Attualità

Le spine del caso Ratzinger, tra pedofilia e accuse di omertà

le-spine-del-caso-ratzinger-tra-pedofilia-e-accuse-di-omerta

Joseph Ratzinger e i casi di pedofilia praticata da esponenti del clero cattolico decenni fa: l’ennesimo schizzo di fango macchia la tonaca bianca del fu Papa Benedetto XVI. Una sedicente commissione indipendente, incaricata dall’arcidiocesi di Monaco e Frisinga di vagliare le passate vicende diocesane, accusa il pontefice che si è dimesso nove anni fa di essersi comportato in Baviera come quelli che, da capo dell’ex Sant’Uffizio e da Papa, ha condannato e sanzionato a Roma.

È facile comprendere, quindi, come la chiamata di correo addirittura di un successore di Pietro – che, peraltro, ha già stressato l’istituzione del Papato, dimettendosene – rappresenti un’ulteriore escalation dell’auto-scandalo ecclesiale. Nonché come fioriscano le letture complottistiche, che indugiano alla colossale menzogna dei “due papi”, circondati da altrettanti partiti, descritti in lotta fra loro quasi come ai tempi della duplice obbedienza romana e avignonese. Partiamo dalle accuse sulla gestione dei casi di abusi sessuali.

Il rapporto Westpfahl Spilker Wastl 

L’attuale arcivescovo di Monaco, il cardinale Reinhard Marx, è in agitazione da tempo, per motivi probabilmente riconducibili agli sbandamenti dottrinali della Chiesa cattolica in Germania. Ne avevamo parlato quando il porporato se ne era uscito, lo scorso luglio, con l’offerta delle proprie dimissioni, ovviamente respinte da Papa Francesco.

Il pretesto per sollevare il polverone era stato anche allora il rapporto Westpfahl Spilker Wastl. Si tratta di uno studio legale monacense, a cui l’arcidiocesi si è affidata per pubblicizzare (sembra incredibile, ma è così) i casi di accuse di abusi sessuali su minori, di cui si sarebbero resi responsabili dei chierici. È un caso originale in cui il cliente domanda all’avvocato non di difenderlo, ma di accusarlo. Infatti, in questo processo mediatico senza prove, né contraddittorio, il colpevole – la Chiesa cattolica bavarese – è reo confesso di tutto e anche di più.  

Ratzinger, invece, come mai si avvicina al banco degli imputati? Farà la fine del maresciallo Pétain, l’eroe di Verdun nella Prima guerra mondiale e il traditore di Vichy nella Seconda? Sarebbe il trionfo di quanti sognano una Chiesa in tutto e per tutto laicizzata, oltre che in scacco permanente e ridotta, nella percezione diffusa, a rifugio di pederasti e maniaci vari. Joseph Ratzinger fu arcivescovo di Monaco e Frisinga tra il 1977 ed il 1982. Lo aveva elevato all’episcopato ed alla porpora Paolo VI, che lo aveva conosciuto come una delle menti emergenti al Concilio Vaticano II, ai cui lavori aveva partecipato come perito. Esperienza pastorale unica e breve, quella del futuro Papa, perché Giovanni Paolo II lo volle presto con sé a Roma, alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Non poteva non sapere”

Di che cosa viene accusato Ratzinger, da questi strani investigatori ingaggiati dalla Chiesa, che veste i panni surreali della parte civile? Di omessa denuncia e mancato contrasto in 2 presunti casi di abusi sessuali su minori, commessi da sacerdoti diocesani durante i suoi cinque anni di episcopato. Nonché per altri 3 episodi di abusi commessi in periodi antecedenti, dei quali però gli avvocati si dicono convinti che egli non potesse non sapere.

Non vi dice niente quest’espressione? Era ricorrente in Italia al tempo di Tangentopoli, per giustificare la criminalizzazione, traballante sul piano probatorio, dei vertici dei grandi gruppi imprenditoriali o dei loro proprietari, per reati commessi da dirigenti ed amministratori. È significativa, in particolare, la ragione del biasimo riversato su Ratzinger dagli inquisitori, in uno dei 3 casi precedenti il suo arrivo a Monaco. Doveva sapere, o almeno aspettarselo, perché era andato a lungo in vacanza in una località in cui il prete, poi finito a Monaco, prestava allora servizio pastorale. Bisogna aggiungere che, in 2 dei 5 episodi contestati, le accuse verso i sacerdoti sarebbero state portate anche davanti alla giustizia statale. E che, in uno dei casi monacensi, il responsabile si trovava là già a titolo di trasferimento precauzionale da altra sede.

In pratica, sulla base di un teorema applicato oltre 40 anni dopo, si vorrebbe denigrare un vescovo, diventato nel frattempo Papa e poi ritiratosi, per ripetere che la Chiesa cattolica ha malamente gestito per secoli i casi di disagio psico-sessuale e talvolta criminale di alcuni presbiteri. Ratzinger ha già smentito circostanziatamente tutto sulle proprie responsabilità, allegando 82 pagine di autodifesa al rapporto dello studio legale, prima della sua pubblicazione. Non si capisce se, successivamente, siano state aggiunte ulteriori accuse. Nel rapporto ce n’è anche per il cardinale Marx, accusato di omessa vigilanza in 2 casi e per il successore di Ratzinger sulla cattedra di Monaco, Friedrich Wetter.

Il grano e la zizzania

C’è poco da dire, per commentare il caso. La Chiesa non smette di cercare lo scandalo. Si acconcia, poi, volentieri al frasario insulso della “tolleranza-zero” e del “mai più”, quando sa perfettamente che si tratta di cose irrealizzabili. La prima è impossibile per il noto intreccio tra peccato e reato, il secondo pure si scontra con la nozione di peccato originale, che è il modo cristiano di comprendere e spiegare la precarietà e l’ambiguità strutturali della natura umana. 

Le uniche cose che la Chiesa può fare, oggi e per l’avvenire, è non ostacolare la repressione pubblica dei reati ed essere più rigorosa in sede di reclutamento dei candidati al sacerdozio. Riguardo a questo secondo aspetto, però, essa deve fare attenzione alla trappola della cultura dominante, che non rinuncerebbe certo a bacchettarla per l’esclusione di personalità dall’identità sessuale dubbia, sulla base delle ben note teorie del gender e della fluidità.

L’altra verità è che le opzioni del trasferire e del sopire costituivano in passato la modalità comune, anche fuori della Chiesa, quando si trattava di abusi non solo sessuali sui più deboli (donne, bambini, diversamente abili, e così via). E rappresenteranno sempre, fuori e dentro la Chiesa, tentazioni ricorrenti, a causa della citata ambiguità di fondo dell’inclinazione umana.

Quanto all’ipotizzata faida tra Papa Francesco e il suo vivente predecessore, è impossibile immaginarsi che, per far fronte all’ingombrante presenza del secondo, il primo alimenti volutamente lo scandalo a danno della Chiesa. In realtà, l’opzione auto-scandalistica era già stata purtroppo sposata (o subita) proprio da Benedetto XVI: chissà che l’implacabile traiettoria del boomerang non induca tutti a qualche ripensamento.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.