La guerra in Ucraina e Mario Draghi. Parlando dell’invasione russa, abbiamo già ricordato in un precedente articolo le parole rivolte da Winston Churchill a Neville Chamberlain, di ritorno dalla (rovinosa) conferenza di Monaco con Hitler nel 1938: “Poteva scegliere tra la guerra e il disonore, ha scelto il disonore e avrà la guerra”. Un anno dopo Hitler invadeva la Polonia.
Ebbene, i tempi della storia si sono accorciati. Putin, dopo la sua Monaco che si è svolta tra gli stucchi del Cremlino, ha lasciato passare solo pochi giorni prima di invadere la “sua” Polonia. E ieri, nel Parlamento italiano, è nato un nuovo Churchill.
Lo stesso Parlamento che fino a pochi giorni fa si divideva su tutto. Un Parlamento che descrivevamo come balcanizzato e che invece ieri si spellava le mani nell’aula del Senato per applaudire il suo Churchill. Ma di chi stiamo parlando? Di un banchiere di 74 anni; di uno che ha passato la sua vita tra i velluti della Banca d’Italia, tra gli specchi della Bce, nei saloni ovattati del Ministero del Tesoro. Invece, il 1° marzo 2022, ha pronunciato a palazzo Madama uno dei più bei discorsi che si siano mai sentiti. Senza accenni tribunizi, senza alzare neppure la voce, col suo tono dimesso e colloquiale.
I conti con la storia
Non promette “Sudore, lacrime e sangue” come il suo omologo inglese di 80 anni fa, ma Draghi afferma che “l’Italia non si volterà dall’altra parte”. Annuncia un nuovo stato di emergenza, ma questa volta “umanitaria” fino al 31 dicembre. In un Parlamento abituato alle alchimie del manuale Cencelli, il premier afferma chiaro e forte, parlando delle manifestazioni popolari contro la guerra di Mosca e San Pietroburgo: “Ammiro il coraggio di chi prende parte alle mobilitazioni. Il Cremlino dovrebbe ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra”. Se è “essenziale mantenere aperta la via del dialogo con Mosca”, anche alla luce dell’avvio dei negoziati, Draghi riconosce che “l’auspicio di successo delle trattative va bilanciato con la necessità di essere realistici sulle sue prospettive”.
Il presidente del Consiglio poi chiede all’Europa di “definire un piano di difesa comune per acquisire una vera autonomia strategica che sia complementare all’Alleanza atlantica. Abbiamo la sensazione di entrare in un nuovo periodo che non abbiamo mai vissuto finora”; e aggiunge: “È il momento di fare i conti con la storia”.
Putin, un sanguinario
Nel suo discorso Draghi non tentenna nel paragonare Putin ad un dittatore sanguinario, afferma a chiare lettere che le conversazioni tra Putin e Macron, l’ultimo leader occidentale con quale lo Zar intrattiene rapporti, sono sistematicamente alterate nella narrazione del Cremlino. Nessuno sconto, nessun passo indietro. L’aula che, un tempo, sonnolenta, ascoltava le dichiarazioni fumose di Andreotti o Forlani che dovevano essere poi tradotte dal politichese per capire cosa avevano detto, ieri sussultava di applausi a scena aperta. Lo stesso prudentissimo Casini si è lanciato in un discorso da capo risorgimentale.
Da Draghi a Metsola
Occorre precisarlo, il premier non è il solo: anche la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, nel presentare il collegamento col presidente ucraino Zelenskj, ha usato parole di fuoco contro Putin; parole che hanno infiammato l’assemblea che, alla fine, ha tributato una standing ovation all’ambasciatore ucraino presente tra il pubblico.
Se come hanno detto Draghi e Metsola, la guerra è entrata oggi in Europa, ha trovato da parte dell’Europa la più ferma delle risposte. “Finisce l’illusione che la pace sia scontata”; e Draghi aggiunge: “Forse Putin ci vedeva impotenti, divisi e inebriati dalla nostra ricchezza ma si è sbagliato, siamo pronti a reagire”.
Una vera e propria chiamata alle armi che ricorda da vicino il “non siamo insensibili al grido di dolore” di Vittorio Emanuele II. Parole che ci lasciano basiti, perché se ce le aspettavamo da Garibaldi (o molto più modestamente, da Giorgia Meloni) non ce le saremmo di certo aspettate da uno come Draghi, che come abbiamo detto ha fatto il banchiere fino all’altro ieri.
Chi vincerà?
Putin ha riunito quell’Europa che avrebbe voluto dividere; ha unito anche uno dei peggiori parlamenti italiani in un afflato comune. La battaglia sarà lunga e senz’altro dolorosa, questo è certo; ma siamo tutti altrettanto certi che Putin non potrà vincere. Ha avuto solo, come Hitler, come Napoleone, come altri dittatori di secoli fa, la capacità di attaccare per primo. Ma non avrà la forza di combattere fino alla sua vittoria. Non è mai accaduto e non accadrà neppure questa volta.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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