Piacenza

La lezione del Chianti Classico che grazie all’Ais fa pensare anche ai vini di Piacenza

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Si è parlato di Gran Selezione del Chianti Classico alla serata-seminario ottimamente organizzata dalla Delegazione piacentina dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier. Ma subito va colto un parallelo, seppur a debita distanza, col potenziale locale e con gli sforzi che sta facendo il Consorzio Tutela Vini Doc Colli Piacentini. Sforzi verso a una riorganizzazione della piramide qualitativa delle Denominazioni, che sta facendo il Consorzio guidato da Marco Profumo, titolare della storica Mossi 1558, assieme a una squadra di autorevoli colleghi, con la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) e dell’Università Cattolica di Piacenza.

Ad accompagnarci nell’intima scoperta di un territorio iconico com’è quello del Chianti Classico, è stato Massimo Castellani, cultore della storia e della cultura del vino, sommelier, formatore, commissario nazionale per la didattica e per gli esami Ais, nonché delegato di Firenze. Un vero ambasciatore ad honorem del Chianti Classico che si dedica a raccontare di Sangiovese e della zona di più antica origine del Chianti, compresa tra le province di Firenze e Siena. Ma Castellani è anche uno storico, e questo fa la differenza in un Paese dove la grandezza è figlia appunto di secoli di storia, cultura e ingegno; e il vino – soprattutto se grande vino – non è semplice mosto d’uva fermentato, bensì frutto di sapienza unica e millenaria.

Prima di un vino, un territorio e la sua storia

Passando attraverso la civiltà Etrusca, quella del Chianti è una delle più antiche e note zone vitivinicole; evidente l’eccellenza del suo vino, diviene necessario tutelarne nome e qualità. Nel 1716 il Granduca Cosimo III emana provvedimenti per regolare produzione, vendita e nome del vino, stabilendo anche i confini delle diverse zone. Il Chianti Classico – diverso dal Chianti non solo perché prodotto esclusivamente nelle aree delimitate dal Granduca – ottiene la Doc nel 1967 e la Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) nel 1984.

L’analogia con Piacenza

Anche gli antenati del nostro Gutturnio hanno origini lontanissime, con richiami a cavallo tra civiltà etrusca e romana; la Doc Gutturnio, poi, è una delle primissime d’Italia, del 1967 esattamente come il Chianti. Certo, le strade dei due territori sono divergenti per numeri e visione, seppur quest’ultima negli ultimi anni a Piacenza pare voglia allargarsi: si sta infatti discutendo per fare chiarezza nella “selva” di denominazioni piacentine – oggi contiamo 3 Igt (Indicazione geografica tipica) e 3 Doc con tantissime varianti – a beneficio dei consumatori che faticano a orientarsi in questi troppi rivoli. Si punta a una Igt e a una Doc, ma soprattutto ad aggiungere alla piramide delle denominazioni la prima Docg della nostra provincia: la Docg Piacenza per la Malvasia e il Gutturnio fermi, che si sono dimostrati vini in grado di ambire a un posizionamento di alto livello sul mercato nazionale ed estero.

Un vino in continua “evoluzione”

Nel 2024 sono trascorsi 100 anni dalla nascita del consorzio Chianti Classico, riconosciuto attraverso l’emblematico gallo nero; ma i festeggiamenti maggiori sono per i 10 anni dalla nascita della Gran Selezione del Chianti Classico (disciplinare modificato nel 2013). Sempre puntando a selezione e qualità, sono state ideate anche le Unità geografiche aggiuntive (Uga): la spinta massima sul valore della tipicità e della territorialità. Questa zonazione distingue così la produzione attraverso le nuove 11 Uga, riportate in etichetta, tanto diverse, seppur attigue, sia per composizione che per esposizione e altitudine.

La Gran Selezione

Vini prodotti da vigna singola o dalle migliori uve esclusivamente di proprietà aziendale (Sangiovese non inferiore al 90% e per l’eventuale parte restante solo uve a bacca rossa e non internazionali),  le Gran Selezione si collocano al vertice della piramide qualitativa del Chianti Classico, sopra all’Annata e al Riserva. Oggi sono ben 213 etichette, quelle che maggiormente crescono nel mondo Chianti Classico. Serviva dare uno scossone alla Denominazione e altresì avere un valido strumento di comunicazione, laddove c’era qualità molto elevata ma non altrettanta percezione, riuscendo così anche a far crescere il valore delle bottiglie.



Le Etichette degustate

È provandoli al calice che ritroviamo il perfetto sunto di quanto fatto in secoli e millenni da uomo e natura. Ognuno di questi vini è peculiare e incardina le sue caratteristiche su terreni, esposizioni, scelte nei vigneti, percorsi in cantina; ma sono vini accomunati da una bella eleganza di fondo, dove il terziario (i sentori che arrivano dall’affinamento) è ricchissimo; d’alta parte per le Gran Selezione l’invecchiamento obbligatorio – in legno, acciaio o bottiglia – è almeno di 30 mesi.

Vini di buon corpo, talvolta muscolosi il giusto, ma dove il tratto dominante è l’eleganza, lo stile che torna a essere Chianticentrico, strizzando meno l’occhio alle mode internazionaliste. Vini dal grande rapporto qualità prezzo… e che con una fiorentina (oltre a mille altre cose) sono da preferirsi a tantissimi SuperTuscan o Brunelli.

Ne riscriverò approfonditamente, intanto ecco i vini degustati che meritano di essere cercati e acquistati, bella espressione del loro territorio:

  • La Sala Del Torriano – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Il Torriano” 2019;
  • Lamole di Lamole – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Vigna Grospoli” 2020;
  • Renzo Marinai – Chianti Classico Gran Selezione Docg 2019;
  • Castello di Verrazzano – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Sassello” 2017;
  • Castello d’Albola – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Il Solatìo” 2019;
  • Castello Fonterutoli – Chianti Classico Gran Selezione 2020;
  • Badia a Coltibuono – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Cultus” 2018;
  • Tolaini – Chianti Classico Gran Selezione Docg “Vigna Montebello 7” 2019.


La brigata Ais

Ottimo padrone di casa, l’inarrestabile Giovanni Derba, delegato Ais Piacenza, ha ricordato le innumerevoli attività che la Delegazione sta dedicando alla diffusione della cultura del vino. Un lavoro retto del contributo di tanti, tra i quali: la vice delegata Raffaella Guidi, il caposervizio Mauro Chiappini, Elena Dagrada (segreteria), Andrea Borsotti (comunicazione), Patrizia Boiardi, Gianluca Ghisoni, Antonio Camoni, Elena Busca e Massimo Modè.

Volare alto grazie a profonde radici

Se e quando Piacenza vedrà l’approdo della rivoluzione di cui ho fatto cenno, ancora non si può sapere; però sappiamo per certo, guardando a campioni internazionali del vino come sono nel Chianti Classico, che il saper volare alto a partire da profonde radici – in vigna, in cantina ma pure per giungere nei calici dei consumatori – paga e anche tanto!


 















 

Sante Lancerio
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