Home Attualità

Immigrazione e sicurezza: il caso Macerata e le paure degli italiani

CONDIVIDI
immigrazione-sicurezza-caso-macerata-paure-italiani

Immigrazione, sicurezza e relative percezioni: in campagna elettorale, il rischio è il cortocircuito. I fatti di Macerata, con la tragica fine di Pamela Mastropietro e il raid di Luca Traini, hanno riattizzato pericolosamente il fuoco.

I due episodi di cronaca nera spiegano bene lo stato delle cose. Infatti, la colpevolezza per la morte della ragazza di Innocent Oseghale, cittadino nigeriano, non è ancora acclarata, benché si tratti di uno spacciatore. E, nel caso delle vittime di colore del raid a mano armata di Traini, il loro ruolo di destinatari di una rappresaglia la dice lunga. In entrambi i casi, gli immigrati sono coinvolti, alternativamente, carnefici e vittime. Ma da questi fatti e dalla modalità con cui vengono letti, sembra trasparire soprattutto una gran confusione. Il periodo elettorale, va detto, non aiuta.

L’unica cosa certa è che gli italiani hanno sempre più paura, specie quando vivono nelle periferie. E pensano ci sia un nesso ben preciso tra immigrazione e criminalità. La Commissione Ue, in un suo studio annuale, conferma che siamo tra i più preoccupati dall’immigrazione in tutta Europa.

Immigrazione: sfiducia al Governo 

Il sondaggio di Ipr Marketing a cura di Antonio Noto e pubblicato da Quotidiano.net, parla chiaro. Il 62% degli intervistati dà un giudizio negativo sul modo con cui il Governo affronta il tema dell’immigrazione. Solo il 27% dà un voto sufficiente, mentre l’11% non ha opinione. Secondo la stessa rilevazione demoscopica, il 65% delle persone interpellate è persuaso che l’immigrazione clandestina non sarà mai risolta. Solo un intervistato su cinque crede in una soluzione.

Immigrazione senza integrazione

Quanto alla volontà d’integrazione manifestata dai cittadini stranieri, il sondaggio è altrettanto impietoso. Per il 58% degli italiani essa manca del tutto, a fronte del 28% di un’opinione diversa. Il 55% reputa gli immigrati addirittura indisponibili a qualsiasi compromesso con la nostra cultura e i nostri costumi. Noto dà un’interpretazione schiettamente politica della genesi di questi risultati. In particolare, addita nel diffondersi a tutti gli schieramenti della narrazione emergenziale la causa del radicamento di queste opinioni.

Stranieri e criminalità: i numeri assoluti…

Occorre, comunque, domandarsi: esiste o no, al netto della percezione diffusa, un nesso tra immigrazione e criminalità? La risposta dev’essere articolata, per essere veritiera.
In termini assoluti, all’aumento degli stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale (
da 3 a 5 milioni), è casualmente corrisposta addirittura una diminuzione del numero dei reati. E l’aumento delle denunce è stato superiore nel caso degli italiani. Né sembra lecito concludere diversamente guardando ai dati relativi alla popolazione carceraria. La proporzione di stranieri nel circuito penitenziario, in effetti, è superiore a quella degli italiani. Ma il dato sconta la maggior difficoltà dei primi ad accedere alle misure alternative alla detenzione.

…e quelli proporzionali

I dati relativi alle persone arrestate e denunciate tra agosto 2016 e luglio 2017, ripresi da Il Sole-24Ore, parlano però diversamente: 241.723 su 839.496 sono stranieri. Quasi il 29% del totale, a fronte di una popolazione dell’8% rispetto a quella italiana. La criminalità straniera, poi, è specializzata in crimini puniti con pene lievi, ma dal forte impatto sociale. Stando sempre al report del Sole, il 55% dei furti con destrezza, quasi il 52% degli sfruttamenti della prostituzione e il 45% dei furti nelle abitazioni sono opera di cittadini stranieri.

Il peso della clandestinità

È evidente, allora, che la differenza in ordine alla criminalità la fanno gli stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale. E qui dovremmo ripeterci, perché abbiamo già scritto riguardo alla piaga della clandestinità. Nonché al silenzio del Viminale sui relativi dati in suo possesso, o meno.
La stima dei clandestini per Repubblica, che riprendeva un rapporto Ismu, si aggirerebbe attorno alle 500 mila unità. Non solo neo-sbarcati, ma anche richiedenti asilo respinti e, ovviamente, persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno.

Immigrazione e rimpatri forzati

Il nodo irrisolto, insomma, è quello dei rimpatri forzati: pochi, meno di 20mila l’anno scorso. Gli accordi con i Paesi di provenienza sono ancora insufficienti: solo 4 funzionano (Egitto, Nigeria, Tunisia e Marocco). E poi c’è l’ostacolo del costo dei viaggi, assolutamente proibitivo alle condizioni di legge: circa 4 mila euro a persona.
È a questi problemi che la politica (di destra e di sinistra) e l’antipolitica che domanda voti dovrebbero offrire soluzioni. Possibilmente credibili. E, come suggerisce la cronaca, possibilmente al più presto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.