalla difesa dello stesso Zagaria.

Cosa ne ricava? Che secondo il medico del carcere il detenuto presenta diverse e gravi patologie, per le quali aveva anche da poco subito un intervento chirurgico; che l’ospedale civile di Sassari, contattato per la prosecuzione delle terapie, rifiuta il ricovero perché impegnato col Coronavirus; e che il carcere di Sassari non è luogo idoneo per evitare le infezioni da Covid-19. Allora il tribunale chiede se esistono altre strutture in Sardegna per effettuare le dovute cure e la risposta è ancora negativa.

Il ministero c’è o no?

A quel punto, siamo al 9 di aprile, il tribunale si rivolge al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria presso il ministero della Giustizia. Chiede di indicare altra struttura nel resto d’Italia ove trasferire il detenuto. Al 23 di aprile, mancando qualunque risposta del Dipartimento, il tribunale si trova di fronte a questo dilemma: nel bilanciamento tra il diritto alla salute del detenuto e l’interesse pubblico alla sicurezza sociale, quale pesa di più?

Il tribunale sassarese ha risposto che vale di più il diritto alla salute del detenuto, dichiarando «la preminenza dei diritti alla salute e a non subire trattamenti inumani sull’esecuzione della pretesa punitiva, nei casi in cui quest’ultima sia in conflitto con tali diritti, non sia ovviamente derogabile neppure nei casi di assoggettamento del detenuto al regime differenziato di cui all’art. 41-bis ord. penit.», e richiamando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di condizioni personali (art. 3 Cost.); la tutela della salute quale diritto fondamentale dell’individuo (art. 32 Cost.); e, infine, il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27 Cost. e art. 3 Cedu). Di conseguenza, il tribunale sospende l’esecuzione della pena per tre mesi, mandando Zagaria ai domiciliari.

Non è l’arena

Sul proscenio entrano in ballo Giletti e Francesco Basentini. Quest’ultimo è il magistrato e capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, “reo” di non aver risposto al tribunale di Sassari dal 9 al 23 aprile, consentendo così la scarcerazione del boss mafioso.

La telefonata in trasmissione tra Giletti e Basentini assume fin da subito toni farseschi; all’inizio l’intervista doveva avvenire su Skype, al ministero della Giustizia però la piattaforma non funziona. Ironia del conduttore sui potenti mezzi del dicastero. Ma il contenuto della conversazione è ancora più incredibile. Basentini afferma che, obbedendo alla legge, ha richiesto un parere medico sulla situazione e non gli è pervenuto entro il 23 aprile ma solo il 24. Non solo, a fronte delle rimostranze dell’altro ospite del programma, Catello Maresca, sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli che vive da 12 anni sotto scorta, Basentini gli risponde che “non conosce la legge”.

L’indignazione e lo sconcerto di Giletti sono evidenti; ma il Basentini non si scompone, anzi, lo invita alla calma. Quando sia il conduttore che il magistrato Maresca gli fanno osservare che, in un caso di emergenza come quello, la documentazione medica si può acquisire in dieci minuti, fa metaforicamente spallucce.

Più realisti del re

Il fatto che stupisce è che né l’ingente documentazione sanitaria proveniente dal presidio medico del carcere (per cui, indipendente e pubblico), né la documentazione proveniente dalla difesa del boss e neppure i riscontri richiesti e ottenuti dal tribunale, riescono a fare breccia sul funzionario ministeriale. Se un tribunale (qualificato e specializzato come quello di sorveglianza, il cui compito esclusivo è la gestione dei detenuti) ti dichiara che non ci sono le condizioni per tenere Zagaria in Sardegna, che accertamenti ulteriori devi fare? Gli indichi il carcere di terraferma meno affollato (si parlava di Viterbo, Roma, Torino, Parma) e finisce lì.

Bonafede al suo posto

Ieri, l’happy end: Basentini getta la spugna, dopo che il giorno prima era stato quasi commissariato dal guardasigilli Bonafede con la nomina a suo vice del magistrato Roberto Tartaglia, già pubblico ministero di Palermo e consulente della commissione antimafia.

Tutto bene allora? E Zagaria? Si legge nel provvedimento di Sassari che il suo fine pena, che sarebbe stato nel 2025, a seguito di un recente ricalcolo si è ridotto di un anno e sette mesi, dunque verso il 2023. Se ricordiamo che per ogni 3 mesi trascorsi in carcere si ha diritto ad uno sconto di 45 giorni di liberazione anticipata, pari a 3 mesi all’anno, probabilmente il boss sarebbe già stato libero nel 2022. Dunque, al di là del polverone mediatico, il tribunale di Sassari ha comunque fatto poco danno.

Quello che ci stupisce è che Alfonso Bonafede, che oggi ha insediato il procuratore generale di Reggio Calabria Dino Petralia al posto di Basentini, sia ancora saldo sulla sua poltrona come se niente fosse accaduto. Ricordiamo, per la cronaca, che Basentini era stato proposto per quell’incarico proprio da Bonafede il 27 giugno 2018; incarico che era stato ricoperto, negli anni, da Nicolò Amato, Michele Coiro, Gianfranco Caselli e da Giovanni Tinebra. Quattro nomi che parlano da soli.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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