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L’assedio sovranista a Papa Francesco: ha ragione Report?

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Papa Francesco: neanche l’urgenza di far fronte alla pandemia da Covid-19, apparentemente, mette pace tra le fila della Chiesa. Anzi, secondo alcune voci in dissenso rispetto al Pontefice il virus stesso sarebbe una punizione divina per una presunta infedeltà del Papa.

Anche se era difficile immaginarsi di poter sentire riproporre argomenti tanto eccentrici rispetto ai nostri tempi, capita che avvenga. A queste suggestioni e ad alcune critiche alla linea teologica ed ecclesiale di Papa Bergoglio è stata dedicata la puntata di Report su Rai3 lunedì scorso. Proviamo per prima cosa a ricostruirne l’ordito: il programma, infatti, intendeva dimostrare in modo articolato una tesi. Quindi tenteremo di criticarla brevemente, perché anche le informazioni danno da pensare, non si tratta semplicemente di immagazzinarle.  

Prelati vecchio stampo, social e sovranisti 

L’inchiesta di Giorgio Mottola ha illustrato un quadro con un assediato e un gran numero di assedianti. Al centro del mirino, va da sé, si trova il Papa. I suoi avversari si dispongono per centri concentrici.

Sul fronte più prossimo al bersaglio si attestano dei prelati tuttora presenti nella Curia romana. Il loro esponente più noto e rilevante è il cardinale statunitense Raymond Burke. Capofila dei tradizionalisti, è stato avvicendato nell’incarico “pesante” che ricopriva da prima degli esordi di questo pontificato (la prefettura della Segnatura, la corte  suprema ecclesiastica) ed è ora titolare di un incarico onorifico (patrono dell’Ordine di Malta). I suoi addentellati sono sia oltreoceano (Steve Bannon, già guru di Donald Trump), sia in Italia (fondazione Sciacca e Dignitatis Humanae Institute presso la Certosa di Trisulti). Il porporato, vicino alle posizioni sovraniste internazionali e italiane, sarebbe coinvolto anche in raccomandazioni per politici e faccendieri di quest’area politico-culturale.

Il secondo fronte è presidiato dai social-media statunitensi. Lifesite news, Church militant, Breitbart (ancora una creatura di Bannon); poi c’è lo spagnolo Citizen Go. Tra i corifei nazionali di questo schieramento, a parte alcuni intellettuali e professionisti, ci sarebbero i militanti di estrema destra di Forza Nuova. Estremismo religioso generato da quello politico: un’evidente analogia con gli Usa, sia pure con inversione dei ruoli rispetto agli States.

Infine, il terzo fronte è quello politico italiano. Sul banco degli imputati siedono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il primo come branditore con finalità strumentali dei simboli religiosi e massimo avversario dell’accoglienza dei migranti, molto cara al Papa. La seconda come l’esponente politico nazionale con maggiori chance di sfondare nelle simpatie conservatrici americane.

L’intransigenza del cardinale Burke

Le 3 formazioni ostili, secondo Report, hanno ciascuna uno punto privilegiato di attacco. Burke impersona l’intransigenza dottrinale. È stato fra gli estensori dei “Dubia” dopo l’Esortazione apostolica “Amoris laetitia” del 2016. Le sue riserve sulla pastorale del Papa si appuntano soprattutto sugli aspetti della morale personale e familiare. I “Dubia”, infatti, vertevano essenzialmente sull’ammissione all’Eucaristia, a determinate condizioni, dei divorziati risposati.

Più in generale, comunque, il cardinale Burke e Papa Francesco sono portatori di sensibilità ecclesiali diverse. Così, passando dalla morale individuale a quella sociale, mentre il Papa mette in guardia contro lo sfruttamento indiscriminato della natura, Burke dice che occorre guardarsi dal neopaganesimo naturalista. Oppure, in materia di dialogo interreligioso, il porporato preferisce additare i rischi connessi alla propensione al dominio dell’Islam, anziché sottolinearne (come Papa Bergoglio) una nuova disponibilità al confronto.

Predicatori del web e Messe sospese

I social cattolici conservatori americani sono una miniera di ostilità verso il Pontefice regnante. Lo accusano di tutto, perfino come si diceva di aver attirato sul mondo il Covid-19 come un castigo divino. Ma, a parte simili iperboli, questi siti attaccano il Papa sulla pandemia anche per la sospensione della celebrazione dell’Eucaristia.

Secondo loro Papa Francesco, con la sospensione della Messa domenicale e degli altri sacramenti, avrebbe preso a pretesto la pandemia per cedere alle pretese di ridimensionamento della Chiesa provenienti dai poteri forti internazionali. E qui le accuse nord-americane si saldano con quelle portate avanti in Italia, per verità senza grande visibilità, da Forza Nuova di Roberto Fiore. Una cosa è certa, secondo Report: dall’avvento di Francesco sul soglio pontificio, la destra conservatrice statunitense inonda l’Europa di finanziamenti in chiave anti-Bergoglio. In combutta con elementi russi, come l’imprenditore e politico Konstantin Malofeev. I beneficiari di questo sostegno con motivazioni religiose sarebbero i sovranisti europei.

Salvini e Meloni avversari del Papa?

Ed eccoci al fronte politico interno e all’inversione del meccanismo prevalente negli Usa. In Europa e in particolare in Italia, la polemica politica si servirebbe di argomenti religiosi. Salvini e Meloni, leader di forze anti-establishment alla ricerca di consensi elettorali in mezzo all’ostilità dei corpi costituiti e della grande stampa, tenterebbero anche la “carta” del cristianesimo identitario.

Così si spiegherebbero i rosari e i “requiem aeternam” televisivi di Matteo Salvini e il trittico auto-riferito “Donna, madre, cristiana” di Giorgia Meloni. Questi esponenti politici, secondo Report, polemizzerebbero più o meno indirettamente con Papa Francesco in quanto lo identificherebbero direttamente con il leader della sinistra internazionale. A causa, chiaramente, della spiccata connotazione sociale ed ambientale del suo magistero. Se a ciò si aggiungono le esplicite critiche del Papa al cosiddetto populismo politico, tacciato di scimmiottare addirittura Hitler, il cerchio si chiuderebbe.

Dagli amici mi guardi Iddio…

Concludendo, proviamo a riflettere sull’inchiesta di Report. Il Papa porta la responsabilità maggiore della Chiesa cattolica nel mondo. Si deve presumere che la condizione di quest’ultima e la sua immagine gli stiano particolarmente a cuore. Per questo, chi dovesse ingegnarsi a sottolineare le spinte disgregatrici al suo interno non può reclamarsi né amico, né difensore del Papa. Perché, prima di e oltre Papa Francesco, c’è il Papato col suo compito di rappresentanza dell’unità della Chiesa.

Un conto, allora, è ragionare sulle commistioni fra propaganda politica e sentimenti religiosi. Si può fare. Tenendo conto, comunque, che l’esperienza statunitense segnata in prevalenza dal cristianesimo riformato non è propriamente esportabile in Paesi cattolici come l’Italia. Altro conto è presentare la Chiesa come un campo di battaglia, alla mercé di suoi responsabili che, anziché servirla, se ne servirebbero per altri scopi. Se è questa la rappresentazione che certe inchieste vogliono fare, Papa Francesco amante della saggezza popolare sospirerà l’adagio: “Dagli amici mi guardi Iddio…”.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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