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Papa Leone XIV: perché la sua “forza tranquilla” ha conquistato la Francia

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Leone XIV: la “forza tranquilla” di Papa Prevost conquista la Francia e promette rinnovata attenzione per la Chiesa cattolica in Europa, terra che da qualche decennio è tornata a essere di evangelizzazione. I 4 giorni del viaggio apostolico del Pontefice in quel d’Oltralpe (25-28 settembre), scanditi da 3 tappe (Parigi, Lourdes, Metz), hanno mobilitato diverse centinaia di migliaia di persone, forse un milione o anche di più. Impressionante lo spettacolo degli Champs-Elysées, con due ali sterminate di folla a fare da corridoio per la vettura papale, in un tripudio di bianco e giallo vaticani ed emblemi tricolore.

Quella dei numeri delle mobilitazioni pubbliche è una vecchia questione, che nel caso dei Papi vale addirittura meno di quanto già non valga per i politici. Quelli che cercano il suffragio non sanno se a piazze piene corrisponderanno urne simili. Chiesa e Papi cercano gente che li ascolti e cambi modo di vivere: impresa di ben più vasta portata. Tuttavia, sappiamo che oggi già l’udienza e l’ascolto non sono più scontati nei confronti di chi propone non una generica forma di spiritualità, ma un’appartenenza comunitaria e un impegno di vita globale.

Papa Leone trova buona e, come in Francia, grande accoglienza per la sua mitezza e la sua simpatia. La “forza tranquilla” è una citazione storico-politica, della prima campagna vittoriosa di François Mitterrand per la presidenza della Repubblica nel 1981. Ci permettiamo di dire che, del Florentin, il Pontefice ricorda l’arguzia, il savoir-faire e la visibile consapevolezza di questo.

Affinché il mondo abbia vita

Di un viaggio tanto ricco di spunti, noi qui possiamo epilogare soltanto quelli più salienti. E tenendo a mente anzitutto che il motto ufficiale della visita pastorale in Francia, ricorso tante volte tra omelie e discorsi, era “Affinché il mondo abbia la vita”, dal vangelo di Giovanni (6, 51).

Prima di dettagliare alcuni contenuti, rammentiamo anche l’itinerario compiuto dal Pontefice. I primi due giorni sono stati parigini e hanno previsto venerdì, dopo l’accoglienza all’aeroporto di Orly da parte del capo dello Stato Emmanuel Macron, l’udienza all’Eliseo, la visita all’Unesco (Agenzia Onu per l’educazione e la cultura), la celebrazione dei Vespri nella restaurata Cattedrale di Notre-Dame e la Veglia dei giovani allo Stade de France.

Quindi, sabato, le tappe alla Maison Bakhita (centro di accoglienza e assistenza per migranti ed esiliati), all’Institut Catholique per chiudere l’Assemblea sinodale dedicata ai temi del catecumenato e dei neofiti (neo-battezzati e aspiranti ad accostare la vita cristiana) e la celebrazione dell’Eucaristia in Place de la Concorde.

La domenica è trascorsa a Lourdes, con l’udienza alla Conferenza Episcopale, la Santa Messa nella Prairie davanti alla Grotta di Massabielle e l’incontro con i malati, gli operatori sanitari e i volontari.

Infine, lunedì, il Papa si è trasferito a Metz (capoluogo della Mosella, nel Grand Est), per la tappa se si vuole più “politica” del viaggio. Presso il Centro congressi dedicato al venerabile Robert Schuman, politico cristiano pioniere dell’Europa unita, si sono svolti l’incontro interreligioso e il meeting “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”. La missione in Francia del vescovo di Roma si è chiusa con la terza Eucaristia, celebrata nella Cattedrale di Santo Stefano della “Città-giardino” (com’è definita Metz).

La Francia e la sua Chiesa

Raggruppiamo per aree tematiche le riflessioni e le suggestioni di Leone XIV condivise con i fedeli in Francia: la Francia stessa; la Chiesa cattolica in questo Paese; la comunità cristiana al suo interno e alle prese con la rievangelizzazione del Vecchio continente; i grandi temi del nostro tempo (società, costumi, pace, senso e prospettive dell’Europa).

Già “Figlia primogenita della Chiesa”, la Francia si è vista riconoscere da Papa Prevost il genio dei suoi figli nei vasti campi della cultura e, naturalmente, le virtù eroiche di tanti suoi santi. Da sottolineare, anche se insieme da interpretare, il riferimento alla paternità francese dei diritti dell’uomo con la Dichiarazione rivoluzionaria del 1789 e quella delle Nazioni Unite, pure siglata a Parigi nel 1948. Leone ha detto che questo patrimonio è figlio dell’umanesimo cristiano e dell’illuminismo, per poi aggiungere che la divisa della République (“Liberté, Égalité, Fraternité”) compendia esigenze etiche universali che originano anche dal Vangelo.

