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La Via Francigena e il Festival di Fidenza, che lezione ai piacentini!

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Via Francigena: Piacenza ha perso la strada per sfruttare questa grande opportunità di sviluppo del turismo religioso e culturale? Partiamo dall’ultimo evento che la riguarda e che ha consolidato i dubbi posti dalla nostra domanda. Al primo “Francigena Festival di Fidenza”, tenuto dal 17 al 19 settembre (con pre-Festival giovedì 16) Piacenza c’era. Ai massimi livelli? Beh, giudicate voi: «A rappresentare l’Amministrazione comunale, il consigliere Sergio Pecorara».

Questa comunicazione, tra l’entusiastico e il roboante, arriva direttamente dall’ufficio stampa comunale e quindi dal Gabinetto del sindaco Patrizia Barbieri. Probabilmente l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi, dopo i successi di #EstateFarnese, aveva altro da fare. Nella nota di palazzo Mercanti poi si spiega anche che il Festival di Fidenza è stato un «evento internazionale dedicato alla Via Francigena e ai Cammini d’Italia e d’Europa», sponsorizzato dalla Regione Emilia-Romagna, Destinazione Turistica Emilia, Fondazione Cariparma e Parma 2021 e col patrocinio della Provincia di Parma.

Due articoli di Repubblica esaltano la kermesse: «Fra gli ospiti Michele Serra, Serena Dandini e Umberto Galimberti – Un ricco calendario diviso in tre giorni, più un pre festival, con l’obiettivo di rendere Fidenza “capitale culturale” della Via Francigena».

Semplicemente: “Perché?”

Sappiamo già che i nostri lettori si chiederanno: perché? E Repubblica ce lo spiega: «Esattamente al centro della Via Francigena, 3.200 chilometri da Canterbury a Roma e a Santa Maria di Leuca, il Festival nasce proprio a Fidenza come punto di arrivo di una serie di azioni che configurano la città come “capitale culturale” della Via Francigena: una centralità che è quasi una vocazione». Senza dimenticare che «a Fidenza, nel 2001, è stata fondata e ha sede l’Associazione Europea delle Vie Francigene (Aevf), réseau porteur del Consiglio d’Europa dal 2007, e da qui si è avviata nel 2015 la candidatura della Via a “patrimonio dell’umanità” dell’Unesco».

In più «il prossimo anno a Fidenza saranno aperti i primi spazi restaurati del grandioso complesso degli ex-Gesuiti destinato a diventare un Centro di cultura europeo punto di riferimento per i giovani e per gli studi sui Cammini intitolato a Sigerico, il vescovo di Canterbury che nel 990 si recò a Roma». Il quotidiano conclude in modo pirotecnico: «Uno straordinario itinerario tra città d’arte, pievi medievali, strade romane, borghi inaspettati e anche tratti di paesaggio ancora selvaggio».

E Sigerico?

Che dire, davvero complimenti per l’ottimo lavoro al presidente di Aevf, ex sindaco di Fidenza ed ex deputato dell’allora Ds-Ulivo, Massimo Tedeschi. Forse ai nostri lettori però è rimasto impresso un altro nome: Sigerico? Già sentito. Massì, il guado di Sigerico! È a Calendasco, sul Po.

E allora cosa aggiungere? Ancora una volta Parma (via Fidenza) 1 – Piacenza 0? Ma no, già a ottobre 2020 a Piacenza «si è costituito il primo comitato scientifico della Via Francigena Italia che intende sostenere le Istituzioni pubbliche in appoggio al riconoscimento di patrimonio Unesco proposto da Aevf. Prima iniziativa del comitato – composto da esponenti di primo piano della cultura, etica, morale, storia, paesaggio locale di cui è referente il piacentino Giampietro Comolli – è quella di affiancare i nove sindaci dei comuni attraversati dal cammino antico. Il sodalizio intende essere supporto di valorizzazione e promozione della “Tratta Piacenza” e proporre azioni concrete di sicurezza per i fruitori del cammino, trovare luoghi di sosta e servizi, tutelare la antica storia degli itinerari piacentini e dei simboli architettonici, convittuali e produttivi nel distretto francigeno piacentino».

