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Le lettere dei professori contro il green pass… viva la libertà d’infettare?

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Green pass, le polemiche non cessano: sono di questi giorni tre lettere, una di un professore di italiano di una scuola superiore e due di docenti universitari di Padova che, con accenti diversi, criticano la misura.

Green pass o Anna Frank?

Il professor Alessandro La Fortezza scrive ai suoi studenti con accenti accorati: “Cari ragazzi, avevamo promesso di ritrovarci nell’anno nuovo ma io non ci sarò. Rifiuto il principio del green pass (non sono no vax, deciderò io quando e se vaccinarmi) e l’ipocrisia del tampone ogni due giorni. Preferisco insegnarvi, col mio esempio, che bisogna resistere e non chinare il capo”. La “scelta di libertà” del prof inciampa, subito dopo, nel richiamo ad Anna Frank (“una ragazzina nascosta in un retro-casa che ha riempito un quaderno con la sua fitta calligrafia”) e alle leggi razziali (“i dispotismi di tutti i tempi che facevano cucire sugli abiti marchi d’infamia”).

Viva la libertà… ma quale?

Uno dei due professori universitari, Camperio Ciani, ordinario di Etologia, Psicobiologia e Psicologia evoluzionistica, si dichiara vaccinato con doppia dose AstraZeneca, ma scrive al rettore e ai ministri dell’Università e della Sanità dicendosi pronto a dimettersi in nome della libertà, se gli venisse richiesta l’esibizione del famigerato green pass. Anche lui richiama il fascismo: “In un’università libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse”. Aggiunge, per chi non lo avesse capito, di essere il “fiero” pronipote di un professore che aveva rinunciato alla cattedra per non aderire al partito fascista.

Un terzo docente, Costantino Ceoldo, sempre di Padova, con una lettera al rettore vuole testimoniare pubblicamente la sua gratitudine al collega Ciani “per l’esempio di amore per la libertà”. Anche lui richiama il fascismo: “Nel secolo scorso per due volte l’Università di Padova ha sperimentato l’infamia”, ricordando quando il regime fascista aveva subordinato la continuazione dell’insegnamento al giuramento di fedeltà al regime e quando aveva cacciato i docenti ebrei.

Com’era ovvio, queste burbanzose prese di posizione sono state salutate sui social da peana di approvazione, da condivisioni, da bordate di entusiasmo dalle quali ci chiamiamo fuori.

Libertà va cercando, ch’è sì cara

Bellissime parole, tutte grondanti civismo e amore per la libertà, degne di rispetto, se solo fossero fondate. I richiami storici valgono, egregi professori, se hanno tra loro qualche attinenza. Invece: le leggi razziali del 1938 erano condivise solo dalla Germania nazista, mentre tutti gli altri governi mondiali, dalla Cina al Cile e dal Giappone alla Spagna (pur franchista) erano contrari a qualunque discriminazione basata sulla razza.

Non solo: le discriminazioni da voi richiamate erano emanate da due potenze dichiaratamente ed orgogliosamente dittatoriali. Lo scopo delle sanzioni era la discriminazione di una minoranza che non poteva cambiare. Nessuna iniezione avrebbe potuto trasformare Anna Frank in un’ariana (tra ebrei o ariani, noi condividiamo l’opinione di Einstein che, giunto negli Stati Uniti, alla richiesta di che razza fosse aveva risposto semplicemente “umana”), né salvarla dall’Olocausto.

Oggi, invece, la situazione è questa: la quasi totalità dei Governi del mondo sono allineati nella lotta alla pandemia e auspicano la vaccinazione di massa, compreso quello italiano. La quasi totalità dei virologi e della classe medica e accademica sostiene con forza l’efficacia dei vaccini. È vero che nessuno sa se i vaccini, a distanza di anni, potrebbero fare male, anche se tutti sostengono che gli eventuali effetti collaterali sono di gran lunga inferiori ai benefici. È come se durante lo sbarco in Normandia fosse arrivata sulle spiagge francesi una delegazione di docenti della Sorbona a chiedere la cessazione delle ostilità perché quello sbarco violento urtava la loro libertà di schierarsi coi nazisti.

Le anime belle

I professori dimenticano che siamo anche noi in guerra, lo testimoniano i 4,5 milioni di morti per Covid (fonte Oms, mica Goebbels) e che in un momento come questo le anime belle che si “chiamano fuori” in nome della libertà dimenticano che la nostra libertà finisce proprio ed esattamente dove inizia quella degli altri. Libertà di infettare? Che insegnamento è per gli allievi? Il green pass ha passato la prova della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale francese come, finora, al vaglio di tutti i tribunali amministrativi che in Italia sono stati attinti.

Vale la pena di accennare ancora alla lettera del professor Ceoldo che, nello scrivere al rettore, afferma: “Mi sono associato ad un ricorso collettivo per cercare di fermarlo (il green pass, ndr). È molto probabile che non si ottenga nulla, perché la magistratura italiana è, in una misura preoccupante, composta anche da quelli descritti da Palamara”.

E no, egregio professore: qui si butta la palla in tribuna. Perché se è vero che la vicenda Palamara ha delegittimato una parte della magistratura, il dire che si avrà torto perché i giudici sono corrotti significa dire che tutti i giudici lo sono, cosa, obiettivamente, lontanissima dalla verità. Lei sta dicendo che chi non la pensa come lei è un corrotto. Allora, chi è il vero fascista?

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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