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Ius soli e Papa Francesco: qual è la verità?

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Ius soli e Papa Francesco. Bergoglio davvero si è schierato apertamente a favore della legge sullo Ius soli? Per rispondere, bisogna fare 3 cose. Primo: sapere esattamente cosa ha detto, quando e come. Secondo: chiedersi cosa potrebbe voler dire, per un Papa, prendere posizione su un tema come la cittadinanza. Terzo: considerare come il Papa resti un uomo, con quanto ne consegue in termini di sensibilità individualeCominciamo dalle informazioni di base.

Ius soli: nessuna ingerenza sui tempi

L’occasione: il Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 14 gennaio. Uno potrebbe dire: siccome lo ha reso pubblico con mesi di anticipo, è chiaro che ha scelto questo momento per intervenire nelle questioni italiane. Non è così. Nel senso che è consuetudine dei Pontefici rendere noti, con largo anticipo sulle occasioni celebrate, i propri messaggi. La riprova? Per la stessa ricorrenza, che cadeva il 15 gennaio del corrente anno, Papa Francesco pubblicò un analogo intervento l’8 settembre 2016.

Il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante

Veniamo a cosa ha detto il Papa. Nonché al peso che i riferimenti alla cittadinanza assumono nel documento. Sono due i passi in cui si parla dell’argomento. Nel primo, c’è un riferimento alla concessione e alla certificazione della nazionalità a tutti i bambini e le bambine, al momento della nascita. Con la premessa che questo regime si impone nell’ambito del diritto universale ad una nazionalità. Il principio è ribadito subito dopo, come rimedio al rischio dell’apolidia. Circostanza, quest’ultima, che si dice possa essere evitata con una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi del diritto internazionale.

Obiettivo integrazione

Veniamo al secondo passo. Nel paragrafo dedicato all’integrazione dei migranti, il messaggio papale ne parla come di un processo lungo. Che può essere però accelerato “attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel Paese”. In questo caso, la presa di posizione è senz’altro più esplicita. Colpisce, indipendentemente dalla ricorrenza italiana del tema, la proposta di non considerare la conoscenza della lingua un requisito dell’integrazione stessa. Più consueto per il paternalismo ecclesiastico, invece, l’accenno alla pratica delle sanatorie, a noi pure ben nota.
Quanto al peso che i due riferimenti hanno nell’economia del messaggio, è obiettivamente modesto. Il documento si rivolge al mondo intero. In Italia, oggi l’argomento risulta sensibile a causa del calendario legislativo. Ma cosa c’entra il Papa, se i tempi si allungano? E cioè se tra quando un progetto di legge viene incardinato e quando potrebbe essere adottato, passano due o tre anni?

La Chiesa serve l’uomo…

Per un Papa (Francesco, un suo predecessore o un successore), il tema della cittadinanza ha un rilievo esclusivamente umanitario. Il messaggio di quest’anno si apre con una citazione del Levitico, in cui Dio comanda di trattare il forestiero come un nativo. E prosegue ricordando l’auto-identificazione di Gesù con lo straniero, nel passo di Matteo sul giudizio finale. Chi leggerà per intero il documento, lo troverà del tutto sbilanciato a favore dei migranti. Non può sorprendere più di tanto, tenuto conto della Sacra Scrittura richiamata. E soprattutto del fatto che la Giornata del Migrante l’ha istituita la Chiesa stessa, oltre cent’anni fa.

…e lo Stato governa il Paese

Essa pensa che occorra sensibilizzare i popoli e le istituzioni al suo riguardo. Cioè, proprio del singolo migrante, della persona che cerca un diverso posto dove vivere. È questo il punto. Il Papa e la Chiesa parlano all’uomo e allo Stato di fronte al migranteIn effetti, nel messaggio si invita a concedere tutto, a promuovere tutto, a favorire e integrare tutti. Il sottinteso è però, ovviamente: nei limiti del possibile, oltreché del diritto. Questo limite spetta alla politica e alle istituzioni fissarlo. La Chiesa, interpellata, negherebbe di averlo mai voluto fare. E così, negherebbe di aver sposato la causa dello ius soli. Infatti, ha parlato prima di tutto di una nazionalità, senza specificare quale. È questione di intendersi.

L’umanità di Francesco

Francesco è un Papa di sinistra? Ed è per questo che interviene su un tema come la cittadinanza proprio adesso? Vuole togliere le castagne dal fuoco a Gentiloni, fare sponda ad Alfano, polemizzare con Salvini? Finora, si è lasciato intendere che rifiutasse di considerare la politica italiana come il giardino di casa. Questo sia ricordato, senza dimenticare che i buoni propositi possono essere traditi da chiunque.
Certo, Papa Francesco ha una spiccata sensibilità sociale, accanto a quella umana e sacerdotale. L’ha maturata, forse, da quando divenne vescovo a Buenos Aires, 25 anni fa. Prima, da austero gesuita e da padre provinciale del suo ordine, era soprattutto un paladino dell’autorità. Anche quelli che diventano Papi cambiano, allora? Certo, sono uomini. E anche solo diventare Papa, non è un cambiamento da poco.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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