Insomma, una lodevole iniziativa per cercare di riequilibrare un po’ le cose, a parte qualche attrito sulla divulgazione da parte di Aevf di un tracciato che pare saltasse le tappe piacentine. E senza dimenticare poi la calorosa accoglienza di metà agosto scorso a Palazzo Farnese e all’Abbazia di Chiaravalle riservata alla delegazione di pellegrini sulla Via Francigena, tra cui blogger e videomaker.

Quindi tutto a posto. Tutto in regola, Piacenza c’è e presidia la via Francigena alla grande. A nostro parere non è così, al di là di ogni campanilismo. Anzi, diremmo che a fronte della grande iniziativa di Fidenza, Piacenza è ancora intenta a mescolare l’acqua nel mortaio con una buona dose di autolesionismo.

Facciamoci del male

Noi non abbiamo solo il suggestivo guado di Sigerico sostanzialmente abbandonato a se stesso, ma ben 76 chilometri di Via Francigena, per la maggior parte identificata con la via Emilia. Il che significa (ne vediamo molto spesso la testimonianza) che oggi i pellegrini diretti a Roma, con aria rassegnata, camminano a qualche centimetro da autocarri e vetture che sfrecciano alla loro massima velocità, respirando polvere e smog, invece di godere di un percorso ad hoc in mezzo alla campagna… Però, per esempio, c’è da poco a Roveleto la nuovissima “piazza del pellegrino”, ovviamente non segnalata dalla via Emilia, ma è giusto così. Sapete i pellegrini che sollievo troverebbero nella piazza medesima…

Le carte (ben nascoste) di Piacenza

E intanto Fidenza si “butta fuori”, pur non avendo un millesimo della storia e dei monumenti medievali di Piacenza, e spariglia i giochi su questo filone turistico-religioso-culturale dalle ottime prospettive (vedi il Cammino di Santiago). Piacenza, ricordiamolo bene, era un perno fondamentale della Via Francigena, che passava, nel medioevo, da Sant’Antonio per entrare a Piacenza nell’attuale piazzale Torino, proseguire in via Taverna (strà levata), piazza Borgo, via Garibaldi, via Sant’Antonino, via Scalabrini per uscire di nuovo sulla via Emilia (allora si chiamava giustamente Romea perché conduceva a Roma). Nel percorso cittadino si aprivano una serie di ospitali, diremmo uno ogni trenta o quaranta metri, per ospitare, rifocillare ed eventualmente curare i pellegrini. Poi c’erano le stazioni di posta lungo la via Emilia, tra cui, senz’altro, Fidenza.

Piacenza, nel medioevo, era una delle città più importanti del Nord Italia, se il guado di Sigerico era controllato dai cavalieri Templari; se Federico Barbarossa per ben due volte, nel dicembre 1154 e nel novembre 1158, aveva incontrato i Comuni italiani nei prati di Roncaglia (gli storici sostengono che si trattasse dell’importante abbazia di Cotrebbia di Calendasco, vicino al guado); se – nel Concilio del 1095 – il Papa Urbano II aveva qui indetto la prima crociata. Piacenza ha il più bel palazzo comunale medievale dell’intera regione, il Gotico, una cattedrale che nulla ha da invidiare a quella di Fidenza, una serie infinita di castelli, molti dei quali aperti ai visitatori.

Storia vecchia da cambiare

Ma Fidenza segna e Piacenza resta in panchina. È una storia fin troppo vecchia per esserne stupiti. Ci bastava solo che l’Amministrazione comunale, forse in fregola pre elettorale, non spacciasse per un grande successo l’intervento al Festival fidentino del pur ottimo consigliere Pecorara (discendente tra l’altro di Giacomo Pecorara, uno dei più influenti cardinali del medioevo) e dell’altrettanto volonteroso direttore dei beni culturali della Diocesi di Piacenza e Bobbio, l’architetto Manuel Ferrari. No, diciamoci la verità, il successo, opportunamente sbandierato su media e social, è solo di Fidenza.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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