Cultura

Leonardo per Raffaello: tutti i segreti dello scambio tra Roma e Parigi

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Da sinistra: Ritratto di Baldassar Castiglione (Raffaello) e La scapigliata (Leonardo da Vinci)

Leonardo per Raffaello: lo scambio si farà. L’Uomo Vitruviano, col beneplacito del Tar del Veneto, verrà esposto al Louvre in una mostra evento dal 24 ottobre al 24 febbraio. Il Tribunale amministrativo che pochi giorni fa aveva sospeso il prestito del disegno leonardesco, è tornato così sui suoi passi con la sentenza del 16 ottobre. Oltre ai numerosi richiami giuridici, nel testo si afferma per la prima volta il principio che l’opera d’arte è tale solo ed in quanto viene esposta (l’Uomo Vitruviano è quasi sempre conservato negli archivi delle Gallerie dell’Accademia di Venezia per preservarlo dalla luce).

Senza entrare nel merito di questa affermazione di principio, basti dire che ancora una volta si scontrano due scuole di pensiero. Quella di Italia Nostra, che aveva presentato il ricorso, secondo la quale “l’opera d’arte non è nostra proprietà ma va preservata per le generazioni future”; e quella di Vittorio Sgarbi, del Codacons e del ministero dei Beni culturali, che in sostanza la pensano come il Tar del Veneto.
Chiuso il capitolo delle diatribe, adesso vale la pena concentrarsi sulla sostanza dello scambio italo-francese, ricco di spunti interessanti.

Leonardo per Raffaello: opere a confronto

Assieme all’Uomo Vitruviano, l’Italia presta al museo parigino altri lavori del maestro di Vinci: La scapigliata dalla Pilotta (Parma); La battaglia di Anghiari e una copia della Leda dagli Uffizi di Firenze; uno studio sulla Vergine delle Rocce dai Musei reali di Torino e tre studi di panneggio.

E in cambio? Dalla Francia arriveranno di mano di Raffaello il Ritratto di Baldassar Castiglione; l’autoritratto dell’artista con un amico; tre studi dell’Urbinate assieme a due opere del suo allievo Giovan Francesco Penni. Il tutto per allestire una mostra sui 500 anni dalla morte di Raffaello che si terrà a Roma nel 2020 presso le Scuderie del Quirinale.

Se si vuole un giudizio “qualitativo”, difficilissimo quando si parla di due mostri sacri del Rinascimento, possiamo dire che siamo alla pari. La scapigliata, pur bellissima, è un disegno di formato A4, La battaglia di Anghiari è etichettata dagli Uffizi come “opera di anonimo” e la Leda è definita come di “autore leonardesco (Francesco Melzi?)”. Dunque il pezzo forte è proprio l’Uomo Vitruviano.

Sull’altro fronte, il Ritratto di Baldassar Castiglione, sontuoso olio di Raffaello, può essere definito come il contraltare della Gioconda; ed è certamente il più bel ritratto maschile del Rinascimento. Non altrettanto eccelso, anche se di mano del maestro di Urbino, l’Autoritratto con amico. Possiamo dire, in entrambi i casi, che oltre al “pièce de résistance”, il resto dei prestiti reciproci è forse poca cosa.

I segreti dell’Uomo Vitruviano

A parte l’esilarante cameo del disegno leonardesco nel film di Nichetti “Volere Volare” (1991), ricordiamo per prima cosa che l’Uomo Vitruviano è sempre nelle nostre tasche, essendo raffigurato sul retro di ogni moneta da un euro.
Ma perché Leonardo lo ha disegnato? Stava preparando l’ennesima opera d’arte che poi non ha visto la luce? Niente di tutto ciò. Innanzitutto si chiama “Vitruviano” perché Leonardo lo ha tracciato seguendo i dettami dell’architetto romano Marco Vitruvio Pollione, che nel suo De Architectura immaginava gli edifici come una trasposizione delle corrispondenze esistenti tra le varie parti del corpo umano.

La quadratura del cerchio

Leonardo però ha voluto soprattutto far “quadrare il cerchio”, espressione che anche per noi, come per chi viveva nel Rinascimento, vuol dire qualcosa di impossibile. Non solo il genio di Vinci c’è riuscito, ma al centro vi ha posto anche l’Uomo, visto come misura di tutte le cose tra il cielo (il cerchio) e la terra (il quadrato) e attraverso di lui li unisce.

Dunque Leonardo stava facendo l’ennesimo esperimento, basato anche sulle teorie di Leon Battista Alberti e del filosofo greco Euclide. Ecco perché l’Uomo Vitruviano, che noi vediamo come un’eccelsa opera d’arte, in effetti per lui non era altro che un disegno “tecnico”, che serviva ai suoi studi come l’idea delle ali per volare, della vite senza fine o delle chiuse dei navigli milanesi.

Leonardo per Raffaello: Baldassar Castiglione

E adesso veniamo al pezzo forte del maestro di Urbino. Prima di tutto, chi era Baldassar Castiglione? Un cortigiano. Anzi, il più cortigiano di tutti: nato nel 1478 e morto nel 1529, dunque contemporaneo sia di Leonardo che di Raffaello, è stato un umanista, letterato e diplomatico, famoso per aver scritto proprio “Il cortigiano”, una sorta di galateo su cosa deve dire e come si deve comportare un perfetto uomo di corte del Rinascimento.

E non è un caso se nel 1911, all’epoca del furto della Gioconda, al suo posto il Louvre collocava proprio questo ritratto, a significare l’eccellenza del dipinto. Il soggetto è ritratto su un fondo uniforme, che spinge la figura verso lo spettatore. L’abbigliamento è sontuoso, come competeva al perfetto cortigiano e al diplomatico. Così il dipinto non raffigura solo il personaggio, ma l’idea stessa del perfetto uomo di corte e di potere della sua epoca.

E com’è arrivato al Louvre? l’ennesimo furto di Napoleone? No: il capolavoro di Raffaello viene venduto dal Duca di Mantova nel 1609 e arriva in Olanda sul mercato dell’arte. Comprato da un mercante di Madrid, finisce nell’eccezionale collezione del cardinale Mazzarino, primo ministro di Luigi XIII. E da lui passa in proprietà allo Stato francese.
Quindi tranquilli, nessun torto subìto: quando potremo goderci il Ritratto di Baldassar Castiglione alle Scuderie del Quirinale, non dovrà procurarci nessun travaso di bile, ma solo un immenso piacere nel rivederlo in Italia.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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