La voce della Chiesa in Francia ha pieno diritto di partecipare al dibattito pubblico, ha detto il Pontefice, perché essa ha contribuito a edificare la Nazione. Si è trattato di una storia tribolata e oggi pacificata, nonostante odierni tentativi di rimettere in discussione gli equilibri raggiunti. È indispensabile difendere i diritti della Chiesa a evangelizzare, educare ed esercitare pubblicamente il culto. La laicità dev’essere giusta: reciproca autonomia, dialogo rispettoso e unione delle forze al servizio del bene comune.

Nuova evangelizzazione, unità e penitenza 

La Chiesa al suo interno, per così dire, dice molto cose in Francia. Ad esempio, sul tema della rievangelizzazione toccato necessariamente con l’Assemblea sinodale su catecumeni e neofiti, il Papa ha definito i tanti nuovi “cercatori di Dio” ad un tempo come un’opportunità di rinnovamento e un impegno missionario. L’annuncio richiede pazienza, vicinanza, fraternità e anche formazione (umana, culturale e pastorale) per quanti attendono meritoriamente a quest’opera. Il tema centrale della Buona Novella è l’amore di Dio in Cristo per ogni essere umano: il Buon Pastore non conosce soltanto il gregge, ma ogni singola pecora, ciascuna è preziosa ai suoi occhi. Chi vuole dedicarsi all’annuncio deve abbeverarsi al Cuore di Cristo per diventare a propria volta fonte di carità per i fratelli, ha ammonito Leone citando Origene.

Per potere attendere al proprio compito, la Chiesa dev’essere credibile e, da questo punto di vista, decisive sono le frontiere dell’unità al suo interno e della capacità di emendarsi e fare penitenza per le proprie colpe. Sulla prima questione, il Pontefice ha ribadito la genuina nozione di Tradizione e la responsabilità della legittima Comunione gerarchica per la sua conservazione e trasmissione. A proposito delle colpe, non poteva mancare il riferimento agli abusi (sessuali e non) sui minori e le persone altrimenti vulnerabili, commessi da taluni sacerdoti e religiosi. Il Papa ha rinnovato il monito alla massima vigilanza, senza mancare di apprezzare il percorso di conversione e riparazione già intrapreso.

Menzione particolare ci sentiamo di fare per tre osservazioni non scontate ai tempi che corrono. Da una parte, in occasione dei Vespri in Notre-Dame, Leone ha speso una raccomandazione per la dignità e il decoro della Liturgia. Dall’altra, rivolgendosi ai malati nell’Omelia pronunciata a Lourdes, ha riproposto un tema di sapore antico per la Chiesa qual è il carattere oltremondano della felicità, salvezza o beatitudine. Infine, parlando ai Vescovi, ha difeso il ruolo del Sacerdozio cattolico e insistito sulla necessità di farne comprendere senso e ragioni ai fedeli.

I temi morali e l’Europa

Le tematiche morali hanno occupato tanta parte del magistero papale in Francia. Dall’educazione, sfida primaria e anzitutto questione di senso, all’atteggiamento verso gli infermi, i malati e gli anziani tenuto dalla società, che deve abiurare alla cultura dello scarto, sono stati numerosissimi gli spunti. Netta la condanna, a Lourdes ma anche all’Eliseo, dei falsi progressi offerti dalle possibilità tecniche: gestazione per altri, manipolazioni genetiche, finta compassione eutanasica.

Rinnovata preoccupazione, espressa all’Unesco, per le derive dell’Ia: umanizziamo la realtà artificiale attribuendole facoltà simili al pensiero, mentre degradiamo in varie forme quella umana. Senz’appello, come già nell’Enciclica “Magnifica Humanitas”, la condanna del riarmo e del decadimento della cultura della pace e della fraternità. Leone XIV ha accennato anche alla necessità di una deontologia condivisa per il mondo dell’informazione.

L’Europa si è meritata un posto a parte, con la tappa finale del viaggio a Metz. Essa, ha detto il Pontefice, è il frutto di progressive aperture, sintesi e ripensamenti. Il cristianesimo è stato, insieme ad altre culture, un suo potente motore di civilizzazione. La laicità non postula solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma anche l’autentica collaborazione e il reciproco rispetto.

Il saluto con una grande metafora

Potremmo riportare molto altro di quello che Papa Leone XIV ha detto e fatto nel corso del suo viaggio apostolico in Francia. Citiamo solo uno splendido paragone da lui compiuto nell’ultima Omelia, pronunciata nella Cattedrale di Metz (detta proprio “La lanterna del buon Dio”): come la luce non filtrata dalle vetrate sarebbe accecante, così le strutture della Chiesa non avrebbero senso se non servissero all’evangelizzazione, che è come dire a che il mondo abbia la vita.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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