Opinioni

La Liberazione di La7: con “Il federale” in tv, un 25 aprile che fa discutere

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Liberazione: La7 decide di festeggiare il 25 aprile mandando in onda “Il federale” in prima serata. La trama del film di Luciano Salce, con Ugo Tognazzi e Georges Wilson, è semplice: maggio 1944, gli americani sono ormai alle porte di Roma. Il graduato della milizia Primo Arcovazzi (Tognazzi) viene incaricato di prelevare dall’Abruzzo il professor Erminio Bonafé (Wilson), noto antifascista, per riportarlo a Roma. A missione compiuta, Arcovazzi verrà nominato federale.

Ridere e pensare

Il film, uscito nel 1961, è un road movie sui generis. Parte da questo pretesto per farci ridere (“buca, buca con acqua” è forse il refrain più famoso), ma soprattutto per farci pensare. Alla fine, nonostante il cast comprenda anche una giovanissima Stefania Sandrelli, Gianni Agus, Elsa Vazzoler e un fenomenale Gianrico Tedeschi, si gioca tutto nel rapporto tra Tognazzi e Wilson, che rappresentano sia il contrasto tra fascismo e antifascismo sia quello tra due modi di vedere la vita.

Ma quello che probabilmente colpirà di più lo spettatore del 2018 è il paesaggio. L’Italia di solo 74 anni fa rappresentata da Salce era molto simile alla Siria di oggi. Un paesaggio di rovine e degrado che facciamo fatica ad immaginare. E i mezzi di locomozione, dal sidecar di Arcovazzi-Tognazzi all’autobus, ci rimandano al Pakistan o all’India più che alla potenza economica mondiale che (forse) siamo oggi.

Gli stereotipi della Liberazione

Entrambi i protagonisti sono degli stereotipi. Buono, mite, dotato di una profonda cultura umanistica l’antifascista, che si diletta leggendo Leopardi. Becero, protervo e dedito solo all’azione il fascista Tognazzi, che si ciba esclusivamente degli slogan del regime.
E il viaggio, metafora della vita, rivela i personaggi. Bonafé sa di essere dalla parte giusta della Storia e lo dimostrerà alla fine el film. Tognazzi non si è reso ancora conto di essere dalla parte sbagliata, di aver perso con la guerra tutto il suo mondo. Non vede neppure l’immane devastazione che il fascismo aveva provocato entrando in una guerra sbagliata. Non lo vede per la sua ignoranza, per essere stato educato da un regime che conculcava il dissenso e il diritto di critica, perché non vuole ammettere la sconfitta.

Liberazione: scelta coraggiosa

Da un certo punto di vista la scelta di La7 è coraggiosa, perché è insolito voler celebrare la Liberazione, un evento così omologato dalla retorica con un film difficile e controverso.
Se si vuole privilegiare la chiave di lettura comica, la più facile e immediata, il film è godibilissimo. Tognazzi è in gran forma. La parte è la sua. Può esagerare con la sua cadenza cremonese, che contrasta ancora di più con l’italiano perfetto (doppiato) di Bonafé. Quest’ultimo è lirico e troppo buono. Non tutti gli antifascisti erano tolleranti, non violenti e lungimiranti. Come non tutti i fascisti erano beceri e violenti come Tognazzi-Arcovazzi.

Ma forse Salce ci fa amare di più il personaggio di Tognazzi che quello di Wilson, ammantato nell’aurea del primo della classe. E per celebrare la Liberazione è una scelta controcorrente. La7, forse inconsapevolmente, ci strizza l’occhio, dicendo-non dicendo che il 25 aprile non può essere, non deve essere solo un puro esercizio retorico. Deve tornare agli avvenimenti di quegli anni con una visione più ampia. Comprendendo le ragioni dei vincitori, ma tenendo conto anche di quelle dei vinti, che all’epoca erano circa la metà degli italiani.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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