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Indro Montanelli: quando l’Urss invase la Finlandia, un reportage da non dimenticare

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Indro Montanelli: capita di risistemare vecchi libri e di prenderne in mano uno che sembra tutto meno che interessante. Poi vedi la sua firma e capisci di aver trovato un vecchio amico che non ti delude mai. Inizi a leggerlo e dopo poche pagine intravedi un déjà vu con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Montanelli parla infatti della guerra tra l’Urss di Stalin e la Finlandia del 1939.

Il redattore viaggiante

Siamo nel novembre di 84 anni fa, poco dopo la resa della Polonia alla Germania nazista, quando sembrava che Hitler si fosse accontentato. Perché? Nonostante la guerra dichiarata da Francia e Regno Unito, gli eserciti resteranno fermi fino all’aprile successivo, quando il Führer attaccherà Danimarca e Norvegia e, poco dopo, invadendo Belgio e Olanda, muoverà alla conquista della Francia. Quei mesi (definiti dai Francesi «guerra buffa») saranno riempiti dalle notizie che provenivano dalla lontana Finlandia.

E qui entra in scena Montanelli. Colpito in patria dall’ostracismo del regime fascista per i suoi reportage sulla guerra civile spagnola, il giornalista viene inviato ad Helsinki dal Corriere della Sera come «redattore viaggiante».

L’attacco di Mosca

Dopo una serie di negoziati tra Finlandesi e Sovietici, il 30 di novembre del 1939 una forza di 540mila uomini, 2.485 carri armati, 2mila cannoni e 2.340 aerei, attacca senza dichiarazione di guerra la Finlandia, forte di 140mila uomini, 32 carri armati e 145 aerei.

La semplice differenza tra i 180 milioni di abitanti dell’Unione sovietica e dei 3,5 milioni della Finlandia sarebbe stata sufficiente per pronosticare una rapida fine del conflitto; l’Urss attacca dall’estremo nord, dal centro (il confine tra le due nazioni è di oltre 1.300 chilometri) ma soprattutto dal sud, dall’istmo della Carelia, distante poche decine di chilometri da San Pietroburgo.

Timori e logica

Montanelli rivela che il motivo che ha scatenato la guerra è proprio questa estrema vicinanza tra la vecchia capitale zarista e il confine con la Finlandia, nonostante i finlandesi, durante i negoziati che avevano preceduto l’attacco, avessero dichiarato: «Come potete pensare che una nazione di 3,5 milioni di abitanti ne attacchi una da 180»?

L’antico timore di qualunque attacco aveva avuto la meglio anche sulla logica. E già questo ci fa pensare ad una similitudine con la guerra russo – ucraina. Ma più Montanelli ci fa addentrare nel racconto più le similitudini si accavallano: i sovietici colpiscono obiettivi civili per fiaccare il morale della nazione aggredita, i loro colpi sono tanto generici quanto imprecisi.

Sul terreno avanzano a grandi masse, incontrando una resistenza inaspettata e micidiale. I Finlandesi, che difendono la loro terra, sono decisi, indomiti, imprendibili: combattono sugli sci e usando la guerriglia, gli agguati nella notte, facendo strage dei soldati russi che, una volta presi prigionieri, si rivelano col morale a terra, con equipaggiamenti scadenti e armi obsolete.

Tragedia e farsa

Ancora analogie tra il racconto di Montanelli e la situazione odierna? I tiepidi aiuti di Francia e Inghilterra alla nazione aggredita in «volontari» e mezzi militari. La «guerra d’inverno», come verrà chiamata, finirà sei mesi dopo, nel marzo del 1940, con la pace di Mosca, che vedrà una vittoria relativa di Stalin: 126mila morti o dispersi da parte sovietica contro tra i 22 e i 26mila morti e dispersi finlandesi, 264mila feriti sovietici contro i 43mila feriti finlandesi, 1.800 carri armati e 521 aerei russi distrutti contro i 62 aerei finlandesi.

L’ex premier sovietico Nikita Krusciov, nelle sue memorie, parla di circa un milione di morti da parte russa. La Finlandia perderà il 10% del suo territorio e il 12% della sua popolazione e subirà importanti conseguenze negative sul piano economico e finanziario.

L’Armata Rossa subirà una forte perdita di credibilità per i numerosi insuccessi che la facevano essere una forza tutt’altro che imbattibile. Karl Marx diceva che la storia si ripete sempre, la prima volta come tragedia e la seconda come farsa. Ma stavolta, le tragedie sono due, altrettanto sanguinose e hanno sempre, più o meno, lo stesso aggressore.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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1 commento

  1. Montanelli certamente parlava male dell’attaccante, l’Unione Sovietica ideologicamente opposta all’Italia fascista, che di lì a poco le avrebbe dichiarato guerra. Ed esaltava la resistenza dell’aggredito, forse anche ben oltre ai fatti reali: in guerra la prima vittima è la verità e Montanelli era un grande giornalista ma anche, come tutti, un uomo soggetto a condizionamenti.
    Non dimentichiamo, da italiani del nostro tempo, che se l’Europa vive nella libertà e nella democrazia è in gran parte grazie al sacrificio di milioni di russi, senza il quale sicuramente la guerra sarebbe stata vinta dall’Asse o si sarebbe conclusa con uno stallo.
    Quindi, evitiamo parallelismi acrobatici con l’attuale guerra russo-ucraina: forse l’unico possibile è tra la partigianeria dei giornalisti di allora e quella dei giornalisti di oggi.

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