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Lega: dalla sconfitta di Legnano a Giorgetti, tutti i guai di Salvini

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Lega: sale la tensione. I ballottaggi del 4 e 5 ottobre alle Comunali sono uno stop del Carroccio? Oppure sono solo un’avvisaglia per Salvini, incalzato da Giorgetti, che ha ammesso apertamente la sconfitta il Lombardia?

Partiamo dai risultati: dei 9 capoluoghi tornati alle urne, 5 sono andati al Pd (Chieti, Bolzano, Reggio Calabria, Lecco e Andria); 1 al Movimento 5 Stelle (Matera); 2 a indipendenti (Crotone e Aosta) e 1 al centrodestra (Arezzo).
Non solo. Se guardiamo i risultati dei centri minori vedremo che Cascina, 46mila abitanti in provincia di Pisa, è passato dalla Lega al Pd. E di Cascina era stata sindaco fino al 2019 proprio quella Susanna Ceccardi che ha appena perso la regione Toscana contro il candidato Pd Giani.

La sconfitta di Legnano

Ancora più imbarazzante per la Lega la perdita di un comune simbolo come Legnano, alle origini della storia leghista. Il 39enne Lorenzo Radice ha vinto con dieci punti di distacco sulla candidata leghista Carolina Toia che era risultata prima al primo turno col 41% contro il 31% di Radice. Ma al secondo turno i dati si sono invertiti: 54 a 45 per il candidato del Pd. Forse, in questo caso, ha pesato lo scandalo che ha coinvolto il sindaco leghista Gianbattista Fratus, il suo vicesindaco e una assessora.

E Saronno, provincia di Varese? Finisce 60 a 40 tra il sindaco uscente Alessandro Fagioli, del centrodestra e lo sfidante Augusto Airoldi (Pd e civiche) che porta a casa il risultato. Anche Corsico (Milano) è espugnata dal Pd Stefano Ventura. Nelle elezioni del mese scorso Mantova, Bollate, Segrate e Somma Lombardo erano state vinte dal centro sinistra.

Solo una battuta d’arresto?

Insomma, si può dire quello che si vuole. Che a Lecco il Pd Gattinoni ha vinto sullo sfidante Ciresa del centrodestra solo per 31 voti (è già stato chiesto il riconteggio, visto che ci sono almeno 15 schede contestate). Che a Merano il sindaco uscente Paul Roesch (verdi-centrosinistra) è stato riconfermato sindaco con appena 37 voti di distacco su Dario Dal Medico (candidato di liste civiche del centrodestra). E che a Senigallia (Ancona) il candidato del centrodestra Massimo Olivetti, avvocato, (51% dei voti) è il nuovo sindaco e supera l’avversario di centrosinistra, Fabrizio Volpini. Senza dimenticare che il centrodestra a trazione leghista ha vinto in Lazio conquistando Fondi, Ariccia e Terracina.

Tuttavia, ci sembra abbastanza evidente che la “spinta propulsiva” di Matteo Salvini stia affrontando quantomeno una fase di bonaccia. E pensare che proprio nei giorni delle elezioni il Capitano era su tutte le prime pagine con il processo Gregoretti che gli sta dando qualche soddisfazione ma soprattutto tanta esposizione mediatica.

A quanto pare il suo “pollice verde” non è bastato. E la sostanziale parità durante la recente competizione regionale (3 regioni al centrodestra e 3 al centrosinistra con la Valle d’Aosta ancora in bilico) rispetto all’auspicato “cappotto” (7 regioni su 7) non fa che confermare la stasi della marcia leghista.

Verso le politiche

Ora, è indubbio che la Lega e il centrodestra governano 15 regioni su 20. È altrettanto probabile (lo dice spesso Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research) che un’eventuale elezione legislativa porterebbe il centrodestra alla maggioranza assoluta, indipendentemente dal sistema elettorale che verrà architettato. Ma da qui alle prossime elezioni politiche correrà certamente del tempo; e con ogni probabilità si terranno alla scadenza naturale, nel marzo del 2023. Il che vuol dire che se Salvini non cambia leitmotiv, per lui (e per l’intera coalizione) potranno essere dolori.

I trionfi passati

Salvini aveva vinto, inutile nasconderlo, basandosi su due semplicissimi concetti, all’epoca molto popolari: l’Europa è una matrigna che non ha alcun interesse per l’Italia; dobbiamo fermare l’invasione dei migranti. E questi due semplicissimi e popolari leitmotiv gli avevano consentito, soltanto alle regionali del 26 gennaio 2020 (pre covid) di ottenere per esempio in provincia di Piacenza la percentuale monstre del 44,02%, portando l’intera coalizione al 61,69%. Alle europee del maggio 2019 la Lega aveva raddoppiato il risultato delle politiche dell’anno precedente, passando dal 17 al 34%, distanziando il Pd, secondo partito, di 12 punti percentuali.

E adesso?

Oggi nessuno può ragionevolmente parlar male dell’Europa, quando col Recovery Fund ha stanziato a favore dell’Italia quasi 173 miliardi di euro, dei quali 81,807 a fondo perduto e 90,938 di prestiti, contro i 140 offerti alla Spagna, i 38,7 alla Francia e i 28,8 alla Germania.

Gli sbarchi sono indubbiamente aumentati tra la gestione Salvini e quella di Lamorgese, ma gli Italiani ora hanno ben altro per la testa, e le poche decine o anche centinaia di rifugiati fanno molta meno presa di prima sull’opinione pubblica.

Invece, lo sprezzo per la pandemia e la palese insofferenza per l’uso della mascherina dimostrati in più occasioni da Salvini non pagano sui suoi potenziali elettori, per la maggior parte impressionati dalla ripresa dei contagi. Non è il momento di fare il Rodomonte. E ci sembra strano che la sua famosa “bestia”, le sue antenne puntate sullo stato d’animo dei suoi elettori o potenziali elettori, giri a vuoto da tanti mesi.

Giorgetti si smarca…

“La politica è fatta così, si vince o si perde. Dire che abbiamo vinto in Lombardia non è vero. Se abbiamo perso abbiamo perso. Noi non siamo mica di quelli che quando perdiamo diciamo che abbiamo vinto”, ha appena dichiarato Giancarlo Giorgetti, all’Agi.

“Se passerà il proporzionale è chiaro che la Lega dovrà avviare un movimento verso il centro, oppure correrà il rischio di essere annientata”, aveva spiegato invece al Corriere della Sera, il numero due della Lega. Aggiungendo che “è venuto il momento di aprire un dialogo col Ppe. Non si tratta di entrare nel Partito popolare, sia chiaro, non ci dobbiamo sposare, io non voglio fare matrimoni con nessuno. Ma dobbiamo prendere atto che l’Europa esiste, piaccia o no. E io ritengo che il partito che governa in 15 regioni ed è primo in tutti i sondaggi, una Lega di governo, debba confrontarsi con chi comanda in Europa: ovvero col Ppe. E chi è determinante nel Ppe? La Cdu tedesca. Non vuol dire che bisogna smettere di essere sovranisti, ma di vivere questa accezione nel senso che la sovranità appartiene al popolo”.

Dunque, Giorgetti auspica una “svolta moderata” e un avvicinamento all’Europa. Lo capirà Salvini prima che sia troppo tardi?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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