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L’Italia del dopo pandemia: Europa o nuovi alleati?

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Da sinistra, Xi Jinping, Donald Trump e Vladimir Putin

L’Italia, l’Europa e il mondo post pandemia di Covid-19: anche se adesso abbiamo paura che non si stagli ancora all’orizzonte, prima o poi questo futuro arriverà. E allora progressivamente riprenderà tutto, compresa la politica internazionale. Anzi, la competizione fra Stati per le rispettive zone d’influenza è come una brace che cova sempre in attesa di essere riattizzata.

Il virus che funesta il pianeta ha avuto origine nella Cina di Xi Jinping, potenza globale arrembante. Tempo 3 mesi ha preso piede negli Stati Uniti, potenza mondiale sulle difensive, facendone nei giorni scorsi il Paese con più persone contagiate. Nell’anno delle presidenziali che impegnano Donald Trump in una corsa non più scontata alla rielezione, lo sgradito primato ha un forte impatto simbolico. Non dimentichiamo poi che, a fronte di un’Europa che resta scenario epidemico di primo piano, un’altra grande protagonista è la Russia di Vladimir Putin. Quale occasione migliore agli occhi di Mosca, mentre i suoi principali rivali sono alle prese col morbo del XXI secolo, per rafforzarsi su tutti i teatri che contano? Almeno se e fino a quando il Coronavirus risparmierà da un assalto su vasta scala l’ex impero sovietico.

L’Italia, che sarà onerata da una ripresa difficilissima a causa dei danni morali e materiali della pandemia, manterrà la sua tradizionale collocazione occidentale? Oppure si sposterà verso est, cioè verso regimi da autoritari ad apertamente dittatoriali? Prima di provare a rispondere, vediamo come i principali soggetti dello scacchiere internazionale si stanno relazionando fra loro.

 Usa-Cina: lo scontro continua

Com’è prassi consolidata di Trump, i rapporti con la Cina sono costantemente stressati anzitutto sul piano comunicativo. Gli Usa sono passati nel giro di qualche giorno dalla proposta di chiamare il Covid-19 “Virus cinese” o “Wuhan” a dichiarazioni di rispetto e richieste di mutua cooperazione sanitaria. Il bastone l’aveva brandito il segretario di Stato Mike Pompeo, la carota l’ha sventolata lo stesso tycoon. Il Dipartimento di Stato aveva accomunato la Cina a Russia e Iran in un unico network globale di disinformazione programmata. Mosca, come vedremo, svolgerebbe un ruolo più articolato, mentre Teheran (in grave difficoltà col Covid-19) si limiterebbe a rilanciare i depistaggi cinesi.

Pechino, secondo gli Stati Uniti, starebbe cercando di ribaltare le carte in tavola a proprio favore. Anzitutto, dichiarando una vittoria a tutto campo sul virus da parte del popolo cinese (mentre gli Usa pensano che tanta parte di esso sia stata, se non sacrificata, almeno strumentalizzata). Quindi, come nel commercio con la nuova Via della Seta, cercando di esportare esperienze e aiuti in campo medico, sanitario e di profilassi per “colonizzare” i destinatari del soccorso.

Infine, compiendo la “rivoluzione copernicana”: accusare altri Paesi (in primis gli Stati Uniti) di essere all’origine della pandemia. Solo 4 giorni dopo questo bombardamento a tappeto di accuse, contrordine: telefonata Trump-Xi Jinping e balsamo sulle relazioni sino-americane. Il presidente Usa esprime grande rispetto per l’esperienza cinese di contrasto al Covid-19 e afferma di stare cooperando strettamente col suo omologo su questo fronte. Più prudente il resoconto cinese, che ha parlato in modo sibillino di relazioni sino-americane “a un punto critico”. E ha rivendicato la correttezza e la trasparenza cinesi nell’emergenza sanitaria.

Le mosse di Putin

Discorso a parte merita l’attivismo russo che, al di là delle speculazioni americane, ha destato qualche dubbio anche nel nostro Paese. Gli aiuti inviati da Putin in Italia hanno natura militare. Dagli aerei cargo ai reparti medici, dalle unità mobili per il contenimento delle minacce batteriologiche ai mezzi per la sanificazione del suolo e ai tecnici, tutto l’aiuto russo fa capo al settore della difesa. Considerato che il terrorismo internazionale è percepito ovunque come una minaccia vitale anche in ottica batteriologica, la cosa potrebbe ritenersi sufficientemente spiegata.

Se non che i “cosacchi” in Italia sono stati per 50 anni il principale spauracchio dell’atlantismo. E ora? Gli spalanchiamo le porte e li scortiamo a insediarsi qui? Fonti ben informate attribuiscono l’accettazione degli aiuti offerti da Putin all’inedita situazione in cui viene a trovarsi il governo Conte, alle prese con una pandemia che non si vedeva da un secolo. Le stesse fonti ritengono che gli Stati Uniti non siano troppo preoccupati dall’iniziativa di Putin. Anzitutto perché la imputano a una finalità di ripulitura della sua immagine in occidente, macchiata dall’annessione della Crimea 6 anni fa. E poi perché contano che la mossa russa vada letta soprattutto in chiave di contenimento dell’attivismo cinese. Della serie: chi ostacola il mio nemico è mio amico. Nessuno dubita, infatti, che gli Usa temano soprattutto Pechino.

Nessuno regala niente

Veniamo così all’Italia, in rapporto agli aiuti più o meno interessati che sta ricevendo e alle conseguenze che potrebbero derivarne. Non saranno alcune tonnellate di mascherine e di altro materiale sanitario e alcune squadre di medici specialisti provenienti dalla Cina e dalla Russia a farci gravitare verso est. Nel caso cinese, tra l’altro, noi ci eravamo appena fatti un credito, con le esportazioni di presidi all’inizio dell’epidemia nel Celeste impero. In più, come sottolineano fonti d’informazione vicine a Washington, anche gli Usa ci stanno supportando, solo con meno ostentazione.

In realtà, il problema maggiore – soprattutto agli occhi della nostra opinione pubblica – è la tiepidezza dell’Europa nel sostenerci economicamente. È chiaro a tutti che i fautori europei del rigore (politica con qualche ragione, ma non con tutte le ragioni) non hanno imbarazzo a sostenere che l’Italia debba trovarsi a mal partito ora. Siccome ci considerano cicale, è necessario che soffriamo in inverno dopo aver sperperato in estate. L’importante è che l’ostilità anti-europea dell’opinione pubblica non condizioni troppo chi porta responsabilità di governo. In un mondo sconvolto dalla pandemia e in cui le carte si stavano rimescolando già da prima, sarà inevitabile ripensare alle nostre strategie. Tenendo presente che nel mondo nessuno fa niente per niente ed è mai dimentico del proprio interesse. Non facciamoci però prendere dalla rabbia che, come la fretta, è sovente cattiva consigliera. 

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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