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Immigrati: solo un problema o una soluzione per le imprese affamate di manodopera?

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Immigrati: non si era ancora asciugato l’inchiostro del giuramento del governo Meloni al Quirinale che le prime Ong iniziavano a sbarcare profughi e richiedenti asilo sulle coste siciliane. Meglio: le Ong non si sono mai fermate, ma mentre il governo Draghi non batteva ciglio, il governo Meloni non può farlo. Non può farlo per la presenza di Salvini e pure e soprattutto per le promesse elettorali di Fratelli d’Italia (blocco navale).

Come fosse l’ennesimo “giorno della marmotta” l’Europa fa orecchie da mercante; il Papa tuona; il Pd – alla spasmodica ricerca di un “tema” forte e identitario per arginare l’emorragia di consensi – si ringalluzzisce; e tutta la sinistra nelle sue varie declinazioni si consuma le dita sui social, esternando a tutto spiano. Facile giocarla così sui profughi-immigrati, anche perché può usare una serie di parole d’ordine universalmente accattivanti, da “umanità” a “fratellanza”, da “inclusione” a “rispetto delle leggi del mare”.

Poi ecco gli sbarchi, perché per il personale sanitario salito a bordo sono tutti fragili e bisognosi di cure, maschi adulti compresi, lo scontro con la Francia, il presidente Mattarella che prova a mediare e l’attuale tentativo dell’Unione europea di trovare una soluzione comune. Insomma, un film vecchio e ripetitivo, del quale conosciamo già la sceneggiatura: le Ong riprenderanno il mare, altri immigrati-migranti-profughi-naufraghi alla fine sbarcheranno, blocchi prima, proteste poi e via così, tendente all’infinito…

Un po’ di numeri

Ognuno la può pensare come vuole: ci sarà sempre chi dice che le Ong stanno compiendo un’opera meritoria e chi le vorrebbe tutte in fondo al mare. I profughi salvati dalle Ong rappresentano il 16% del totale. Il che vuol dire che il restante 84% è salvato dalla nostra guardia costiera o arriva sulle nostre coste con piccole imbarcazioni pressoché incontrollabili. Molti arrivano non via mare, ma dai valichi alpini e magari sono ancora più difficili da identificare.

Secondo i dati Ue, l’Unione nel suo complesso è penultima ad accogliere stranieri: la prima è Singapore col 45%, seconda l’Australia col 30%, il Regno Unito accoglie il 13% e l’Europa solo l’8,4%. All’interno dell’Europa il maggior numero di immigrati è ospitato dalla Germania, seguita dalla Francia e dall’Italia.

Infine, gli stranieri ospitati nelle carceri italiane (dati Antigone 2019) è di 20.324, pari al 33,6% mentre gli stranieri rappresentano l’8,7% della popolazione nazionale. Sono più “cattivi” gli stranieri o spesso è solo difficile l’integrazione?

Battaglia persa?

Fermare gli sbarchi – Meloni e Salvini ci perdonino – è impresa impossibile. Possiamo sequestrare tutte le navi delle Ong appena arrivano nei porti italiani. Possiamo anche dichiarare fuorilegge il lavoro di queste organizzazioni. Ma gli sbarchi proseguiranno, magari in misura leggermente inferiore.

L’idea di creare hub in Africa gestiti dall’Unione europea, di per sé ottima, non si potrà realizzare se non fra anni: occorre un’unità di intenti europea che oggi non è ipotizzabile; occorrono fondi e occorre una organizzazione (europea) che se ne occupi. Occorre che gli stati africani siano d’accordo e se potrebbe essere più facile per Tunisia, Egitto e Algeria, come si fa con la Libia che è ancora in guerra? Più di un’idea operativa sembra uno slogan che è destinato a non vedere mai la luce.

Una prospettiva diversa

Possiamo provare a delineare una prospettiva diversa per gli immigrati? Ma, soprattutto, possiamo trasformare le criticità in opportunità? Guardiamo in faccia la realtà con sano pragmatismo: nell’Italia settentrionale e non solo lì manca manodopera. Mancano muratori, operai, lavoratori agricoli, camerieri, cuochi, giardinieri. Tra poco mancheranno tappezzieri, idraulici, elettricisti e falegnami… sono mestieri che i nostri giovani non vogliono più fare. E il tutto fa il paio con un inverno demografico mai visto, dove gli unici a fare figli in Italia sono soprattutto gli immigrati residenti e regolari.

Il decreto flussi, che scadrà il prossimo 31 dicembre ma potrà essere prorogato, fissa una quota massima di ingressi pari a 69.700 unità l’anno, 42.000 delle quali riservate agli ingressi per motivi di lavoro stagionale. E abbiamo visto che pochissimi stranieri sono arrivati quest’anno per restare pochi mesi in una posizione precaria e con la prospettiva di dover tornare a casa subito dopo.

Rivedere il decreto flussi aumentando significativamente le quote significa integrare un grande numero di immigrati. In questo modo si può dare ossigeno alle imprese italiane, si può migliorare l’integrazione e cominciare a risolvere almeno in parte queste criticità.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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