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L’inchiesta sugli appalti dell’Ausl e le ombre sul nuovo ospedale di Piacenza

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L’inchiesta sugli appalti dell’Ausl di Piacenza, che secondo la Procura della Repubblica sarebbero stati truccati dai vertici dell’Azienda sanitaria per favorire società private, ha scioccato l’opinione pubblica. Le accuse degli inquirenti sono gravi per tutti i dirigenti coinvolti. Non si parla di corruzione, ma comunque di peculato, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, esercizio abusivo di una professione e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Nell’occhio del ciclone

In pratica, per la gestione di 7 milioni di euro di appalti su beni e attrezzature e di 17 milioni di fondi Pnrr, sono finiti nell’occhio del ciclone i vertici dell’Ausl piacentina. A partire dal direttore generale, Paola Bardasi, che a questo punto non sappiamo fino a quando verrà lasciata al suo posto dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. Una situazione da maneggiare con cura non solo sul piano politico, ma anche amministrativo, visto che Fabi, prima di diventare assessore regionale, era direttore generale dell’Ausl di Parma. E quindi ha tutte le carte in regola per valutare direttamente la liceità delle procedure messe sotto accusa dagli inquirenti piacentini guidati dal procuratore capo Grazia Pradella.

Dall’ambiente sanitario emerge come Paola Bardasi sia una figura che a Piacenza non piace a tutti. Gli estimatori del direttore generale parlano di una manager ostica per chi era abituato a muoversi con disinvoltura all’interno dell’Ausl. E dunque il suo coinvolgimento in prima persona nell’inchiesta iniziata nel 2021, prima del suo arrivo a Piacenza nell’agosto 2022, ha destato qualche perplessità; fermo restando il controllo dovuto sulle attività dei suoi dirigenti e la rilevanza penale, sempre personale, dei loro comportamenti messi sotto la lente dagli inquirenti. Insomma, anche se per Paola Bardasi fosse accertata l’estraneità ai fatti, chi dall’alto non si è accorto di quanto stava succedendo non è scevro da responsabilità. Cosa messa in luce da coloro che hanno chiesto la nomina di un commissario all’Azienda sanitaria di Piacenza con la sospensione del direttore generale.

Alzando lo sguardo

L’inchiesta sugli appalti dell’Ausl farà il suo corso, e siamo certi che la magistratura agirà per il meglio. Ma alzando lo sguardo, emergono altre considerazioni. E fanno capo alla costruzione del nuovo ospedale di Piacenza. Un progetto di Partenariato pubblico privato da 300 milioni di euro (importo mai visto in città per un’opera pubblica) che oggi è nelle mani proprio dello stesso nucleo di dirigenti dell’Azienda sanitaria messo sotto inchiesta. Un tema caldo anche sui tempi, visto che a fine estate i vertici dell’Ausl dovranno scegliere quale sarà il progetto promotore del project financing tra quelli già selezionati, che poi verrà messo in gara.

La serie di fortuite coincidenze su indagati e tempi fa riflettere. E l’inchiesta della magistratura pone alcuni interrogativi in rapporto a questa delicata fase dell’iter del nuovo ospedale di Piacenza. Adesso come verrà gestita? La vicenda giudiziaria quanto potrà incidere sul prosieguo della pratica, sia che i dirigenti restino al loro posto o vengano sostituiti da un commissario? E soprattutto, c’è qualcuno che magari non vede di buon occhio la realizzazione del nuovo ospedale e ha brindato alla notizia dell’inchiesta?

Poteri forti

Oggi i piacentini che necessitano di cure mediche sono soggetti a una mobilità in uscita dai numeri importanti. E si rivolgono soprattutto alle strutture della sanità lombarda o a quelle regionali a partire dalle province limitrofe. Domani, con un ospedale nuovo di zecca e potenziato nei servizi, questo flusso in uscita si potrebbe inaridire se non addirittura invertire, attirando pazienti da altri territori.

Insomma, che Piacenza abbia un nuovo ospedale pubblico oltretutto universitario, ad alcuni potrebbe dispiacere e per loro questa inchiesta cade un po’ come il cacio sui maccheroni. Tenuto conto che un allungamento dei tempi favorisce non solo lo status quo, ma magari anche future riflessioni che potrebbero mettere in discussione quest’opera a fronte di risorse sanitarie nazionali e regionali sempre più risicate. Certo, ci saranno poteri forti da Roma a Bologna e anche a Piacenza che vedono con favore la realizzazione del nuovo ospedale, ma altri poteri, altrettanto forti, potrebbero pensarla diversamente…

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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