Roberto Reggi ieri si è svegliato e ha aperto Facebook. Ritenendolo il mezzo più appropriato, ha pubblicato un post con un’importante dichiarazione: “Questa mattina 10 consiglieri del Consiglio Generale hanno sottoscritto la mia candidatura alla presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano”. E poi, dopo una (imprescindibile) citazione di Martin Luther King inneggiante all’amore verso il prossimo e al servizio verso gli altri, pubblica in allegato le sue linee guida programmatiche, ovviamente condivise dai suoi dieci sostenitori.
Prima di addentrarci nel Reggi-pensiero, osserviamo che questa presa di posizione spariglia i giochi e fa entrare nei finora ovattati saloni di palazzo Rota Pisaroni lo sport del Wrestling: niente unanimismo alla Toscani, quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E Reggi ci ha ampiamente dimostrato, durante i suoi dieci anni da sindaco di Piacenza, di essere un decisionista spesso ruvido e indifferente alle critiche.
È ovvio che se “i dieci” hanno già sottoscritto, lo voteranno; e che di conseguenza Reggi si presenta col suo “Discorso sullo stato dell’Unione” già con la nomina in tasca. E gli altri 5 consiglieri (Diocesi e volontariato)? Si rassegnino a fare la minoranza, sembra voglia dire il prossimo presidente, anche dall’alto delle tante battaglie vinte a palazzo Mercanti.
Date queste premesse, proviamo comunque a vedere cosa propone l’ingegner Reggi; partendo dal presupposto che lui, come ha dimostrato con questa mossa, è molto social, usa parole chiave da consumato influencer al pari del suo mentore Matteo Renzi, di Salvini, Di Maio e Conte, per restare al mondo della politica da cui proviene. E che a Piacenza, da destra a sinistra, si è accordato sul suo nome per la guida della Fondazione, ma senza dare alcuna spiegazione in merito alla cittadinanza.
Il patrimonio? Vedremo…
Il presidente in pectore della cassaforte dei piacentini parte dalla considerazione che “alla Fondazione sono state affidate ingenti risorse economiche del territorio con l’obiettivo di conservare il patrimonio nel tempo, ottenendo un’adeguata redditività da destinare alle attività istituzionali”.
Prendiamola per buona. Ma ricordiamo i bellissimi articoli usciti sulle nostre pagine nello scorso settembre e quindi in tempi non sospetti. I due dal titolo “I conti in tasca alla Fondazione di Piacenza e Vigevano”, a firma del commercialista e revisore dei conti piacentino Luigi Zaninoni. Seguiti da quello degli economisti Gabriella Chiesa e Luigi Filippini dal titolo altrettanto embelmatico: “Fondazione di Piacenza e Vigevano: progettare gli investimenti con chiare priorità”. Analisi mai smentite e da cui, dunque, si possono ricavare alcune considerazioni.
Il patrimonio della Fondazione sarà anche “ingente” ma non è infinito. Dall’esame dei bilanci dell’Ente di via Sant’Eufemia, Zaninoni ricava un patrimonio di 364 milioni al dicembre 2019 (ultimi dati disponibili) e una propensione di spesa che era dello 0,5% per le attività istituzionali (leggasi funzionamento dell’Ente) e dell’1,5% per interventi istituzionali e benefici sulla carta pari a circa 5,4 milioni l’anno.
In particolare, anche ammesso che il nuovo presidente decida di spendere questa somma, importante ma non fantasmagorica, Zaninoni – considerando un 1% di inflazione annua e un 1% di tassazione sulla redditività degli investimenti – osserva che il 4% complessivo di spesa porterà a zero nel tempo (ma si parla di decenni) il patrimonio, dato il modo in cui le risorse sono state investite. Si precisa, ad onor del vero, che nessun investimento non rischioso oggi remunera col 4% e che, di conseguenza, il massimo che la governance della Fondazione potrà fare nei prossimi anni è di “perdere il meno possibile”.
Così, l’obiettivo di “conservare il patrimonio nel tempo” promesso da Reggi forse è un po’ illusorio; né il prossimo presidente affronta l’argomento, come forse avrebbe meritato, nelle sei fitte pagine del suo documento.
I 4 principi fondamentali
Sei pagine fitte, si diceva, anche di parole chiave, di chiamate alle armi, di “I have a dream”, che alla fine però lasciano un po’ poco d’impresso. Desideriamo comunque commentare i 4 principi fondamentali enunciati: autonomia, responsabilità, trasparenza e indipendenza.
Che differenza c’è tra autonomia e indipendenza? Non è dato sapere. E poiché i membri del Consiglio Generale, organo deliberante dell’Ente, di fatto sono designati attraverso una pletora di enti (Comuni, Provincia, Camera di commercio, Diocesi, Università, Conservatorio, volontariato), ognuno dei quali spingerà per essere favorito nella concessione di finanziamenti, di quali autonomia e indipendenza si potrà mai parlare?
La responsabilità viene declinata come dialogo col territorio, ascolto, partecipazione, coinvolgimento attivo. Certo, la Fondazione non potrà mica dialogare con Imola o con Avellino, lo dice il suo nome. E lo stesso non potrà ascoltare Trento o Savona. Ma tutto questo cosa c’entra con la responsabilità? Non si capisce.
Invece sul concetto di Trasparenza il candidato Reggi sembra più ferrato: trasformare la Fondazione in una casa di vetro. A questo punto, ci permettiamo anche di dare un suggerimento: tra i principi enunciati, andrebbe aggiunto quello della competenza, che magari a qualche cosa in futuro potrebbe servire, proprio riferendosi, se non altro, alla gestione patrimonio.
Reggi poi aggiunge, richiamandosi allo statuto della Fondazione, che le attività dovranno riguardare l’arte e i beni culturali; l’educazione e la formazione; la ricerca scientifica e tecnologica; l’assistenza agli anziani e alle famiglie; volontariato filantropia e beneficenza. Snocciolando per ognuno di questi settori una serie di parole chiave diverse, ma se vogliamo, a guardar bene, più o meno intercambiabili.
Liturgia ineludibile
Insomma, lo sforzo di Reggi più che altro pare quello di riempire un canovaccio dovuto alla liturgia di questo passaggio istituzionale, cercando di non scontentare nessuno e promettendo miglioramenti ad ampio raggio anche nel funzionamento della Fondazione stessa. Quasi che il suo fosse un Pnrr (che infatti richiama) piacentino: un po’ d’innovazione tecnologica e digitale, nessun intervento a pioggia, una mano ai giovani e alle Università, aiuti i disagiati e via discorrendo…
Ma forse, per quel poco che conosciamo Reggi, la cosa più probabile della sua comunicazione, dal post su Facebook al documento allegato, altri non è che una sua dichiarazione del tenore ho vinto io, sarò il prossimo Presidente della Fondazione perché ho raccolto 10 voti. Poi, quello che farà una volta insediato in via Sant’Eufemia, lo vedremo tutti assieme. Diamogli comunque credito. E aspettiamolo alla prova dei fatti.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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