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L’anno che verrà e il sogno di un piacentino per la sua città

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San Silvestro, tempo di bilanci. E di speranze per il futuro. Perché prima o poi questa pandemia finirà e torneremo a vivere. E anche Piacenza tornerà a vivere. E non saremo più distanziati, e non ci saranno più zona rossa né arancione né gialla, e lasceremo le nostre mascherine ai turisti giapponesi e ai chirurghi.

Fermi al palo

Ma in quel momento ci guarderemo intorno e troveremo una città ferma, immobile, che non ci piace, come non ci piaceva prima della pandemia. E cominceremo tutti a sognare una città diversa. Una città dove all’incrocio tra via Cavour e largo Matteotti si apra una voragine che inghiotta le auto e le faccia parcheggiare sotto piazza Cavalli. E dal parcheggio un ascensore di cristallo che ci porti in un attimo sotto uno dei cavalli del Mochi.

Un sogno? Ma è quello che avviene a Pamplona, una città di 199mila abitanti nel nord della Spagna. Ma è quello che avviene a Parma al parcheggio Toschi o Goito. Che avviene a Cremona, che pure ha meno abitanti di Piacenza.
Noi i parcheggi li abbiamo alla Cavallerizza, dietro la Questura e a piazzale Milano… tutti se va bene a centinaia di metri dalle vie dei negozi. E stiamo aspettando le sorti di piazza Cittadella.

Sogno una città che non vada in tilt per 30 centimetri di neve e non mandi 150 persone al pronto soccorso per le cadute sui marciapiedi, vere piste di ghiaccio.

Dalla Ricci Oddi a Kronos

Sogno una città che sappia valorizzare la sua fantastica Galleria Ricci Oddi, che abbia un direttore di peso oltre che un presidente di valore. Una Galleria che entri nel circuito dei prestiti e organizzi – anche ogni due o tre anni – una mostra evento di rilievo. Che si metta a dialogare con il vicino Conservatorio Nicolini e con il piccolo gioiello della Filodrammatica: sono tre istituzioni culturali, quattro con XNL Piacenza Contemporanea della Fondazione che oggi sembra si guardino in cagnesco.

E a due passi c’è il Municipale, che sembra un gigante addormentato. Ma forse è solo colpa della pandemia. Speriamo. E ad altri due passi c’è l’altro gigante di Sant’Agostino, che a sua volta non dialoga proprio con nessuno e sembra intento a guardare il suo ombelico. E ancora a due passi c’è la meraviglia di Sant’Antonino con i suoi tesori che non vengono mostrati perché “mancano i fondi” e si tirano fuori solo in grandi occasioni.

Ne facciamo ancora due, di passi? Arriviamo al Duomo, che invece è in grande spolvero, perché con Kronos ha organizzato mostre ed eventi, accoglie i bambini delle scuole e si è dimostrato “vivo” anche nella pandemia.
E dal Duomo si arriva a palazzo Costa in via Roma, un altro gioiello che aspetta solo di potersi esibire.

Dalle Pertite ai giardini Margherita

Ma non di sola arte e parcheggi vive l’uomo. E tantomeno il piacentino. Che vuole parchi per correre e assembrarsi (ricordiamo, nel mio sogno la pandemia è finita).
Ne facciamo un altro alla Pertite? Ma se la Galleana è allo stato brado, se i giardini Margherita e Merluzzo sono la nostra Rogoredo, piazze di spaccio (quasi) indisturbato.

L’occasione perduta del Carmine

Sogno di beffarmi della Sovrintendenza che non voleva il mercato di piazza Casali all’interno del Carmine. Immaginiamo un Carmine con al piano terra negozi di alimentari che consentano anche di consumare sul posto i nostri prodotti tipici. Ma il Carmine è diventato un “centro multimediale e di coworking”. Già. Poi qualcuno mi spiegherà cosa vuol dire in concreto.

E se si liberava piazza Casali del mercato e piazza Cittadella della biglietteria, avremmo avuto un parcheggio non sotterraneo quasi sterminato, e a due passi da piazza Cavalli e dai nuovi uffici di Agenzia Entrate, Catasto e Conservatoria che, quando arriveranno, avranno oltre duecento dipendenti che “dovranno parcheggiare” più una cinquantina di utenti alla volta.

Mega parcheggio al Daturi? No. La Sovrintendenza non vuole. Come non ha voluto che liberassimo dalle mura del carcere (di metà ottocento) l’altro gioiello di palazzo Madama, sede della Procura, che avrebbe potuto tornare a dialogare col quattrocentesco palazzo Landi, sede del Tribunale, entrambi affacciati su una piazza tutta da inventare.

Da Terrepadane a Borgo Faxall

E l’enorme spazio di Terrepadane, adiacente all’arteria che divide con via Emilia Pavese il primato di strada più trafficata della città, che fine farà? I maligni dicono “altri supermercati, come se non ne avessimo già abbastanza”. E l’altrettanto enorme e sottoutilizzato spazio che va dalla Stazione alla Lupa, quel Borgo Faxall che per ora è solo luogo di degrado e abbandono?

A Piacenza non mancano gli spazi. Abbiamo il gioiello dei Teatini e quello dei Gesuiti che sono costati milioni e oggi sono drammaticamente chiusi. Potremmo ospitare un concilio ecumenico senza lasciare nessuno in piedi.

Senza una visione

Ma quello che ci manca, e ci mancherà ancora in futuro, è la visione. Il progetto. Che città vorremmo? Più ecosostenibile? Più green? I soldi non mancheranno: col Recovery plan ne saremo sommersi, se saremo in grado di gestirli. Ma se l’esempio viene dall’alto, l’idea che ci stiamo facendo è deludente: la rissa tra Conte e Renzi, alla fine, è su chi gestirà questo fiume di denaro. E se anche a Piacenza arriveranno – come sempre – le briciole, non sapremo cosa farne. E la nostra città resterà un sogno.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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