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Kim Jong-un e i missili nordcoreani: quanto aspetterà Trump?

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Al centro, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un

Kim Jong-un è il Blofeld della realtà? Il cattivo a capo della Spectre, uscito dalla penna di Ian Fleming e nemico giurato di James Bond, sembra la fantasia più appropriata per descrivere l’eccentrica pericolosità del dittatore nordcoreano.
La realtà supera però l’immaginazione. E questo rischia di essere un problema serio per gli equilibri geo-politici del Pacifico e forse per la pace mondiale. Anche perché l’America di Trump ha parecchi problemi. La politica isolazionista del Presidente e il protrarsi del “Russiagate” con i suoi pesanti strascichi interni, fanno percepire sempre meno la superpotenza a stelle e strisce come il gendarme del mondo. Ma Kim Jong-un forse riuscirà a riportare Trump a tempo pieno sulla politica estera. Ed in ogni caso ci sta provando nel modo più pericoloso per tutti: agitando lo spauracchio atomico.

Missili su Los Angeles, Denver o Chicago?

Facciamo un punto. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, le forze armate nordcoreane hanno lanciato un nuovo missile intercontinentale. Il vettore ha volato per 45 minuti, percorrendo poco meno di mille km, e ha toccato l’altitudine record di 3.725 km. Poi si è inabissato al largo del Mare del Giappone. In tal modo il regime comunista ha bissato con successo l’esperimento dello scorso 4 luglio. All’epoca, provocando l’America nel giorno dell’Indipendenza, aveva già scagliato un missile balistico in grado di raggiungere il territorio statunitense. Allora si era parlato dell’Alaska. Ma oggi, secondo parte degli esperti, la gittata delle armi di Kim ha dimostrato un range teorico di 10.500 km. E quindi sembrerebbero in grado di raggiungere Los Angeles, Denver o Chicago.

Kim Jong-un: l’arsenale nucleare e le bombe chimiche

Scenari da brividi, dunque. Soprattutto immaginando le ritorsioni che potrebbero derivarne, nell’escalation propria di ogni tensione internazionale non disinnescata. Come del resto ha dimostrato l’immediata reazione americana. Due bombardieri supersonici da interdizione B-1B hanno sorvolato sabato la penisola coreana. Ma fin qui abbiamo parlato della sola capacità balistica nordcoreana, cioè dei vettori. E allora veniamo alle testate atomiche. Anche se il programma nucleare è circondato ovviamente dalla massima segretezza, è dai primi Anni 2000 che la Nord Corea ha ammesso di essersi dotata di armi atomiche. Così a settembre dell’anno scorso ha effettuato con successo il quinto test. E a suo dire, avrebbe testato addirittura una bomba all’idrogeno. Senza dimenticare i 5.000 ordigni chimici, dei quali sarebbe dotato il regime di Pyongyang.

Il generale MacArthur e la guerra di Corea

Anche guardando al passato, la Corea è un angolo del globo dove le crisi diplomatiche rischiano sempre di degenerare. La guerra del 1950, passata alla storia soprattutto per l’insubordinazione sfiorata da MacArthur nei confronti di Truman, è stato il primissimo palcoscenico della Guerra Fredda. Ma è stato anche il terreno dello scontro sotto traccia tra i due giganti del comunismo, l’Urss e la Cina. L’armistizio del luglio 1953, dopo 3 anni di conflitto e oltre 2 milioni di morti, ha cristallizzato la situazione precedente. La penisola è stata divisa all’altezza del 38° parallelo tra il Nord in mano ai comunisti e nell’orbita cinese, e il Sud filo occidentale sotto la protezione di Washington.

Dal presidente eterno a Kim Jong-un

Da allora a Seul si sono alternati numerosi colpi di stato militari, prima dell’approdo ad un tenore di democrazia e di sviluppo crescenti. Intanto a Pyongyang la dinastia iniziata da Kim Il-sung (il “Presidente Eterno”, scomparso però nel 1994) ha trincerato il Paese in un isolamento tutt’altro che splendido. Il regime è stato proseguito dal “Caro Leader”, il figlio Kim Jong-il. Ed ora è la volta del nipote Kim Jong-un. In questi anni nel Paese sono stati compiuti alcuni progressi in ambito sanitario e soprattutto scolastico. Ma la Corea del Nord, a causa della chiusura ideologica del regime e degli embarghi internazionali, è fanalino di coda in molte classifiche internazionali che valutano i livelli di sviluppo.

 Kim Jong-un e i giochi della Cina

Anche se Trump si impegna con riluttanza nella politica estera, stavolta dovrà cambiare registro per gestire la crisi nordcoreana. Le speranze del  presidente sin qui sono state riposte nella Cina. Chiaramente col dichiarato intento di parlare a suocera, perché nuora intenda. In che senso? Perché sembra difficile credere che Kim giochi d’azzardo come sta facendo, senza sentirsi spalleggiato dalla leadership cinese di Xi Jinping. Ma la politica di “appeasement”, abbozzata con Xi in Florida lo scorso aprile, non sta dando i risultati sperati da Trump. Al contrario. L’aggressività di Kim, non rintuzzata da Pechino, sta infiammando l’Estremo Oriente. Così Seul e Tokyo attivano il sistema anti-missile Thaad. Un’arma tecnologica di cui i cinesi non vogliono sentir parlare. La soluzione della crisi quindi si prospetta a dir poco in salita. Il tempo stringe e il mondo trema.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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